Trust Simulato: cosa ne pensa l'Agenzia delle Entrate?

Contattaci per maggiori informazioni
Trust Simulato: cosa ne pensa l'Agenzia delle Entrate?

Il Trust Simulato per l'Agenzia delle Entrate

L'art.2 della Convenzione dell'Aja richiede che i beni in trust siano posti dal disponente "sotto il controllo di un trustee" nell'interesse dei beneficiari.   

Nella circolare n.61/E del 2010, la quale richiama la n.43/E del 2009, l'Agenzia delle Entrate ha elencato una serie di casi in cui - non essendosi a suo dire verificato un effettivo spossessamento del disponente - il trust deve considerarsi fiscalmente inesistente poiché "fittiziamente interposto" (cioè simulato), con conseguente tassazione in capo al disponente dei redditi prodotti dai beni in trust.   

Fra le ipotesi indicate dall'Agenzia figurano, in particolare, quelle in cui:

Un Esempio di Trust Simulato

Nel 2014 era stato presentato all'Agenzia delle Entrate un primo interpello volto a conoscere il trattamento fiscale dei redditi (costituiti da dividendi e plusvalenze) prodotti dai beni oggetto di un trust familiare avente ad oggetto la partecipazione totalitaria nella Beta S.r.l. (società controllante la Alfa s.p.a.), la nuda proprietà di alcuni immobili e delle somme liquide.

Dopo aver esaminato l’atto istitutivo, l’Agenzia delle entrate aveva però ritenuto, alla luce delle suddette circolari, che detto trust dovesse considerarsi fiscalmente inesistente, in quanto: 

- nello stesso era “ricorrente la previsione di un coinvolgimento del disponente nelle decisioni del trustee sotto forma di onere di acquisirne il parere o, addirittura, il consenso”;

- esso riservava “al disponente la possibilità di attribuire al proprio coniuge (non beneficiario) diritti di credito verso il trustee e di destinare uno o più beni in trust a un beneficiario o una categoria di beneficiari”.  

Il Progetto di Modificare il Contenuto del Trust e la Risposta dell'Agenzia n.381 dell'11/9/2019 al Secondo Interpello

Nel corso del 2019, pertanto, era stato presentato un secondo interpello nel quale si esponeva l'intendimento di apportare al trust varie modifiche volte ad attribuire al trustee un più ampio ed autonomo potere gestorio, in particolare limitando a talune tassative ipotesi di atti dispositivi i casi in cui egli avrebbe dovuto richiedere il previo consenso del disponente: si chiedeva, pertanto, se tali modifiche fossero o meno idonee, ad avviso dell'Agenzia, a far finalmente ritenere il trust esistente e fiscalmente rilevante.

Nella sua risposta n.381 dell'11/9/2019, però, l'Agenzia ritiene che il trust in questione continui ad essere inesistente anche con le modifiche suddette, poiché l'atto istitutivo continua a prevedere:

Considerazioni Finali

La redazione di un atto istitutivo di trust richiede particolare attenzione, onde evitare che l'Agenzia ne disconosca l'esistenza: il cliente deve, pertanto, essere reso edotto del fatto che non è possibile pretendere di istituire un trust continuando poi a comportarsi da proprietario dei beni come accadeva prima della sua istituzione.

Avv.Saverio Bartoli, Firenze

Può interessarti anche:

- la tassazione dello scioglimento anticipato del trust;

- la tassazione del trust in generale.

Contattaci

Informato ai sensi dell’informativa di cui all’art.13 del Regolamento UE n. 2016/679 (GDPR), recante disposizioni a tutela delle persone e degli altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, il/la Richiedente fornisce il consenso al trattamento dei propri dati personali, per gestire la presente richiesta di informazioni.