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Tribunale di Treviso 18 Marzo 2019

L’art. 106, comma primo, D.P.R. 115/2002, nonostante la sua collocazione nel capo relativo alle disposizioni sul processo penale, si deve analogicamente estendere al giudizio civile.

La ratio della citata disposizione, infatti, è quella di scoraggiare la proposizione, a spese dello Stato, di domande (in ambito non solo penale) del tutto inutili, meramente dilatorie o improduttive di effetti a favore della parte ed il cui esito di inammissibilità sia largamente prevedibile, se non addirittura già previsto prima della presentazione del ricorso.

Ne consegue che norma in esame si applichi nel caso in cui sia stato proposto ricorso ex art. 12 bis, l. 898/1970, volto alla determinazione ed attribuzione della quota di indennità di fine rapporto, in assenza del presupposto della titolarità dell’assegno divorzile.

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