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Tribunale di Roma 23 aprile 2019

In tema di efficacia di giudicato del rendiconto in ordine ai relativi rapporti di natura sostanziale viene affermato che: "Peraltro, che l’oggetto del precedente giudizio fosse relativo all’effettiva gestione del Sig. in qualità di liquidatore pare affermato dallo stesso opponente, che ha dichiarato che «l’istruttoria compiuta nel corso del giudizio sulla revoca del liquidatore, dunque, ha comportato la nomina di un Consulente Tecnico che fornisse all’Ufficio una disamina delle entrate e delle uscite societarie, onde verificare la correttezza del rendiconto pur fornito dal sig. in qualità di liquidatore della Società Agricola» (così a pag. 6 della Comparsa conclusionale).

Deve dunque ritenersi definitivamente accertata, con l’efficacia propria del giudicato, l’esistenza di spese non documentate per € 42.061,95 e il corrispondente credito, di natura risarcitoria, vantato dalla società nei confronti del liquidatore inadempiente. Tale credito risulta, infatti, implicito nel risultato del rendimento del conto, che non può avere ad oggetto soltanto obblighi formali, come parrebbe sostenere l’opponente, ma attiene al risultato di una gestione di affari, che si concretizza in un credito di una parte a favore dell’altra, come può desumersi anche dal potere affidato al giudice di disporre  immediatamente il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto, anche in caso di mancata accettazione (art. 264 comma 2 c.p.c.).

Emerge dunque l’identità della questione sottoposta all’accertamento del giudice rispetto a quella già esaminata e risolta con sentenza passata in giudicato e in ordine a tali fatti risulta precluso ogni ulteriore accertamento da parte di questo giudice. Conseguentemente, posto che il presente giudizio è stato attivato dalla società titolare del credito risarcitorio, l’opponente deve essere condannato al pagamento delle somme da lui inserite in modo ingiustificato e non documentato nel rendiconto della gestione liquidatoria, come quantificate nel precedente giudizio nel quale tale condanna non era stata richiesta. Pur non essendo stata proposta nel medesimo giudizio del rendimento del conto, questo rappresenta il naturale antecedente, logico e temporale, di un eventuale azione di responsabilità nei confronti del liquidatore, che trae fondamento dagli stessi fatti e deve ritenersi a questa strettamente connessa.

Né, peraltro, potrebbe ritenersi l’azione della società (quale, come detto, unica titolare del credito al risarcimento del danno da mala gestio del liquidatore) inammissibile per essere stata rigettata l’azione proposta nell’ambito del giudizio che ha condotto alla emissione della sentenza n. 16926/2015. Infatti, nel precedente giudizio, il Tribunale ha respinto l’azione esperita a titolo personale dal socio per difetto di legittimazione di questi, ma ciò non preclude alla società - che nel precedente giudizio era rimasta contumace e che, dunque, non aveva formulato alcuna domanda - di proporre oggi la medesima azione. Per quanto attiene all’ulteriore credito allegato dalla società nel ricorso monitorio e costituito dall’importo di €. 900,00 pari all’importo del bonifico disposto come acconto soci su un conto corrente intestato al Sig. e alla Sig.ra Lucia all’epoca socia della Società Agricola Fratelli s.s., anche esso risulta fondato. Infatti, anche tale pagamento risulta, dal tenore della consulenza tecnica già espletata, privo di adeguata giustificazione, per quanto non ricompreso nel totale delle spese non documentate: si estendono, dunque, a tale posta le considerazioni sopra formulate in merito all’estensione dell’efficacia di giudicato dell’accertamento operato con sentenza n. 16926/2015".

 

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