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Tribunale di Reggio Emilia 27 gennaio 2014

L’art. 2645-ter cc non ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo tipo di negozio avente causa destinatoria (cioè l’atto di destinazione), ma ha soltanto inteso prevedere la trascrivibilità di «un particolare tipo di effetto negoziale, quello di destinazione», eventuale nonché «accessorio rispetto agli altri effetti di un negozio tipico o atipico cui può accompagnarsi».

L’art.2645-ter cc non legittima la mera apposizione, da parte del disponente, di un vincolo di destinazione su beni che restano di sua proprietà, occorrendo dunque che tali beni vengano da egli trasferiti ad un terzo gestore.

Non può essere omologato il concordato preventivo presentato da un società che ha presentato una domanda corredata da un piano prevedente l’apporto di beni immobili mediante trust da parte di un soggetto terzo (e precisamente un’altra società avente i medesimi soci), in quanto:

a) l’apporto del terzo è stato effettuato mediante un atto di destinazione autodichiarato (figura negoziale che – v.sopra - la pronunzia considera inammissibile); b) la trascrizione del negozio deve considerarsi nulla, essendo stata effettuata non già esclusivamente contro il terzo-disponente, bensì contro costui ed a favore della società proponente il concordato; c) prevedendo il negozio che il vincolo cesserà una volta venduti i beni destinati, ne consegue che il prezzo riscosso non si sostituirà ad essi quale oggetto del negozio destinatorio, situazione questa che risulta aggravata dall’omessa previsione di un obbligo del disponente-gestore di versare tali somme alla procedura; d) il negozio, prevedendo che i beni destinati potranno essere venduti, alternativamente, dal liquidatore giudiziale ovvero, previa autorizzazione giudiziale ex art. 167 LF, dal gestore, fa riferimento a modalità di vendita in concreto non praticabili (da un lato, infatti, il liquidatore giudiziale non può vendere – in assenza di una procura del gestore – beni di cui egli non è proprietario; dall’altro lato, l’art. 167 LF risulta inapplicabile ai beni di un soggetto diverso dal debitore in concordato).

Il divieto di azioni esecutive e cautelari previsto dall’art.168 primo comma LF, facendo la norma fa riferimento solo ai beni del debitore, non può applicarsi ai creditori del terzo che eventualmente supporti il piano concordatario.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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