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Tribunale di Reggio Emilia 27 agosto 2011

Il trust prevedente il trasferimento dei beni ad un trustee è un negozio unilaterale recettizio, poiché la dichiarazione istitutiva del disponente ha come destinatario il trustee.

Il trust autodichiarato è ammissibile.

Il trust autodichiarato è un negozio unilaterale non recettizio, posto che il disponente coincide con la figura del trustee: non è pertanto possibile dichiararne la simulazione, ostandovi l’art. 1414, ultimo comma, c.c.

L’atto di destinazione non può avere ad oggetto beni e diritti diversi da quelli espressamente previsti dall’art.2645-ter cc.

Non è ammissibile la nomina giudiziale di un trustee, neppure se essa è prevista dall’atto istitutivo del trust, poiché essa non è prevista da alcuna norma interna.

Nel caso di azione revocatoria di un trust il quale abbia natura di atto a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del beneficiario, poiché è quest’ultimo ad avvantaggiarsi del negozio destinatorio mentre il gestore ha la mera funzione di strumento attuativo della volontà del disponente.

Nel caso di azione revocatoria di un trust i beneficiari sono sempre litisconsorti necessari.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF può avere quale finalità non solo il risanamento dell’impresa, ma anche la mera liquidazione dei cespiti aziendali e può vedere la partecipazione anche di un soggetto diverso dall’imprenditore in crisi, il quale mette propri beni a disposizione dei creditori di costui.

Il trust può essere utilizzato per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF, pur se il ricorso a detto negozio consente al debitore-disponente di proteggere i propri beni da iniziative esecutive e cautelari per un periodo eccedente quello fissato dall’art. 182-bis terzo comma LF.

Il trust può essere utilizzato per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF anche da parte di un soggetto diverso dall’imprenditore in crisi (nel caso di specie, si trattava di un trust istituito da un accomandatario ed attuativo di un accordo di ristrutturazione concernente una s.a.s. in liquidazione).

Il divieto, per i creditori per titolo e causa anteriore alla pubblicazione dell’accordo di ristrutturazione, di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, sancito dall’art. 182-bis terzo comma LF, non si estende anche ai beni del soggetto diverso dall’imprenditore in crisi che abbia partecipato all’accordo.

La sostituzione del trustee, determinando un fenomeno di successione a titolo particolare (e non a titolo universale) ai sensi dell’art. 111 c.p.c., è evento inidoneo a determinare l’interruzione di un processo.

L’opposizione del soggetto al tempo stesso disponente e trustee di un trust autodichiarato nei confronti di un pignoramento promosso da un creditore di tale soggetto ha natura di opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 2, c.p.c. e non di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c.

E’ nulla (e tale nullità è dichiarabile d’ufficio) la clausola (cosiddetta “di decadenza”) di un trust stipulato da un soggetto diverso da una società in crisi per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti di essa ex art.182-bis LF, la quale preveda che la posizione beneficiaria dei creditori sociali verrà meno in caso di esercizio, da parte di costoro, di azioni giudiziarie o extragiudiziarie volte a soddisfare il loro credito nei confronti della società, del liquidatore di essa, dei suoi ex amministratori o dei soci: tale clausola, infatti, può ritenersi valida solo se destinata ad operare a fronte della proposizione, da parte del beneficiario, di un’azione giudiziaria «irragionevole e non giustificata» e non anche laddove essa miri esclusivamente (come nel caso di specie) ad impedirgli di adire il giudice.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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