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Tribunale di Novara 27 ottobre 2015

L’art. 2645-ter cc non ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo tipo di negozio avente causa destinatoria (cioè l’atto di destinazione), ma ha soltanto inteso prevedere la trascrivibilità di «un particolare tipo di effettonegoziale, quello di destinazione».

I beni oggetto di un atto di destinazione ex art.2645-ter cc non cadono nell’eventuale comunione legale del gestore né nella sua successione mortis causa.

I beneficiari di un atto di destinazione sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso, considerata la natura reale di detto vincolo di destinazione ed il loro conseguente interesse a partecipare al giudizio, così come accade in tema di revocatoria del fondo patrimoniale poiché la Suprema Corte – cfr Cass.15917/2006 e Cass.21494/2011 – ritiene che la legittimazione passiva nel relativo giudizio spetti ad entrambi i coniugi, anche se l'atto sia stato stipulato da uno solo di essi, essendo il partner comunque beneficiario dell'atto.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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