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Tribunale di Firenze 2 luglio 2005

Con la ratifica della Convenzione de L’Aja il legislatore ha inteso introdurre nell’ordinamento italiano il trust: pertanto, non è possibile escludere l’ammissibilità in astratto del trust interno, dovendosi al contrario procedere ad un accertamento caso per caso sia dell’eventuale violazione di norme imperative di legge non derogabili dall’autonomia privata, sia della meritevolezza dell’interesse perseguito.

Il trasferimento dei beni al trustee non determina il sorgere di una “doppia proprietà” in capo a questi ed ai beneficiarî. Infatti, mentre il primo ha un diritto pieno ed esclusivo, i secondi vantano i proprî diritti non nei confronti del patrimonio in trust, bensì nei confronti del trustee stesso, circostanza per la quale, quindi, non è possibile ritenere sussistente una violazione dell’art. 832 cc.

Né il trust viola l’art. 2740 cc: la legge di ratifica della Convenzione, infatti, costituisce da questo punto di vista un’eccezione di fonte legislativa al principio ivi contenuto; principio, peraltro, che in considerazione delle numerose altre norme dell’ordinamento che consentono la costituzione di patrimoni separati, non può essere considerato di portata generale ed inderogabile.

Il trasferimento di beni in comunione pro indiviso (come nel caso della successione ereditaria intestata) è un atto collettivo di tutti i comproprietari; ne consegue che il comproprietario, non ancora divenuto unico titolare della quota materiale di beni a lui spettante, in quanto non è ancora passata in giudicato la sentenza che ha disposto lo scioglimento della comunione, non può legittimamente disporre di tale quota senza l’altrui consenso: il trust istituito in queste circostanze deve pertanto essere dichiarato nullo.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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