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Le clausole di surrogabilità dei beni

Le clausole di surrogabilità dei beni

di Saverio Bartoli – Daniele Muritano (estratto da: a cura di M. Bianca e Alessandro de Donato, AA. VV., Dal trust all'atto di destinazione patrimoniale. Il lungo cammino di un'idea, Milano 2013) 

L’art. 2645-ter c.c. menziona, quale oggetto iniziale del negozio, i beni immobili ed i beni mobili registrati, mentre successivamente la norma precisa che sono oggetto del fondo destinato (in quanto ‘‘possono essere impiegati solo per la realizzazione del fine di destinazione e possono costituire oggetto di esecuzione... solo per debiti contratti per tale scopo’’) non solo i beni oggetto dell’apporto iniziale (‘‘i beni conferiti’’), ma anche i ‘‘frutti’’ che successivamente siano stati prodotti da detti beni (i quali — evidentemente — avranno per lo più natura di beni mobili non registrati[1]).

Occorre subito evidenziare che una siffatta tecnica normativa presenta punti di evidente somiglianza con quella utilizzata in tema di fondo patrimoniale: cfr. infatti, quanto all’oggetto iniziale, l’art. 167 c.c., che parla di ‘‘immobili, mobili registrati e titoli di credito’’[2], nonche´ , quanto all’oggetto ‘‘sopravvenuto’’, gli artt. 168 secondo comma c.c., che impone di impiegare i frutti dei beni costituiti in fondo per i bisogni della famiglia, e 170 c.c. che prevede l’esecutabilita` — per debiti familiari e per debiti extrafamiliari nei confronti di soggetti di buona fede — non solo dei ‘‘beni’’ inclusi nel fondo, ma anche dei loro ‘‘frutti’’... (la versione completa di questo capitolo è reperibile su a cura di M. Bianca e Alessandro de Donato, AA. VV., Dal trust all'atto di destinazione patrimoniale. Il lungo cammino di un'idea, Milano 2013).)

[1] Com’è stato opportunamente precisato [cfr. Salamone, Destinazione e pubblicità immobiliare. Prime note sul nuovo art.2645-ter cc, in AA.VV., La trascrizione dell’atto negoziale di destinazione. L’art.2645-ter del codice civile, a cura di M.Bianca, Milano 2007, 152 e 155; in senso analogo, con riguardo al fondo patrimoniale, cfr. C.M.Bianca, Diritto civile. Vol.2: La famiglia. Le successioni (II° ediz.), Milano2001, 134], pero` , l’inclusione dei frutti (siano essi civili o naturali) nel fondo destinato non si verifica automaticamente, cioe` per il solo fatto che trattasi di beni prodotti da un bene vincolato; ne´ argomento in contrario puo` desumersi dall’art. 821 c.c., il quale, del resto, si limita ad affermare che, nel momento stesso della loro venuta ad esistenza, i frutti appartengono al proprietario del bene capitale che li ha prodotti. Occorrera` , pertanto, che la volonta` di rendere i suddetti frutti oggetto della destinazione risulti da un atto opponibile ai terzi, atto che, nella normale ipotesi in cui tali frutti abbiano natura di beni mobili, sara` rappresentato da una scrittura munita di data certa, come si desume sia dall’art. 2915 primo comma c.c. (cui del resto l’art.2645-ter cc rinvia), sia piu` in generale dall’art.1707 c.c. Nel caso in cui i frutti siano costituiti da somme di denaro (si pensi ai canoni rivenienti dalla locazione dell’immobile destinato), la pubblicità del vincolo di destinazione ad essi relativi a richiederà, altresì, che ne sia evitata la materiale confusione con il patrimonio personale del gestore: ciò avverrà mediante l’istituzione di un apposito conto corrente intestato al soggetto gestore non in proprio, ma nella sua qualità di gestore dei beni destinati con l’atto di destinazione di cui si farà menzione nell’intestazione stessa (esempio di possibile intestazione del conto corrente: “Mario Rossi, nella sua qualità di gestore dei beni destinati con l’atto di destinazione denominato “Famiglia Rossi”). Appare preferibile evitare, invece, di intestare il conto corrente a nome de “L’atto di destinazione denominato “Famiglia Rossi””, poiché il negozio ex art.2645-ter cc non dà vita – cfr Bartoli, Trust e atto di destinazione nel diritto di famiglia e delle persone, Milano 2011, 47 - ad un soggetto di diritto distinto dalla persona del gestore (per analoghe considerazioni in tema di trust cfr nota 30). Analoga cautela, peraltro, si ritiene debba essere adottata anche nel caso dei frutti oggetto di fondo patrimoniale (cfr. Auletta, Riflessioni sul fondo patrimoniale, in Fam. pers. succ., 2012, 326).

[2] L’originario dettato della norma, risalente al codice civile del 1942, menzionava solo gli immobili ed i titoli di credito e la Relazione al Re — cfr. Auletta, Il fondo patrimoniale, in Il Codice Civile –  Commentario diretto da P.Schlesinger, Milano 1992, nota 4 a p. 106 — giustifica tale restrizione di oggetto ‘‘perche´ solo per essi e` possibile organizzare un sistema di pubblicita` , necessario nell’interesse di terzi’’. L’aggiunta dei beni mobili registrati e` dovuta alla legge n. 151 del 1975 di riforma del diritto di famiglia.

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