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Giurisprudenza sul trust

In questa sezione è raccolta la giurisprudenza di merito e di legittimità più rilevante in materia di trust.

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Tribunale di Monza - Giudice Tutelare 15 febbraio 2019 - inedita

Può essere autorizzata, in quanto evidentemente utile per il minore sottoposto a responsabilità genitoriale, l'accettazione da parte del medesimo della posizione beneficiaria conferitagli dal padre in un trust familiare, avendo tale atto natura, visto il contenuto di tale posizione beneficiaria, di accettazione di una donazione indiretta (nel caso di specie, l'atto istitutivo del trust, avente ad oggetto il saldo attivo di un conto corrente e la quota di partecipazione totalitaria in una s.r.l., attribuisce al minore, unitamente ai suoi due fratelli maggiorenni,  sia il ruolo di beneficiario di reddito per il caso di decesso della madre prima della cessazione del trust, sia il ruolo di beneficiario finale se egli sia vivente al momento di detta cessazione).
In tale caso, però, stante il conflitto d'interessi in cui versa sia il padre del minore, il quale assume il ruolo di donante indiretto, sia la madre del medesimo, la quale ha in astratto interesse all'accettazione del figlio, che in tal modo ex art.437 cc diviene tenuto a prestare gli alimenti al padre donante con precedenza su di essa (conforme, con riferimento ad una donazione diretta,  Cass. n.439 del 14 gennaio 1981, in Foro It. 1981, I, 678; nello stesso senso, nella giurisprudenza di merito, Trib.Roma 15/171987 in Riv.Not. 1987, 152; App.Palermo 7/12/1989 in Vita Not 1990, 652), ai sensi dell'art.320 ultimo comma cc è necessaria la nomina al minore di un curatore speciale (nel caso di specie, il giudice ha fissato un'udienza di comparizione dei genitori ricorrenti e, come da essi richiesto, in tale sede ha provveduto a nominare detto curatore e contestualmente ad autorizzarlo a compiere l'atto in questione).

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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Tribunale di Terni 3 settembre 2018

In caso di azione revocatoria avente ad oggetto un trust discrezionale, si deve escludere che i beneficiari siano litisconsorti necessari, perché costoro non hanno acquisito diritti attuali sui beni in trust.

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Tribunale di Milano 31 luglio 2018

Se l'atto istitutivo di un trust prevede che la nomina del guardiano debba essere effettuata all'unanimità dei beneficiari, deve dichiararsi inammissibile il ricorso al Presidente del Tribunale presentato da alcuni dei beneficiari per ottenere tale nomina in sede di volontaria giurisdizione: detta mancanza di unanimità rende infatti la questione oggetto di giurisdizione contenziosa, in quanto nel caso di specie la nomina altererebbe gli equilibri del trust, incidendo sulle posizioni di diritto soggettivo dei beneficiari.

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Cassazione n. 16897/2018 - 27 giugno 2018

L'azione revocatoria ordinaria ex art.2901 cc va esperita nei confronti dell’atto dispositivo di Trust e non di quello istitutivo.

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Tribunale di Roma 20 giugno 2018

Nel caso di trust familiare immobiliare, non costituisce indizio di simulazione il fatto che il disponente si sia riservato, in sede di costituzione del medesimo, il diritto di abitazione.

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Tribunale di Bolzano 15 giugno 2018

Nell'azione di nullità e nell'azione revocatoria di un trust il beneficiario è litisconsorte necessario se il beneficiario vanta un diritto sottoposto a termine a ricevere, alla fine del trust, i beni che ne sono oggetto.

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Cassazione n.13388/2018 - 29 maggio 2018

Nell'azione revocatoria di un trust dev'essere impugnato l’atto dispositivo.

Nell'azione revocatoria di un trust la natura gratuita o onerosa di tale negozio va valutata avuto riguardo al rapporto fra disponente e beneficiario, cioè alla ragione giustificativa dell'attribuzione della posizione beneficiaria.

Nell'azione revocatoria di un trust il beneficiario è litisconsorte necessario solo se trattasi di trust avente natura onerosa (nel caso di specie, trattandosi di trust familiare, tale natura è stata esclusa).

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Privy Council: Court Of Appeal - Investec Trust (Guernsey) Ltd Bayeux Trustees Ltd v Glenalla Properties Ltd, Thorson Investments Ltd, Eliza Ltd, Oscatello Investment Ltd, Rawlinson & Hunter Trustees SA [2018] UKPC 7 - 23 aprile 2018

Il trust produce un effetto di separazione patrimoniale unilaterale o bilaterale a seconda di cosa preveda, al riguardo, la legge regolatrice scelta dal disponente.

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Cassazione n.9637/2018 - 19 aprile 2018

Poiché il trust, per effetto della L. 16 ottobre 1989, n. 364 (recante ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1 luglio 1985), deve considerarsi un negozio tipico, in relazione ad esso non è necessario alcun vaglio astratto di meritevolezza degli interessi ex art.1322 secondo comma cc, perché tale valutazione è già stata compiuta, a monte ed una volta per tutte, dal legislatore. 

Il diritto dei beneficiari di un trust ha natura obbligatoria e non reale.

Nell'azione revocatoria di un trust, la mala fede del disponente è provata dal fatto che egli si è riservato il potere di sostituire il trustee e di modificare i beneficiari.

Nell'azione revocatoria di un trust i beneficiari non sono litisconsorti necessari se sono titolari non già “di un diritto soggettivo attuale alla corretta amministrazione” del trust, bensì di mere “facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazione discrezionale del trustee” e dunque di un “interesse di mero fatto” che non giustifica il loro coinvolgimento nel giudizio.

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Tribunale di Savona 27 febbraio 2018

Sancisce la nullità dell’atto di trust in caso di coincidenza tra disponente, trustee e beneficiari (la motivazione è conforme a Cass.12718/2017). Si badi che, nel caso di specie, la rilevazione d’ufficio della nullità consente di proseguire l’esecuzione forzata sul bene in trust.

Il trust è affetto da nullità allorché vi sia coincidenza tra soggetti disponenti, trustees e beneficiari, verificandosi in tal caso un “abuso dello strumento contrattuale” ed una violazione dell’art.2 della Convenzione. 

La nullità di un trust può essere rilevata d'ufficio anche in sede di giudizio di opposizione all'esecuzione.

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Tribunale di Savona 14 febbraio 2018

In attuazione di un accordo di divorzio, viene istituito un trust da uno dei coniugi sulla casa familiare e si prevede che, alla fine del trust, il trustee la trasferirà ai figli della coppia “a titolo di contributo al mantenimento” di costoro.

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Cassazione n.2820/2018 - 6 febbraio 2018

Il trust familiare è atto gratuito.

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Tribunale di Torino 31 gennaio 2018

Un soggetto debitore di una banca aveva costituito un trust immobiliare e la trascrizione del medesimo era stata effettuata con una prima nota contro il disponente ed a favore del trustee e con una seconda nota contro il trustee e – curiosamente – a favore del disponente. 
La suddetta banca , fuorviata dal contenuto della seconda nota di trascrizione (la quale faceva apparire il debitore quale attuale proprietario dei beni) iscrive ipoteca giudiziale sull'immobile.
Il trustee del trust agisce per il risarcimento dei danni contro il notaio, ma la domanda viene respinta perché la seconda nota di trascrizione pubblicizza un trasferimento (quello dal trustee al disponente) in realtà inesistente: ove mai la banca procedesse ad esecuzione forzata, pertanto, il trustee potrà tutelare la sua situazione proprietaria proponendo opposizione di terzo.

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Tribunale di Ancona 29 gennaio 2018

Questa pronuncia costituisce il secondo caso (dopo quello – peraltro dubbio – oggetto di Trib.Firenze 17.11.2009 in Trusts e att fid 2010, 174) di direttive giudiziali al trustee (nel caso di specie si trattava di una autorizzazione a resistere in giudizio prelevando le somme necessarie dal fondo in trust).

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Tribunale di Roma 22 gennaio 2018

L'art.2645-ter cc è applicabile anche al trust e, considerato che tale norma non legittima la mera apposizione, da parte del disponente, di un vincolo di destinazione su beni che restano di sua proprietà, occorrendo dunque che tali beni vengano da egli trasferiti ad un terzo gestore, il trust autodichiarato deve ritenersi affetto da nullità.

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Tribunale di Milano – Giudice del Registro n°132 del 2017 inedito

Nel caso di cessazione del trustee di un trust interno dall'ufficio (nel caso di specie: per revoca) il trasferimento dei beni in trust (nel caso di specie: quote di s.r.l.) da costui al trustee nominato in sua vece avviene ipso jure, cioè senza necessità di un atto di trasferimento stipulato dal trustee uscente e dal trustee subentrante, perché ciò è previsto dalla legge regolatrice del trust.

Costituiscono, pertanto, titoli sufficienti per procedere all'iscrizione nel registro imprese del trasferimento suddetto l'atto di revoca del trustee e l'atto di nomina del nuovo trustee che siano stati redatti in forma idonea a tale pubblicità.

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Tribunale di Roma 18 dicembre 2017

Per lo scioglimento consensuale del trust occorre il consenso del disponente (che nel caso di specie era anche trustee) e dei beneficiari.

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Corte d'Appello di Torino 13 dicembre 2017

Nel caso di azione revocatoria nei confronti di un trust immobiliare promossa da un creditore del disponente non può considerarsi soggetto subacquirente in buona fede la società che abbia acquistato l'immobile dal trustee ed i cui soci siano congiunti del disponente stesso: essa pertanto soccombe ai sensi dell'ultimo comma dell'art.2901 cc in caso di sentenza revocatoria favorevole al creditore.

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Tribunale di Aosta 21 novembre 2017

Sono legittimati a proporre opposizione agli atti esecutivi nei confronti di un provvedimento distributivo del G.E. non solo il trustee di un trust, ma anche il disponente, i beneficiari ed il guardiano dello stesso. 
I creditori personali del trustee non possono aggredire i beni in trust.

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Tribunale di Ascoli Piceno 8 novembre 2017

Nell'azione revocatoria ex art.2901 cc di un trust autodichiarato devono essere impugnati sia l’atto istitutivo che l’atto dispositivo.

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Corte d'Appello di Milano 7 novembre 2017

Il trust autodichiarato deve ritenersi ammissibile e non vietato, fermo che il contenuto di esso dev'essere analizzato per verificarne la liceità in concreto.

 

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Tribunale di Genova 7 novembre 2017

Nell'azione revocatoria di un trust dev'essere impugnato l'atto dispositivo.   
Nell'azione revocatoria di un trust, pur se devesi escludere che i beneficiari siano litisconsorti necessari, non essendo costoro parte del negozio  (e dunque per la stessa ragione per cui si esclude il litisconsorzio necessario relativamente al beneficiario di un contratto a favore di terzo), appare opportuno che essi siano coinvolti nel giudizio con con chiamata jussu judicis ex art.107 cpc. 

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Tribunale di Vicenza 27 ottobre 2017

Nell'azione revocatoria di un trust, i beneficiari non sono litisconsorti necessari qualora l’assegnazione del fondo in loro favore sia “meramente eventuale ed incerta”.

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Tribunale di Milano 19 ottobre 2017

Nell'azione revocatoria di un trust, i beneficiari non sono litisconsorti necessari  (vedi amplius la motivazione della sentenza).

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Tribunale di Roma – Giudice Tutelare 10 ottobre 2017

Il Giudice Tutelare autorizza l’istituzione di un trust con la finalità della legge del "Dopo di Noi", da parte di un beneficiario di amministrazione di sostegno legalmente rappresentato dalla madre, avente durata pari alla vita di costui e quali beneficiari finali suo fratello ed i discendenti del fratello nati entro la fine del trust. 

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Corte d'Appello di Milano 25 settembre 2017

Nell'azione revocatoria di un trust, i beneficiari non sono litisconsorti necessari se sono “privi di alcun attuale diritto soggettivo”

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Tribunale di Ravenna 8 agosto 2017

E' nulla la notifica (nel caso di specie: di un atto di precetto) effettuata alla persona fisica trustee in proprio, cioè senza indicazione di tale sua qualità.

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Cassazione n.19376/2017 - 3 agosto 2017

Nell'azione revocatoria di un trust il beneficiario non è litisconsorte necessario se è privo di diritti attuali sui beni. 
Il trust familiare, non costituendo per il disponente un atto volto all'adempimento di un dovere giuridico verso i familiari, non è atto solutorio ma atto gratuito.

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Tribunale di Ascoli Piceno 1 agosto 2017

Nell'azione revocatoria di un trust, i beneficiari sono litisconsorti necessari perché “ricevono i benefici del trust e subiscono correlativamente gli effetti negativi dell’azione revocatoria".

 

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Tribunale di Cuneo 26 luglio 2017

Il termine quinquennale di prescrizione dell’azione revocatoria di un trust decorre non dalla stipula del medesimo, ma dalla sua trascrizione nei pubblici registri. 

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Tribunale di Roma - Giudice del Registro delle Imprese 20 luglio 2017

Deve ritenersi nulla la trasformazione eterogenea di società di capitali in trust e non le si applica la sanatoria della nullità ex art.2500-bis secondo comma cc.

Disposta la cancellazione d’ufficio della precedente iscrizione nel registro delle imprese.

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Tribunale di Firenze 18 luglio 2017

Nell'azione di nullità di un trust, i beneficiari non sono litisconsorti necessari perché: 
a) essi non hanno partecipato all’atto (la sentenza trae spunto dalla tesi della Cassazione – cfr Cass.S.U.9660/2009; Cass.11033/2018 – che, nell’azione di nullità o inefficacia della vendita immobiliare stipulata, in qualità di acquirente, da uno solo dei coniugi in comunione legale, esclude il litisconsorzio necessario rispetto al partner coacquirente ex lege perché tale coacquisto avviene - appunto - ex lege e non in via negoziale); 
b) a prescindere da quanto detto sub a), perché la ratio dell'istituto del litisconsorzio necessario è quella assicurare all’attore la possibilità di portare ad esecuzione la sentenza favorevole e nel caso di specie ciò è possibile in quanto, ove la revocatoria venga accolta, il creditore potrà avviare l'esecuzione forzata sul bene contro il trustee, proprietario del medesimo, senza dover coinvolgere i beneficiari del trust.

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Tribunale di Bologna 27 giugno 2017

E' ammissibile la nomina giudiziale del guardiano di un trust.

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Tribunale di Milano 16 giugno 2017

Il trust si può sciogliere consensualmente, ma per farlo occorre il consenso dei beneficiari e del trustee.

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Corte d'Appello di Trieste 14 giugno 2017

L'art. 778 cc, recante il divieto del mandato a donare, è inapplicabile ad un trust (nel caso di specie trattavasi di trust estero e non interno) avente un termine di durata assai lungo ed in cui il disponente ha attribuito al trustee il poterediscrezionale di individuare i beneficiari finali, durante la vigenza del trust, all’interno di una cerchia di soggetti indicati dal disponente stesso, in quanto trattasi di negozio diverso dal mandato a donare (e, più in generale, dal mandato), sì che la disciplina di detti negozi non può essere un tertium comparationis per giudicare la validità del trust.

Devesi escludere tanto la nullità quanto la non riconoscibilità in Italia - ex art.15, comma 1°, della Convenzione de L'Aja 1/7/1985 - per violazione delle norme inderogabili che riguardano i testamenti, la devoluzione dei beni successori ed in particolare la legittima, del suddetto trust discrezionale, in quanto essonon rende affatto impraticabile l'esercizio dell'azione di riduzione: il conferimento di cespiti in un trust, infatti, laddove abbia natura liberale è a tutti gli effetti un atto di disposizione patrimoniale astrattamente assoggettabile ad azione di riduzione e detta azione ben può essere indirizzata, da parte del legittimario che assuma il carattere lesivo di detto conferimento, nei confronti del trustee (che è dunque il soggetto legittimato passivo rispetto ad essa).

Conferma Trib.Udine 17/8/2015

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Tribunale di Genova 5 giugno 2017

La revoca del trustee è efficace anche in mancanza di una giusta causa.

Il trustee che venga revocato senza giusta causa ha “eventualmente” il diritto al risarcimento dei danni. 

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Cassazione n.13175/2017 - 25 maggio 2017

L'azione revocatoria di un trust deve avere ad oggetto l’atto dispositivo e ciò può considerarsi accaduto se l’atto di trust è impugnato nella sua interezza. 

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Cassazione n.12718/2017 - 19 maggio 2017

Il trust non è un soggetto di diritto.

E’ nullo (e tale nullità può essere dichiarata d’ufficio) il trust autodichiarato in cui disponenti e beneficiari sono i medesimi soggetti.

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Tribunale di Cassino 2 maggio 2017

Il trust familiare non è soggetto ad azione revocatoria perché, costituendo atto di adempimento dell’obbligo morale e legale di mantenimento gravante sul disponente, esso rientra nell’esenzione di cui all'art.2901 terzo comma cc e perché, a prescindere da tale considerazione l’entità del debito del disponente verso l'attore – pari a circa euro 26.000,00 – è tale da far ritenere improbabile l’effettuazione, da parte del medesimo, di un’operazione così costosa al fine di sottrarsi al pagamento  (N.B.: tale conclusione appare sorprendente ove si consideri che il trust era stato istituito, su tutti gli immobili del debitore, durante un giudizio di opposizione a D.I. in cui egli aveva finito per soccombere). 

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Tribunale di Lucca 19 aprile 2017

L’azione di riduzione per lesione di legittima di un trust estero può essere esperita nei confronti del trustee.

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Tribunale di Pavia 5 aprile 2017

Nell'azione revocatoria di un trust i beneficiari che hanno partecipato alla stipula dell'atto sono litisconsorti necessari.

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Corte d'Appello di Torino 29 marzo 2017

E' valida la notifica al trustee di un trust autodichiarato (nel caso di specie si trattava di un atto di citazione per revocatoria) che sia stata effettuata alla persona fisica disponente in proprio, cioè senza indicazione della sua qualità, altresì, di trustee.

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Tribunale di Savona 14 marzo 2017

I beneficiari di reddito di un trust del quale non sono stati ancora designati i beneficiari finali poiché il disponente si è riservato il relativo potere non sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa contro il medesimo.

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Tribunale di Ragusa 3 marzo 2017

Poiché il trust autodichiarato è un negozio unilaterale non recettizio, non è possibile dichiararne la simulazione, ostandovi l’art. 1414, ultimo comma, cc, il quale richiede l’esistenza di un accordo simulatorio fra il dichiarante ed il destinatario della dichiarazione.

Il trust liquidatorio istituito da una società di capitali in bonis è valido, non essendovi ostacoli normativi all’effettuazione della liquidazione con modalità alternative rispetto a quelle previste negli artt.2487 e segg. cc .

Nell’azione revocatoria promossa nei confronti di un trust liquidatorio sono litisconsorti necessari i creditori-beneficiari e, se il loro numero è elevato, dev’essere autorizzata la notifica a costoro perpubblici proclami ex art.150 cpc dell’atto esecutivo dell’ordine d’integrazione del contraddittorio nei loro confronti.

Il trust liquidatorio è un atto gratuito; nell’azione revocatoria ex art.2901 cc promossa da un creditore del disponente, pertanto, sarà sufficiente dar prova della sussistenza del presupposto soggettivo dell’azione solo con riguardo al disponente.

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Corte d'Appello di Brescia 28 febbraio 2017

Nell’azione revocatoria di un trust oggetto dell’impugnazione può essere l’atto istitutivo se esso e l’atto dispositivo sono contenuti nel medesimo documento.

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Tribunale di Firenze 23 febbraio 2017

Non costituiscono indizi della simulazione di un trust familiare: a) il fatto che non vi sia il libro degli eventi; b) il fatto che il trustee non abbia mai effettuato un rendiconto; c) il fatto che il guardiano abiti assieme ai disponenti; d) il fatto che uno dei disponenti si sia riservato il diritto di abitazione su uno degli immobili in trust.

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Regno Unito: Supreme Court - Akers and others (Respondents) v Samba Financial Group (Appellant) [2017] UKSC 6 - 1 febbraio 2017

La Convenzione de L'Aja sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento del il 1° luglio 1985 si applica anche alle ipotesi di trust autodichiarato.

Al paragrafo 101 del citato provvedimento, infatti, si legge che: "There was considerable discussion in the travaux of the Hague Conference about whether the Convention was to apply to declarations of trust (because article 2 refers to assets being “placed” under the control of the trustee). But there can be no doubt that it applies to declarations of trust, not only because the travaux make it clear that it was so intended, but more importantly, that is the clear effect of the Recognition of Trusts Act 1987, section 1(2), which provides that the scheduled provisions of the Hague Convention apply not only to the trusts described in articles 2 and 3, but also to all other trusts under United Kingdom law”.

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Corte d'Appello di Milano 30 gennaio 2017

Il trust autodichiarato è ammissibile, sia in base all'art.2 della Convenzione de l'Aja, poiché essa non lo vieta, sia in base alla legge di Jersey (Jersey Trust Law 1984), la quale all’art.9 paragrafo 5 prevede che “The rule donner et retenir ne vaut shall not apply to any question concerning the validity, effect or administration of a trust, or a transfer or other disposition of property to a trust” (N.B.: Pare opportuno osservare che il secondo argomento confonde il problema della validità del trust autodichiarato con quello dello sham trust, cioè con il diverso problema dell'effettività o meno della perdita del controllo sui beni in trust da parte del disponente).

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Cassazione n.2043/2017 - 27 gennaio 2017

Il trust non è un soggetto di diritto ed è pertanto nulla la trascrizione effettuata “a favore” o “contro” il Trust.

Non essendo il trust un soggetto di diritto, è nullo il pignoramentotrascritto contro il trust.

 

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Corte d'Appello di Milano 24 gennaio 2017

Il trust non è un soggetto di diritto.

Il beneficiario di un trust non è litisconsorte necessario nell’azione di nullità promossa contro di esso, salvo il caso in cui la sua posizione beneficiaria sia vested.

Deve ritenersi nullo, in quanto in realtà volto ad eludere la par condicio creditorum e le norme fallimentari, il trust liquidatorio istituito da una s.a.s. il quale non contenga una clausola prevedente la retrocessione dei beni alla società disponente in caso di sopravvenuta insolvenza e non arrechi ai creditori alcun vantaggio ulteriore rispetto alla liquidazione della società tramite un liquidatore.

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Tribunale di Massa 12 gennaio 2017

Tizio, debitore di Mevio, vende un immobile alla sorella Caia, riservandosi il diritto di abitazione; Caia lo conferisce in un trust avente quale trustee la sorella Sempronia e quali beneficiari i figli di Caia, che è nubile e senza figli; Mevio esperisce con successo l'azione revocatoria della vendita e la sentenza dichiara travolto, ex art.2901 ultimo comma cc, anche l’acquisto della subacquirente-trustee Sempronia, essendo esso stato effettuato a titolo gratuito e comunque in uno stato di evidente mala fede.

Ai sensi del combinato disposto degli artt.2901 ultimo comma e 2652 n°5 cc, la sentenza che accoglie la domanda di revoca di una compravendita immobiliare proposta da un creditore del venditore, laddove il compratore abbia poi conferito in trust tali immobili pregiudica l’acquisto effettuato dal trustee pur se la trascrizione di quest’ultimo sia anteriore a quella della domanda revocatoria, trattandosi di acquisto a titolo gratuito.

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Tribunale di Modena 28 dicembre 2016

Non è possibile la nomina giudiziale del trustee o del guardiano di un trust da parte del giudice.

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Tribunale di Roma 28 dicembre 2016

Il trust liquidatorio stipulato da una società in esecuzione di un accordo transattivo da concludersi con vari istituti bancari è un atto a titolo gratuito; nell’azione revocatoria ex art.2901 cc promossa da un creditore del disponente non incluso fra i beneficiari, pertanto, sarà sufficiente dar prova della sussistenza del presupposto soggettivo dell’azione solo con riguardo al disponente.

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Corte d'Appello di Milano 25 novembre 2016

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

Rispetto a tale azione, devesi escludere che il beneficiario del trust sia litisconsorte necessario (conferma Trib.Monza 12.1.2015, ma affronta anche la questione del litisconsorzio necessario sulla quale detto giudice di primo grado aveva omesso di pronunziarsi).

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Cassazione n.17519/2016 - 2 settembre 2016

Il trust non è un soggetto di diritto e non può, dunque, essere parte di un processo.

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Tribunale di Milano 25 agosto 2016

L’art.2645-ter cc è applicabile anche al trust e, considerato che tale norma non legittima la mera apposizione, da parte del disponente, di un vincolo di destinazione su beni che restano di sua proprietà, occorrendo dunque che tali beni vengano da egli trasferiti ad un terzo gestore, il trust autodichiarato deve ritenersi affetto da nullità.

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Corte d'Appello di Trieste 29 luglio 2016

Il trust interno è inammissibile nel nostro ordinamento, e dunque nullo, per le seguenti ragioni: a) perché, avendo la Convenzione de L’Aja 1.7.1985 natura di Convenzione in tema di conflitti di leggi, non può ritenersi che la legge n°364 del 1989 recante la sua ratifica abbia consentito l’ingresso nel nostro ordinamento dei trust privi di elementi d’internazionalità come quelli interni, i quali devono pertanto essere considerati quali patrimoni separati istituiti in violazione della riserva di legge di cui all’art.2740, 2° co cc; b) perché la detta Convenzione, visto l’art.13 della stessa, non impone affatto il riconoscimento dei trust interni agli Stati che, come l’Italia, non prevedono l’istituto del trust; c) perché l’introduzione dell’art.2645-ter cc non vale a rendere ammissibili i trust interni, dovendo tale norma applicarsi solo ad “interessi riferibili al settore sociale”; d) perché dovendosi applicare all’atto di dotazione patrimoniale del trust, in base all’art.4 della Convenzione, la legge italiana, esso ha alternativamente natura di negozio a causa astratta nullo perché privo di causa, ovvero di negozio avente una causa esterna nulla in quanto contenuta in un negozio ad esso funzionalmente collegato (l’atto istitutivo del trust, fissante il programma destinatorio) il quale, stante l’inammissibilità del trust interno, è affetto da nullità; e) perché la conclusione sub d) è confermata dall’art.15, 1° co, lett.d) della Convenzione, che impone il rispetto delle norme imperative del foro riguardanti “il trasferimento di proprietà”; f) perché la soluzione contraria ai trust interni non viola il principio di uguaglianza fissato dall’art.3 Cost., in quanto l’obiettiva differenza fra un trust effettivamente collegato con un ordinamento straniero (trust che anche un cittadino italiano potrebbe istituire) ed un trust interno rende ragionevole e giustificata tale disparità di trattamento.

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Tribunale di Bolzano 28 luglio 2016

Ai sensi del combinato disposto degli artt.2901 ultimo comma e 2652 n°5 cc, la sentenza che accoglie la domanda di revoca di una donazione proposta da un creditore del donante, laddove il donatario abbia poi conferito in trust tali immobilipregiudica l’acquisto effettuato dal trustee pur se la trascrizione di quest’ultimo sia anteriore a quella della domanda revocatoria, trattandosi di acquisto a titolo gratuito.

 

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Tribunale di Bolzano 15 luglio 2016

L’atto istitutivo di un trust interno liquidatorio stipulato da soggetti fortemente indebitati al dichiarato fine di soddisfare i creditori dei disponenti con il ricavato dell’alienazione, da parte del trustee, dei beni in trust, ma rimasto in realtà del tutto inattivo, deve ritenersi nullo (sulla scorta di Cass.10105/2014) per contrasto con le norme imperative della legge fallimentare che presiedono alla liquidazione concorsuale.

beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari tanto nell’azione di nullità quanto nell’azione revocatoria promosse contro il medesimo: nel caso di trust liquidatorio, pertanto, dev’essere ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i creditori del disponente che, secondo le disposizioni dell’atto istitutivo, hanno diritto di ricevere dal trustee le somme ricavate dell’alienazione dei beni in trust (nel caso di specie, trattavasi di titolari di crediti esigibili, alcuni dei quali in via definitiva, altri ancora sub judice).

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Tribunale di Ancona 12 luglio 2016

I beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari tanto nell’azione di nullità (nel caso di specie: per simulazione) quanto nell’azione revocatoria promosse contro il medesimo.

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Tribunale di Genova 19 giugno 2016

L’art.2645-ter cc consente la mera apposizione, da parte del disponente, di un vincolo di destinazione su beni che restano di sua proprietà, non occorrendo che tali beni vengano, invece, da egli trasferiti ad un terzo gestore: deve pertanto ritenersiammissibile l’atto di destinazione autodichiarato.

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Tribunale di Udine 31 maggio 2016

Il trust autodichiarato è nullo, essendo per definizione un negozio simulato, cioè sham (nel caso di specie il disponente, socio di una s.n.c. già in dissesto, lo aveva istituito qualche tempo prima della declaratoria di fallimento sua e della società all'evidente scopo di sottrarre i suoi beni a tale procedura).

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Tribunale di Pistoia 9 maggio 2016

Il trust istituito dal disponente per provvedere alle necessità del figlio avuto dall’ex moglie e del figlio avuto dall’attuale compagna è in realtà diretto a far apparire la situazione patrimoniale del disponente meno florida del reale, affinché a questi venga imposto in sede divorzile un assegno per il mantenimento del figlio meno ingente di quello determinabile altrimenti, senza che si sia realizzata alcuna effettiva cessione delle quote societarie conferite in tale trust, come si desume dalle circostanze che il trust è stato istituito pochi mesi dopo l’udienza di comparizione del disponente e della sua ex moglie nel giudizio di separazione, che il trustee è il padre dello stesso disponente, che il guardiano è il suo legale di fiducia e che di fatto non è stato erogato alcun contributo ai beneficiari.

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Tribunale di Lucca 8 aprile 2016

Il beneficiario di un trust titolare di una posizione individuata è litisconsorte necessario tanto nell’azione di nullità quanto nell’azione revocatoria promossa nei confronti di detto negozio.

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Tribunale di Napoli 18 marzo 2016

I beneficiari di un trust che, in base alle disposizioni dell’atto istitutivo, sono titolari di una mera aspettativa perché saranno destinatari delle utilità o dei beni in trust solo in mancanza dei beneficiari già designati dal disponente non sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa contro di esso.

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Tribunale di Roma 9 marzo 2016

Dev’essere rigettata l’istanza volta ad ottenere l’autorizzazione allo scioglimento consensuale di un fondo patrimoniale finalizzata alla successiva istituzione di un trust sui beni che ne sono oggetto, poiché lecause di cessazione del fondo patrimoniale sono indicate in modo tassativo dall’art.171 cc e fra di esse non figura il suo scioglimento consensuale.  

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Tribunale di Novara 1° marzo 2016

Il trust la cui stipula è avvenuta in adempimento di obblighi assunti in un accordo divorzile è un atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al debitore disponente.

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Commissione Tributaria Provinciale di Treviso 22 febbraio 2016

Il trustee di un trust testamentario che ha ad oggetto tutto il patrimonio relitto dal disponente (ad eccezione di un immobile, dal de cuius lasciato a titolo di legato ad un soggetto) e che individua quale beneficiario altro soggetto - cui detto patrimonio dovrà quindi  dal trustee essere trasferito allo spirare del termine di 40 anni - non può ritenersi né un erede né un legatario del disponente: per tale ragione, quindi, egli non risponde dei debiti del defunto (nel caso di specie: debito a titolo di Irpef) ed è nulla la notifica a costui indirizzata della relativa cartella di pagamento.

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Cassazione n.1873/2016 - 1 febbraio 2016

Il trust non è un soggetto di diritto.

Il trust prevedente il trasferimentodei beni dal disponente al trustee è un contratto.

Il provvedimento del Tribunale che, adito ai sensi dell’atto istitutivo di un trust, ne revoca i guardianisostituendoli con altro soggetto (nel caso di specie: il curatore speciale del beneficiario minorenne in precedenza nominato dal Giudice tutelare), autorizzandolo – anche ai sensi dell’atto istitutivo - a revocare il trustee sostituendolo con altro soggetto, avendo natura di provvedimento di volontaria giurisdizione, non è suscettibile di ricorso per cassazione ex art.111 Cost.

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Cassazione n.1716/2016 - 29 gennaio 2016

Viola l'art.28 della legge notarile il notaio che abbia ricevuto, fra gli altri, un atto istitutivo di trust mediante il quale il disponente ha commesso il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, poiché in tal caso risulta violata una norma penale e dunque una norma per definizione di natura imperativa.

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Cassazione n.25800/2015 - 22 dicembre 2015

Il trust non è un soggetto di diritto.

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Tribunale di Napoli 23 novembre 2015

Il trust non è un soggetto di diritto.

Il trust prevedente il trasferimento dei beni dal disponente al trustee è un contratto.

Ai sensi del combinato disposto degli artt.2901 ultimo comma e 2652 n°5 cc, la sentenza che accoglie la domanda di revoca di una compravendita immobiliare proposta da un creditore del venditore, laddove il compratore abbia poi conferito in trust tali immobili pregiudica l’acquisto effettuato dal trustee pur se la trascrizione di quest’ultimo sia anteriore a quella della domanda revocatoria, trattandosi di acquisto a titolo gratuito.

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Tribunale di Milano 6 novembre 2015

Il trust non è un soggetto di diritto.

L’opposizione del soggetto al tempo stesso disponente e trustee di un trust autodichiarato nei confronti di un pignoramento promosso da un creditore di tale soggetto ha natura di opposizione all’esecuzione ex art.615, comma 2, cpc e non di opposizione di terzo ex art.619 cpc

I beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari tanto nell’azione revocatoria quanto nell’azione di nullità promossa nei confronti di esso, avendo un interesse giuridicamente apprezzabile a resistere alle relative domande giudiziali.

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Tribunale di Bergamo 4 novembre 2015

Nell’azione revocatoria di un trust oggetto dell’impugnazione dev’essere l’atto dispositivo e non l’atto istitutivo: laddove, però, essi siano contenuti nello stesso documento, la domanda di revoca genericamente formulata dall’attore può interpretarsi come relativa all’atto dispositivo.

E’ ammissibile, nel giudizio revocatorio promosso contro un trust autodichiarato, la declaratoria d’ufficio di nullità di tale negozio in quanto: a) tale negozio è inammissibile nel nostro ordinamento; b) nel caso di specie, la finalità del negozio è indicata in modo eccessivamente generico; c) nel caso di specie, dovendosi applicare anche al trust l’art.2645-ter cc e postulando tale norma che il negozio destinatorio sia volto a realizzare interessi altrui, ad oltre un anno dalla sua stipula i disponenti – che in esso si sono riservati il potere di individuare i beneficiari - non l’hanno ancora esercitato.

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Tribunale di Bologna 3 novembre 2015

I beneficiari di un trust, se sono determinati, sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa contro di esso.

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Tribunale di Milano 19 ottobre 2015

I beneficiari di un trust non sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso, perché non sono parti del negozio e sono titolari soltanto di un interesse al programma destinatorio delineato dal disponente.

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Tribunale di Monza 13 ottobre 2015

Un trust interno autodichiarato deve ritenersi nullo.

In primo luogo, infatti, il trust interno è inammissibile nel nostro ordinamento, e dunque nullo, per le ragioni esposte in Trib.Belluno 12.2.2014 e dunque: a) perché, avendo la Convenzione de L’Aja 1.7.1985 natura di Convenzione in tema di conflitti di leggi, non può ritenersi che la legge n°364 del 1989 recante la sua ratifica abbia consentito l’ingresso nel nostro ordinamento dei trust privi di elementi d’internazionalità come quelli interni, i quali devono pertanto essere considerati quali patrimoni separati istituiti in violazione della riserva di legge di cui all’art.2740, 2° co cc; b) perché la detta Convenzione, visto l’art.13 della stessa, non impone affatto il riconoscimento dei trust interni agli Stati che, come l’Italia, non prevedono l’istituto del trust; c) perché l’introduzione dell’art.2645-ter cc non vale a rendere ammissibili i trust interni, dovendo tale norma applicarsi solo ad “interessi riferibili al settore sociale”; d) perché dovendosi applicare all’atto di dotazione patrimoniale del trust, in base all’art.4 della Convenzione, la legge italiana, esso ha alternativamente natura di negozio a causa astratta nullo perché privo di causa, ovvero di negozio avente una causa esterna nulla in quanto contenuta in un negozio ad esso funzionalmente collegato (l’atto istitutivo del trust, fissante il programma destinatorio) il quale, stante l’inammissibilità del trust interno, è affetto da nullità; e) perché la conclusione sub d) è confermata dall’art.15, 1° co, lett.d) della Convenzione, che impone il rispetto delle norme imperative del foro riguardanti “il trasferimento di proprietà”; f) perché la soluzione contraria ai trust interni non viola il principio di uguaglianza fissato dall’art.3 Cost., in quanto l’obiettiva differenza fra un trust effettivamente collegato con un ordinamento straniero (trust che anche un cittadino italiano potrebbe istituire) ed un trust interno rende ragionevole e giustificata tale disparità di trattamento.

In secondo luogo, infine, il trust autodichiarato non è incluso nella nozione di trust contenuta nell’art.2 della Convenzione de L’Aja 1.7.1985, postulando tale norma un’alterità soggettiva fra disponente e trustee.

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Testo del provvedimento reperibile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Roma 12 ottobre 2015

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente; nel caso invece di trust a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi, altresì, allo stato soggettivo del trustee e dei beneficiari.

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Tribunale di Torino 12 ottobre 2015

La Alfa s.p.a. (poi trasformatasi in s.r.l.) aveva presentato una domanda di concordato preventivo con riserva, seguita da una proposta di concordato con continuità aziendale, prevedente il pagamento entro certi termini della totalità dei crediti privilegiati e di una percentuale di quelli chirografari. A seguito dell’omologa e dopo aver già sostanzialmente soddisfatto i creditori privilegiati, la Alfa s.p.a. aveva stipulato con la Beta s.r.l. un contratto preliminare di cessione di un ramo aziendale prevedente il pagamento rateale del prezzo ed il rilascio, a garanzia del medesimo e contestualmente alla stipula della cessione, di una fideiussione bancaria a prima richiesta. La società in concordato ha pertanto adito il giudice in questione, assumendo nella sua istanza l’obbligo di stipulare un trust a vantaggio dei restanti creditori concordatari insoddisfatti, nel quale sarebbero confluiti il credito per il residuo prezzo della cessione di ramo d’azienda, la correlata fideiussione nonché ulteriori somme necessarie alla copertura dei fondi oneri e rischi previsti nel piano, nonché chiedendo che fossero emessi i provvedimenti ritenuti del caso in relazione all’operazione di cessione. Il decreto del Tribunale, premesso che, a seguito dell’omologa, la procedura di concordato doveva ormai considerarsi chiusa ex art.181 LF e dunque la Alfa s.p.a., essendo ritornata in bonis, poteva (sia pure sotto la vigilanza del Commissario Giudiziale ex art.185 LF) liberamente assumere le iniziative negoziali che riteneva del caso per adempiere regolarmente agli obblighi concordatari, ha dichiarato non esservi luogo a provvedere e, rilevato incidentalmente che la divisata istituzione di un trust appariva «meglio assicurare l’interesse dei creditori», ha invitato il Commissario Giudiziale a trasmettere loro un’adeguata e documentata relazione informativa in ordine ad essa.

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Tribunale di Alessandria 28 settembre 2015

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente; nel caso invece di trust a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi, altresì, allo stato soggettivo del beneficiario.

Il beneficiario di un trust è litisconsorte necessario nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso.

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Tribunale di Cuneo 20 agosto 2015

Dev’essere accolta l’opposizione di terzo promossa dal disponente-trustee di un trust autodichiarato trascritto prima della trascrizione del pignoramento di un creditore del disponente stesso, poiché detto trust risulta opponibile a quest’ultimo.

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Tribunale di Udine 17 agosto 2015

L'art. 778 cc, recante il divieto del mandato a donare, è inapplicabile ad un trust (nel caso di specie trattavasi di trust estero e non interno) avente un termine di durata assai lungo ed in cui il disponente ha attribuito al trustee il poterediscrezionale di individuare i beneficiari finali, durante la vigenza del trust, all’interno di una cerchia di soggetti indicati dal disponente stesso, in quanto trattasi di negozio diverso dal mandato a donare (e, più in generale, dal mandato), sì che la disciplina di detti negozi non può essere un tertium comparationis per giudicare la validità del trust.

Devesi escludere tanto la nullità quanto la non riconoscibilità in Italia - ex art.15, comma 1°, della Convenzione de L'Aja 1/7/1985 - per violazione delle norme inderogabili che riguardano i testamenti, la devoluzione dei beni successori ed in particolare la legittima, del suddetto trust discrezionale, in quanto essonon rende affatto impraticabile l'esercizio dell'azione di riduzione: il conferimento di cespiti in un trust, infatti, laddove abbia natura liberale è a tutti gli effetti un atto di disposizione patrimoniale astrattamente assoggettabile ad azione di riduzione e detta azione ben può essere indirizzata, da parte del legittimario che assuma il carattere lesivo di detto conferimento, nei confronti del trustee (che è dunque il soggetto legittimato passivo rispetto ad essa).

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Testo del provvedimento reperibile sul sito il caso.it


Tribunale di Milano 15 luglio 2015

Dev’essere confermata nel giudizio di merito la precedente revoca, disposta con provvedimento d’urgenza ex art.700 cpc, del trustee di un trust liquidatorio autodichiarato (e del quale costui è altresì beneficiario del residuo) il quale abbia posto in essere comportamenti pregiudizievoli per i creditori-beneficiari.

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Tribunale di Modena 16 giugno 2015

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente.

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Tribunale di Milano 20 maggio 2015

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente.

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Tribunale di Monza 13 maggio 2015

Il trust autodichiarato è nullo, inefficace, inesistente ovvero non riconoscibile ai sensi della Convenzione de L’Aja 1.7.1985 sui trust, essendo di per sé un negozio simulato.

Tizio, dopo aver costituito su un immobile un fondo patrimoniale trascritto, ma non annotato (e dunque, per il costante insegnamento della Suprema Corte, inopponibile ai terzi), aveva stipulato un trust autodichiarato sul medesimo bene per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Il creditore Equitalia, dopo che il negozio suddetto era stato trascritto, aveva iscritto ipoteca sul bene ex art. 77, D.P.R. n. 602/1973 e Tizio aveva proposto opposizione sia in proprio che quale trustee (cioè sia ex art.615 cpc che ex art.619 cpc), affermando l’illegittimità di detta iscrizione perché effettuata su un bene appartenente al trustee e, dunque, non aggredibile dal creditore essendo oggetto di un patrimonio separato. Il giudice ha dichiarato inammissibile la prima opposizione (perché Tizio «in quanto debitore esecutato, non è legittimato a dedurre che il bene debba essere sottratto all’esecuzione perché di proprietà di un terzo») e, quanto alla seconda, l’ha respinta non solo per il difetto di interesse ad agire di Tizio (in quanto, non essendo l’iscrizione ipotecaria atto preordinato all’esecuzione forzata né avendo il trustee dedotto e provato di aver necessità di disporre dell’immobile, da essa allo stato non derivava alcun danno), ma anche perché ha ritenuto il trust nullo, inefficace, inesistente ovvero non riconoscibile sulla base del principio oggetto della precedente massima.

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Tribunale di Milano - Giudice Tutelare 8 maggio 2015

L’atto istitutivo di un trust istituito dai genitori di un minore ed avente quale unico beneficiario quest’ultimo prevede che la nomina del nuovo trustee dev’essere decisa all’unanimità dai disponenti e dal beneficiario; i genitori hanno già espresso il loro voto in favore della madre del minore ed il solo padre del medesimo (stante l’evidente conflitto d’interesse in cui versa la madre) adisce il giudice tutelare per essere autorizzato, in legale rappresentanza del minore, a votare a favore della madre; il giudice, però, ritenendo che anche il padre versi in conflitto d’interessi (in quanto, essendo egli coniuge del nominando trustee, la sua valutazione potrebbe essere inficiata dalle proprie aspettative patrimoniali ed anche successorie nei confronti dello stesso), nomina un curatore speciale ai sensi dell’art.320, ultimo comma, cc.

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Tribunale di Torino 22 marzo 2015

I beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso (in una sua precedente ordinanza nel medesimo procedimento, in questa sede revocata, il giudice aveva invece escluso la configurabilità di detto litisconsorzio necessario).

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Tribunale di Reggio Emilia 11 marzo 2015

Visto l’art.10 terzo comma della legge n°3 del 2012, dev’essere rigettata la domanda di omologazione dell’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento nel caso in cui il debitore, prima del deposito della domanda ed in un momento in cui era già palese la sua situazione di squilibrio patrimoniale, abbia istituito un trust avente ad oggetto i suoi beni immobili il cui contenuto sia tale da far presumere che egli abbia conservato il controllo dei beni in trust, onde sottrarli all’aggressione dei creditori, e che dunque il trust sia meramente apparente (sham): tale negozio, infatti, costituisce un atto in frode ai creditori.

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Tribunale di Udine 28 febbraio 2015

Il trust interno è inammissibile nel nostro ordinamento, e dunque nullo, per le seguenti ragioni: a) perché, avendo la Convenzione de L’Aja 1.7.1985 natura di Convenzione in tema di conflitti di leggi, non può ritenersi che la legge n°364 del 1989 recante la sua ratifica abbia consentito l’ingresso nel nostro ordinamento dei trust privi di elementi d’internazionalità come quelli interni, i quali devono pertanto essere considerati quali patrimoni separati istituiti in violazione della riserva di legge di cui all’art.2740, 2° comma, cc; b) perché la detta Convenzione, visto l’art.13 della stessa, non impone affatto il riconoscimento dei trust interni agli Stati che, come l’Italia, non prevedono l’istituto del trust; c) perché l’introduzione dell’art.2645-ter cc non vale a rendere ammissibili i trust interni, dovendo tale norma applicarsi solo ad “interessi riferibili al settore sociale”; d) perché dovendosi applicare all’atto di dotazione patrimoniale del trust, in base all’art.4 della Convenzione, la legge italiana, esso ha alternativamente natura di negozio a causa astratta nullo perché privo di causa, ovvero di negozio avente una causa esterna nulla in quanto contenuta in un negozio ad esso funzionalmente collegato (l’atto istitutivo del trust, fissante il programma destinatorio) il quale, stante l’inammissibilità del trust interno, è affetto da nullità; e) perché la conclusione sub d) è confermata dall’art.15, 1° co, lett.d) della Convenzione, che impone il rispetto delle norme imperative del foro riguardanti “il trasferimento di proprietà”; f) perché la soluzione contraria ai trust interni non viola il principio di uguaglianza fissato dall’art.3 Cost., in quanto l’obiettiva differenza fra un trust effettivamente collegato con un ordinamento straniero (trust che anche un cittadino italiano potrebbe istituire) ed un trust interno rende ragionevole e giustificata tale disparità di trattamento.

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Testo del provvedimento reperibile sul sito il caso.it


Cassazione n.3456/2015 - 20 febbraio 2015

Il trust non è un soggetto di diritto.

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Tribunale di Forlì 5 febbraio 2015

Il trust autodichiarato è ammissibile nel nostro ordinamento.

Il trust autodichiarato è un negozio unilaterale non recettizio.

Il trust liquidatorio (nel caso di specie: autodichiarato) istituito da un socio e fideiussore di una società a supporto di un concordato preventivo proposto dalla stessa può essere impugnato dai creditori del disponente (nel caso di specie: una banca in favore della quale egli aveva prestato fideiussione) mediante azione revocatoria ex art.2901 cc, in quanto la destinazione in trust di tutti i beni di tale soggetto impedisce, per tutta la durata del medesimo, l’esecuzione forzata su di essi; in tal caso, la sussistenza dell’elemento soggettivo dell’azione dev’essere provata solo con riferimento al disponente (e non anche con riferimento ai beneficiari, cioè i creditori del disponente) in quanto:  a) un siffatto trust, analogamente al fondo patrimoniale, è un atto a titolo gratuito; b) i beneficiari del trust, oltre a non essere parti del medesimo (il quale – come detto – è un negozio unilaterale), nella fase anteriore alla vendita dei beni sono portatori di una mera aspettativa e non rivestono un ruolo incisivo e vincolante, in termini di controllo e impulso, in relazione all’attività del trustee.

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Testo del provvedimeto reperibile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Milano 21 gennaio 2015

Il trust non è un soggetto di diritto.

L’atto istitutivo di un trust interno liquidatorio “anti-concorsuale”, cioè stipulato da una società ormai insolvente e poi dichiarata fallita per eludere la procedura fallimentare, ponendosi in contrasto con le norme imperative della legge fallimentare che presiedono alla liquidazione concorsuale,  non è riconoscibile nell’ordinamento italiano alla luce dell’art.15, § primo, lettera e) della Convenzione de L’Aja del 10 luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e sul loro riconoscimento, ratificata con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo il quale un trust non può violare le norme imperative previste dalla lex fori in tema di “protezione di creditori in casi di insolvibilità”; dalla suddetta non riconoscibilità dell’atto istitutivo discende, pertanto, la nullità dell’atto dispositivo ex art.1418, comma 2, c.c. poiché il trasferimento dei beni dal disponente al trustee, trovando giustificazione causale nell’attuazione del programma destinatorio contenuto nell’atto istitutivo, risulta privo di causa.

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Tribunale di Monza 20 gennaio 2015

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente; nel caso invece di trust a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi, altresì, allo stato soggettivo del trustee.

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Tribunale di Monza 12 gennaio 2015

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

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Corte d'Appello di Venezia 9 gennaio 2015

Il trust prevedente il trasferimento dei beni ad un trustee è un contratto.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito in quanto ha natura di donazione indiretta: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

Nel caso in cui un trust sia atto a titolo oneroso, invece, ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria occorre provare l’esistenza di tale presupposto soggettivo in capo sia al trustee che ai beneficiari.

Ai sensi del combinato disposto degli artt.2901 ultimo comma e 2652 n°5 cc, la sentenza che accoglie la domanda di revoca di un trust non pregiudica l’acquisto oneroso dell’immobile in trust effettuato, mediante compravendita stipulata con il trustee, da parte di un terzo in buona fede il quale abbia trascritto detto acquisto prima della trascrizione della domanda giudiziale di revoca.

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Corte d'Appello di Venezia 8 gennaio 2015

Il trust prevedente il trasferimento dei beni dal disponente al trustee è un “contratto atipico”.

I beneficiari di un trust, pur non essendo litisconsorti necessarinell’azione revocatoria promossa contro di esso, sono comunquetitolari di un “interesse fattuale” ad essere destinatari dell’atto di citazione per essere informati della lite e potersi eventualmente difendere: va dunque escluso il difetto di legittimazione passiva di costoro.

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Tribunale di Udine 2 gennaio 2015

Ai sensi del combinato disposto degli artt.2901 ultimo comma e 2652 n°5 cc, la sentenza che accoglie la domanda di revoca di una compravendita immobiliare proposta da un creditore del venditore, laddove il compratore abbia poi conferito in trust tali immobili pregiudica l’acquisto effettuato dal trustee pur se la trascrizione di quest’ultimo sia anteriore a quella della domanda revocatoria, trattandosi di acquisto a titolo gratuito.

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Tribunale di Reggio Emilia 21 ottobre 2014

Tizio e Caia, soci nonché fideiussori della Alfa s.r.l., prima del deposito della domanda di concordato da parte di quest’ultima avevano istituito il trust Gamma allo scopo di supportare detta proposta con propri immobili, dei quali era prevista la vendita. Detto trust, del quale erano trustees i due figli dei disponenti, indicava infatti la Alfa s.r.l. quale beneficiaria dell’80% del ricavato di tali vendite (il residuo 20% era, invece, destinato ad altra società del gruppo, cioè la Beta s.r.l.). A seguito di richieste di chiarimenti da parte del Tribunale in ordine all’entità del rischio dell’avvio di un’azione revocatoria nei confronti del trust da parte dei creditori personali dei disponenti, stante il loro notevole stato di indebitamento, questi ultimi (avvalendosi del potere in tal senso loro conferito dall’atto istitutivo) avevano modificato sia il contenuto del trust suddetto (rendendo la Alfa s.r.l., con il consenso della Beta s.r.l., unica beneficiaria del ricavato delle vendite immobiliari), sia quello di un ulteriore trust immobiliare Delta che era stato istituito contestualmente al trust Gamma dai medesimi disponenti (i quali ne erano altresì guardiani) ed aveva parimenti quali trustees i loro figli ma che, a differenza di esso, perseguiva una finalità esclusivamente «familiare» (ne erano infatti beneficiari i membri della famiglia dei disponenti). Per effetto della modifica in esame, infatti, il trust Delta diveniva finalizzato, altresì, a supportare la proposta concordataria della Alfa s.r.l. ed a tale scopo veniva inserito fra i beneficiari di esso il trust Gamma, con la precisazione che il ricavato della vendite immobiliari avrebbe dovuto essere versato a quest’ultimo trust fino a concorrenza di un certo importo e con precedenza rispetto agli altri beneficiari. Oltre ad effettuare tali modifiche, i disponenti si erano fatti (ri)trasferire anzitempo taluni immobili da parte dei trustees del trust Delta, quali soggetti inclusi fra i beneficiari del medesimo: ciò nel tentativo di rendere il proprio patrimonio nuovamente capiente rispetto alle pretese dei loro creditori personali e, dunque, di scongiurare il rischio di revocatoria nei confronti dei due trusts. L’adito giudice, però, pur dichiarandosi favorevole all’utilizzo del trust nel contesto in esame, ritiene le suddette modifiche inidonee a rendere fattibile il piano concordatario della Alfa s.r.l. (negando l’ammissione al concordato e trasmettendo gli atti al P.M.), in primo luogo perché le stesse erano state effettuate avvalendosi di una clausola (quella cioè che conferiva ai disponenti il potere di modificare a piacimento il contenuto del negozio) affetta da nullità costituendo espressione del persistente controllo dei disponenti sulla vita dei trusts e, dunque, della loro simulazione. Tale conclusione – aggiunge il provvedimento – vale in particolare per il trust Delta, non solo perché le modifiche ad esso apportate ne avevano totalmente stravolto l’originaria finalità, ma anche perché il (ri)trasferimento di taluni degli immobili oggetto del medesimo ai disponenti, effettuato dai trustees su loro richiesta ed in violazione dell’atto istitutivo (non rientrando i disponenti fra i beneficiari finali, ma solo fra i beneficiari di reddito) e dunque in spregio dell’interesse degli altri beneficiari, costituiva un’ulteriore conferma della sostanziale simulazione del trust stesso. Il provvedimento ha ritenuto non fattibile il piano della Alfa s.r.l. anche per la persistenza del rischio di revocatoria nei confronti dei due trusts da parte dei creditori personali dei disponenti: se, infatti, sugli immobili in trust già erano stati trascritti dai trustees dei contratti preliminari di vendita stipulati con promissari acquirenti presumibilmente in buona fede, ciò sarebbe valso ad impedire che detta revocatoria travolgesse l’acquisto di costoro (cfr. infatti gli artt. 2645-bis, 2901, ultimo comma, e 2652 n. 5 c.c.), ma non anche ad impedire che i creditori personali dei disponenti provvedessero ad «intercettare (anche con sequestro) il pagamento del prezzo» da parte di tali acquirenti.

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Tribunale di Brescia 30 settembre 2014

Il trasferimento al trustee, da parte del disponente, di partecipazioni sociali, essendo un atto privo di corrispettivo, non viola la clausola statutaria di detta società prevendente il diritto di prelazione degli altri soci limitatamente agli atti di trasferimento delle partecipazioni sociali a titolo oneroso.

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Tribunale di Reggio Emilia 12 agosto 2014

Rientra fra i poteri del giudice quello di sindacare in ordine alla fattibilità giuridica della proposta di concordato (mentre la valutazione della sua fattibilità economica compete ai creditori).

Dev’essere negata l’ammissione al concordato preventivo di una s.r.l. che ha presentato una domanda corredata da un piano prevedente l’apporto di beni immobili mediante trust da parte di soggetti terzi (e precisamente da parte di due soci altresì fideiussori della medesima), poiché la fattibilità giuridica di detto piano va esclusa stante l’elevato rischio di revocatoria di tale trust, anche nel periodo successivo all’eventuale omologa del concordato, da parte dei creditori dei garanti (i quali, infatti, non possono beneficiare dell’effetto esdebitatorio previsto dall’art. 184, comma 1, primo periodo, LF, stante l’operatività del successivo secondo periodo di tale comma, per il quale i creditori anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese della domanda di concordato conservano impregiudicati i diritti contro i fideiussori del debitore); gli atti del procedimento devono pertanto essere, ex art. 7 LF, trasmessi al P.M.

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Corte d'Appello di Venezia 10 luglio 2014

Il trust autodichiarato è ammissibile nel nostro ordinamento.

È ammissibile la trascrizione del trust autodichiarato contro il disponente ed a favore del trust.

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Tribunale di Milano 26 giugno 2014

Tanto il disponente quanto il beneficiario sono litisconsorti necessari nel procedimento cautelare promosso dal trustee subentrante, nei confronti di quello revocato, per ottenere il sequestro giudiziario dei beni in trust ovvero, in ipotesi, un provvedimento d’urgenza ex art.700 cpc volto a trasferirgli detti beni, poiché detti provvedimenti sono destinati ad produrre effetti diretti ed immediati nella sfera giuridica di costoro; nel caso di specie, sussistendo conflitto d’interessi fra il disponente ed il beneficiario (il primo, infatti, è il genitore unico titolare della responsabilità genitoriale sul secondo, minorenne), è necessario nominare a quest’ultimo un curatore speciale ex art.78 cpc che lo rappresenti in tale procedimento giudiziario e detta nomina, visto l’art.80 cpc, compete al Presidente del Tribunale presso il quale pende il procedimento e non al Giudice tutelare (nella vicenda in esame il giudice, constatato che la chiamata in giudizio del litisconsorte minorenne ordinata dal giudice di primo grado era stata notificata ad un curatore speciale nominato dal Giudice tutelare, ha respinto il reclamo proposto nei confronti del provvedimento di primo grado che, per tale ragione, aveva considerato inadempiuto l’ordine giudiziale e dichiarato l’estinzione del procedimento cautelare).

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Cassazione SS. UU. n.14041/2014 - 20 giugno 2014

Sussiste la giurisdizione del giudice italiano relativamente al giudizio promosso dalla figlia naturale (cittadina italiana) di un soggetto defunto (cittadino italiano), nei confronti dei trustees (uno inglese e l’altro svizzero), nonché dei suoi due fratelli (cittadini italiani e figli legittimi del de cuius) e della vedova del defunto per veder accertare la nullità e la non  riconoscibilità in Italia del trust da quest’ultimo istituito in Inghilterra ed avente ad oggetto la partecipazione di controllo di una società holding lussemburghese, poiché l’atto istitutivo di tale trust contiene una clausola di deroga alla giurisdizione in favore dei giudici del Regno Unito provvista dei requisiti di forma indicati dall’art.23 del Reg.UE n°44 del 2000 e che deve ritenersi efficace anche nei confronti dell’attrice: la circostanza che essa abbia agito anche in qualità di beneficiaria del trust e di erede del disponente, infatti, non vale ad escludere la sua qualità di soggetto terzo rispetto al negozio di trust

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Tribunale di Pavia 12 giugno 2014

Il trust deve perseguire interessi non già meramente leciti, bensì «meritevoli di tutela» nel senso che essi devono, altresì, costituire un quid pluris atto a giustificare il sacrificio dell’interesse dei creditori del disponente che discende dalla stipula del negozio.

Dev’essere pertanto respinta l’istanza di sospensione ex art.624 cpc del pignoramento immobiliare proposta, in sede di opposizione all’esecuzione, dal disponente-trustee di un trust autodichiarato stipulato subito dopo la condanna in appello del disponente alla corresponsione di una certa somma al creditore procedente e del quale egli è, altresì, l’unico beneficiario, poiché tale trust non è in grado di superare il suddetto vaglio di meritevolezza degli interessi perseguiti, mirando a soddisfare un interesse del solo disponente ed essendo palesemente volto a frodare i creditori, sì da porsi in contrasto con gli artt. 13 e 15, par. 1, lett. e), della Convenzione de L’Aja 1.7.1985 in tema di trust.

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Tribunale di Milano 10 giugno 2014

Il trust autodichiarato è ammissibile nel nostro ordinamento.

Dev’essere respinta l’opposizione all’esecuzione promossa dal disponente-trustee di un trust autodichiarato immobiliare il quale sia stato trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, stante l’inopponibilità del medesimo al creditore procedente.

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Tribunale di Palermo 22 maggio 2014

Dev’essere ammessa al concordato preventivo una s.r.l. che ha presentato una domanda corredata da un piano prevedente l’apporto di beni immobili mediante trust da parte di soggetti terzi (e precisamente da parte dei soci della medesima).

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Tribunale di Ravenna 22 maggio 2014

Può essere omologato il concordato preventivo proposto da un s.p.a. che ha presentato una domanda corredata da un piano prevedente l’apporto di beni di varia natura da parte di soggetti terzi, da attuarsi mediante atto di destinazione autodichiarato quanto ai beni immobili e mediante trust quanto ai restanti beni.

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Tribunale di Genova 21 maggio 2014

I beneficiari di un trust la cui posizione beneficiaria non è certa, ma meramente eventuale non sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria ex art.2901 cc promossa nei confronti di tale negozio (nel caso di specie, i beni in trust dovevano essere trasferiti ai soggetti che il trustee avrebbe individuato alla fine di un trust avente la durata di 80 anni).

Non può essere accolta, per difetto di pregiudizio per il creditore, la domanda di revoca ex art.2901 cc di un trust avente ad oggetto la nuda proprietà di alcuni immobili del debitore, che se ne è riservato il diritto di usufrutto, laddove quest’ultimo diritto sia di valore superiore all’importo del credito vantato dall’attore.

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Cassazione n.10105/2014 - 9 maggio 2014

Il trust non è un soggetto di diritto, ma un insieme di beni e rapporti con effetto di segregazione patrimoniale, nel quale il trustee – quale titolare dei medesimi - è l’unico soggetto di riferimento per i terzi.

Il trust interno liquidatorio “extra-concorsuale”, cioè istituito da una società in bonis per realizzare i fini della liquidazione, è valido.

Il trust interno liquidatorio “endo-concorsuale”, cioè istituito da una società in crisi quale strumento attuativo di uno degli istituti di soluzione della crisi stessa previsti dalla legge fallimentare, è valido.

L’atto istitutivo di un trust interno liquidatorio “anti-concorsuale”, cioè stipulato da una società ormai insolvente e poi dichiarata fallita per eludere la procedura fallimentare, ponendosi in contrasto con le norme imperative della legge fallimentare che presiedono alla liquidazione concorsuale,  non è riconoscibile nell’ordinamento italiano alla luce dell’art.15, § primo, lettera e) della Convenzione de L’Aja del 10 luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e sul loro riconoscimento, ratificata con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo il quale un trust non può violare le norme imperative previste dalla lex fori in tema di “protezione di creditori in casi di insolvibilità”; dalla suddetta non riconoscibilità dell’atto istitutivo discende, pertanto, la nullità dell’atto dispositivo ex art. 1418, comma 2, c.c. poiché il trasferimento dei beni dal disponente al trustee, trovando giustificazione causale nell’attuazione del programma destinatorio contenuto nell’atto istitutivo, risulta privo di causa.

La nullità di un trust, ed a maggior ragione la sua non riconoscibilitànell’ordinamento italiano, possono essere dichiarate dal giudice d’ufficio, senza per questo incorrere in vizio alcuno di ultrapetizione.

Clicca qui il commento dell'Avvocato Saverio Bartoli a Cass. n.10105/2014

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Tribunale di Salerno 15 aprile 2014

Il trust è un soggetto di diritto.

Non può essere accolta, per difetto di pregiudizio per il creditore, la domanda di revoca ex art.2901 cc di un trust stipulato da un ente pubblico ed avente ad oggetto beni immobili costituenti il provento del reato di lottizzazione abusiva, essendo detti beni non commerciabili e dunque privi di valore economico.

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Tribunale di Milano 28 marzo 2014

Può essere ammessa al concordato preventivo una s.r.l. che, prima di depositare la propria domanda di concordato, abbia stipulato un trust a favore dei propri creditori avente ad oggetto il suo patrimonio immobiliare, avente quale guardiano il Commissario Giudiziale e prevedente lo scioglimento del negozio in caso di fallimento del disponente ovvero di emissione di un provvedimento in tal senso da parte dell’autorità giudiziaria competente per la procedura concordataria, poiché in tal modo detti beni immobili risultano protetti dalle iniziative esecutive dei singoli creditori sin da epoca anteriore all’avvio della procedura, nel pieno rispetto della par condicio.

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Tribunale di Torino 10 marzo 2014

È ammissibile la trascrizione del trust contro il disponente ed a favore del trust, pur se quest’ultimo non è un soggetto di diritto: ciò in virtù dell’art. 2645 cc ed in considerazione dei vantaggi pratici che da tale modalità trascrittiva discendono in caso di mutamento del trustee, essendo in tal caso sufficiente l’annotazione dell’atto contenente la nomina del nuovo trustee a margine della trascrizione suddetta.

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Tribunale di Reggio Emilia 25 febbraio 2014

Il trust non è un soggetto di diritto: deve dunque dichiararsi improseguibile il processo esecutivo promosso dal creditore procedente mediante un pignoramento  notificato e trascritto nei confronti del trust (invece che nei confronti del trustee pro tempore), il quale deve ritenersi nullo stante l’inesistenza del soggetto esecutato.

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Testo del provvedimento consultabile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Milano 18 febbraio 2014

È ammissibile la revoca e la sostituzione, in sede di volontaria giurisdizione, del trustee allorché,pur in mancanza di una cattiva gestione dei beni in trust, sia insorta una situazione di sospetto o di sfiducia nei suoi confronti. 

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Tribunale di Belluno 12 febbraio 2014

Il trust interno è inammissibile nel nostro ordinamento, e dunque nullo, per le seguenti ragioni: a) perché, avendo la Convenzione de L’Aja 1.7.1985 natura di Convenzione in tema di conflitti di leggi, non può ritenersi che la legge n°364 del 1989 recante la sua ratifica abbia consentito l’ingresso nel nostro ordinamento dei trust privi di elementi d’internazionalità come quelli interni, i quali devono pertanto essere considerati quali patrimoni separati istituiti in violazione della riserva di legge di cui all’art.2740, 2° co cc; b) perché la detta Convenzione, visto l’art.13 della stessa, non impone affatto il riconoscimento dei trust interni agli Stati che, come l’Italia, non prevedono l’istituto del trust; c) perché l’introduzione dell’art.2645-ter cc non vale a rendere ammissibili i trust interni, dovendo tale norma applicarsi solo ad “interessi riferibili al settore sociale”; d) perché dovendosi applicare all’atto di dotazione patrimoniale del trust, in base all’art.4 della Convenzione, la legge italiana, esso ha alternativamente natura di negozio a causa astratta nullo perché privo di causa, ovvero di negozio avente una causa esterna nulla in quanto contenuta in un negozio ad esso funzionalmente collegato (l’atto istitutivo del trust, fissante il programma destinatorio) il quale, stante l’inammissibilità del trust interno, è affetto da nullità; e) perché la conclusione sub d) è confermata dall’art.15, 1° co, lett.d) della Convenzione, che impone il rispetto delle norme imperative del foro riguardanti “il trasferimento di proprietà”; f) perché la soluzione contraria ai trust interni non viola il principio di uguaglianza fissato dall’art.3 Cost., in quanto l’obiettiva differenza fra un trust effettivamente collegato con un ordinamento straniero (trust che anche un cittadino italiano potrebbe istituire) ed un trust interno rende ragionevole e giustificata tale disparità di trattamento.

Dev’essere pertanto rigettata la richiesta di intavolazione di un trust interno prevedente un trasferimento dal disponente al trustee.

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Testo del provvedimento consultabile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Trieste - Giudice Tavolare 22 gennaio 2014

L’art.2645-ter cc, il cui riferimento alla meritevolezza degli interessi perseguiti dev’essere interpretato nel senso che il negozio destinatorio deve realizzare (dovendosi giustificare il sacrificio dell’interesse dei creditori del disponente che da esso consegue) una finalità non già meramente lecita, bensì di rango superiore (e dunque costituente un quid pluris) rispetto alla mera liceità, si applica anche al trust.

Dev’essere respinta la richiesta di intavolazione di un trust immobiliare nel quale il disponente è, altresì, l’unico beneficiario (in quanto istituito “per garantire all’istituente i presupposti economici e finanziari atti al mantenimento del suo attuale tenore e qualità di vita, alla cura e all’assistenza - personale e medica - durante gli anni successivi al ritiro dall’attività lavorativa del medesimo, senza che mai debba soggiornare in istituti di assistenza o di cura comunque denominati, oltre a soddisfare eventuali diverse esigenze di vita anteriori a tale momento”), poiché tale atto, avendo quale esclusiva finalità il conseguimento della separazione patrimoniale onde rendere inattaccabile dai creditori il patrimonio del disponente e non perseguendo alcun interesse meritevole di tutela, tenta di elevare al rango di causa l’effetto tipico di detto negozio.

Il trust è un istituto con valenza «residuale» e non può dunque essere impiegato se, nel caso concreto, si potrebbe utilmente far ricorso ad altri negozi, tipici o atipici, reperibili nel nostro ordinamento civilistico (nel caso di specie: un investimento prevedente l’accantonamento del capitale con garanzie assicurative sulla relativa rendita).

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Tribunale di Frosinone 10 gennaio 2014

Può essere iscritto nel registro delle imprese il trasferimento dal disponente al trustee di quote di una s.n.c.

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Tribunale di Bologna 9 gennaio 2014

Il trust è un istituto con valenza «residuale», cioè legittimamente utilizzabile solo se, non potendosi utilmente far ricorso ad altri negozi, tipici o atipici che essi siano, reperibili nel nostro ordinamento civilistico, esso sia in grado di offrire all’operatore un quid pluris.

Il trust in cui il disponente si sia riservato una quantità di poteri tali da dar vita ad un assoluto controllo sulla gestione dei beni in trust, essendo affetto da simulazione, non è riconoscibile nel nostro ordinamento e comunque deve considerarsi inesistente perché viola l’art.2 ultimo comma della Convenzione, il quale postula che il disponente, all’esito della stipula del trust (nel caso di specie, i due coniugi-disponenti si erano riservati il potere revocare il guardiano e quest’ultimo, pur avendo il potere di revocare il trustee, aveva previamente rinunziato ad esperire qualunque azione contro costui).

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Tribunale di Udine 4 novembre 2013

È ammissibile la trascrizione di un trust autodichiarato, la quale dev’essere effettuata, stante l’analogia della fattispecie con quella del fondo patrimoniale, con le modalità previste dalll’art. 2647 cc, cioè contro ed a favore del disponente ovvero anche solo (come ammesso dalla prassi) contro il disponente, risultando così inequivocabilmente - nel quadro A (eventualmente integrato e specificato nel quadro D della nota) - la costituzione del vincolo.

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Tribunale di Cremona 8 ottobre 2013

E’ valido il trust liquidatorio istituito da una società in bonis.

Il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza, laddove essa venga dichiarata fallita, si scioglie per impossibilità sopravvenuta: tale soluzione si fonda sul principio, desumibile dal sistema, per il quale la normativa sulla liquidazione concorsuale contenuta nella legge fallimentare non può essere elusa e non sull’applicazione dell’art.78 LF poiché il trust, oltre a non essere assimilabile ad un mandato (somigliando piuttosto all’atto unilaterale di costituzione di una fondazione), non può considerarsi un rapporto pendente alla data del fallimento (dopo la stipula di esso, infatti, il fallito-disponente ha già completamente eseguito la sua prestazione, che consiste nella costituzione del vincolo sui beni eventualmente accompagnata, se il negozio non è autodichiarato, anche dal trasferimento degli stessi al trustee). In tal caso, inoltre: a) essendo il trust in questione regolato dalla legge di Jersey, il curatore potrà far accertare l’intervenuto scioglimento del trust «in sede di volontaria giurisdizione» ai sensi dell’art. 42 di detta legge; b) laddove, invece, la legge regolatrice del trust non attribuisca alla Corte gli ampi poteri previsti nella specie dalla legge di Jersey, il Curatore potrà comunque impugnarlo con l’azione revocatoria, la quale dovrò avere ad oggetto non il negozio istitutivo, ma quello dispositivo, poiché è solo quest’ultimo ad arrecare pregiudizio al ceto creditorio.

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Tribunale di Milano - Giudice del Registro delle Imprese 12 settembre 2013

Dev’essere ordinata, ex art. 2191 c.c., la cancellazione d’ufficio della cancellazione dal registro delle imprese in precedenza ottenuta da una società di capitali la quale, dopo aver deliberato la propria messa in liquidazione, aveva istituito un trust liquidatorio su tutto il suo patrimonio e presentato al registro delle imprese un bilancio finale di liquidazione che dava atto dell’inesistenza di un attivo da liquidare: tale bilancio, infatti, viola il disposto dell’art. 2495, comma 1, c.c., perché detta norma postula che la liquidazione sia terminata, mentre nel caso di specie essa deve ancora compiersi, essendo stata delegata al trustee.

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Tribunale di Treviso - Giudice del Registro delle Imprese 12 settembre 2013

Dev’essere ordinata, ex art. 2191 c.c., la cancellazione d’ufficio della cancellazione dal registro delle imprese in precedenza ottenuta da una società di capitali la quale, dopo aver deliberato la propria messa in liquidazione, aveva istituito un trust liquidatorio su tutto il suo patrimonio e presentato al registro delle imprese un bilancio finale di liquidazione che dava atto dell’inesistenza di un attivo da liquidare: tale bilancio, infatti, viola il disposto dell’art. 2495, comma 1, c.c., perché detta norma postula che la liquidazione sia terminata, mentre nel caso di specie essa deve ancora compiersi, essendo stata delegata al trustee.

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Tribunale di Bologna - Giudice Tutelare 12 giugno 2013

Può essere autorizzata la stipula, da parte dell’amministratore di sostegno ed in legale rappresentanza di un beneficiario di tale misura di tutela “lucido, adulto, in grado di comprendere e decidere sui suoi interessi ma impossibilitato a provvedervi adeguatamente per le proprie problematiche legate al gioco d’azzardo”, di un trust nel quale confluiranno i beni formanti il suo ingente patrimonio (ivi inclusi beni che erano stati oggetto di un precedente trust, poi cessato), e così strutturato: a) ne sarà legge regolatrice quella di Jersey; b) ne sarà trustee un dottore commercialista; c) ne saranno guardiani due avvocati, uno dei quali è lo stesso amministratore di sostegno; d) ne saranno beneficiari: durante la vigenza del trust, lo stesso incapace disponente (e tale posizione beneficiaria sarà oggetto di clausola “protective”); alla fine del medesimo la madre dell’incapace disponente ove essa sia in vita, in sua mancanza lo stesso incapace disponente, in mancanza di quest’ultimo i discendenti di costui ed in mancanza anche di costoro i soggetti che l’incapace disponente nominerà (sia nominativamente che per categoria), con atto fra vivi o con testamento; e) esso durerà fino alla morte dell’incapace disponente e comunque non oltre 50 anni dalla sua stipula; f) iltrustee avrà pieni poteri gestori, ma per il compimento di atti di valore eccedente un certo importo dovrà munirsi del consenso dei guardiani; g) la nomina e revoca dei guardiani sarà di competenza del Giudice Tutelare del luogo di apertura dell’amministrazione di sostegno ovvero, se egli declini di provvedere, del Presidente del Tribunale del luogo del domicilio del trustee.

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Tribunale di Reggio Emilia 10 giugno 2013

Il trust non è un soggetto di diritto: deve dunque rigettarsi l’istanza di sospensione presentata, in sede di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cpc, dal creditore procedente avverso l’ordinanza con la quale il processo esecutivo è stato dichiarato improseguibile poiché il pignoramento è stato notificato e trascritto nei confronti del trust (invece che nei confronti del trustee pro tempore) e deve, dunque, ritenersi nullo stante l’inesistenza del soggetto esecutato.

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Tribunale di Bassano del Grappa 29 maggio 2013

È ammissibile la trascrizione di un trust avente ad oggetto un’azienda comprensiva di immobili ed essa va effettuata, non essendo il trust un soggetto di diritto, a favore del trustee e non a favore del trust.

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Tribunale di Ragusa 29 maggio 2013

È annullabile in sede di reclamo il decreto del Tribunale ex art.10 della legge n°3 del 2012 che ha ritenuto inammissibile la composizione della crisi da sovraindebitamento mediante l’istituzione di un trust liquidatorio proposta da un imprenditore agricolo nonché da una s.n.c. agricola perché confliggente con l’interesse dei creditori, poiché la motivazione addotta da tale provvedimento (cioè la mancanza, nell’atto istitutivo di trust, dell’indicazione della sua legge regolatrice e delle scadenze e modalità di pagamento dei creditori, nonché di una clausola prevedente la consegna dei beni al curatore nell’ipotesi di fallimento dei debitori istanti), deve essere interpretata come  una richiesta di modifica del contenuto della proposta originaria: il procedimento, pertanto, regredisce alla fase in cui si è verificata tale nullità e la proposta modificata dev’essere valutata da altro giudice onde, in caso di valutazione positiva, essere nuovamente sottoposta al voto dei creditori (nel caso di specie, nel corso del procedimenti gli istanti in particolare avevano non solo effettuato le modifiche del trust in conformità a quanto indicato dal giudice, ma avevano altresi introdotto, quale soluzione alternativa al trust, quella del contratto di affidamento fiduciario).

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Tribunale di Arezzo – Sezione Distaccata di Montevarchi - Giudice Tutelare 21 maggio 2013 inedita

Dev’essere accolta, in sede di volontaria giurisdizione, la richiesta di nomina giudiziale del trustee di un trust interno in luogo di un trustee-società di capitali che, durante la pendenza di un’azione revocatoria promossa da una curatela fallimentare nei confronti di tale trust, si è cancellato dal registro delle imprese determinando, a seguito della relativa dichiarazione in giudizio da parte del suo difensore, l’interruzione del medesimo ex art.300 cpc, onde consentire alla curatela la notifica a tale nuovo trustee dell’atto di riassunzione del giudizio.

Né è d’ostacolo alla nomina suddetta la circostanza che l’atto istitutivo del trust attribuisca in via esclusiva il potere di effettuarla ad un giudice straniero (nel caso di specie: il giudice dell’isola di Jersey), dovendosi ritenere che tale clausola sia affetta da nullità in quanto: a) essendo il trust interno per definizione privo (sua legge regolatrice a parte) di collegamenti effettivi con ordinamenti esteri, secondo l’art.28 cpc il foro della volontaria giurisdizione deve inderogabilmente essere individuato nel luogo in cui sono ubicati gli interessi da proteggere e nel caso di specie, detti interessi sono ubicati a…(AR), perché in tale luogo non solo vi è l’immobile in trust, ma soprattutto risiedono i figli del disponente, i quali sono beneficiari del trust ed uno dei quali è addirittura minorenne (e quest’ultimo è un ulteriore profilo che rende urgente ed opportuna la nomina giudiziale del trustee, poiché la perdurante vacanza del suo ufficio renderebbe impossibile la gestione dei beni in trust); b) l’art.15 primo comma lettera a) ed e) della Convenzione prevede che un trust non possa ostacolare l'applicazione delle disposizioni inderogabili della legge italiana dettate in tema di protezione di minori e di incapaci nonché di creditori in casi di insolvibilità e nel caso di specie, vertendosi in tema di azione revocatoria nei confronti di un trust con un beneficiario minorenne, ricorrono entrambe le ipotesi suddette.

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Tribunale di Firenze 16 maggio 2013

L’art.2645-ter cc non si applica al trust interno.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

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Tribunale di Udine 23 aprile 2013

Deve escludersi la giurisdizione del giudice italiano relativamente al giudizio promosso dalla figlia naturale (cittadina italiana) di un soggetto defunto (cittadino italiano), nei confronti dei trustees (uno inglese e l’altro svizzero) nonché dei suoi due fratelli (cittadini italiani e figli legittimi del de cuius) e della vedova del defunto per veder accertare la nullità e la non  riconoscibilità in Italia del trust da quest’ultimo istituito in Inghilterra ed avente ad oggetto la partecipazione di controllo di una società holding lussemburghese, poiché l’atto istitutivo di tale trust contiene una clausola di deroga alla giurisdizione in favore dei giudici del Regno Unito provvista dei requisiti di forma indicati dall’art.23 del Reg.UE n°44 del 2000 e che deve ritenersi efficace anche nei confronti dell’attrice: la circostanza che essa abbia agito anche in qualità di beneficiaria del trust e di erede del disponente, infatti, vale ad escludere la sua qualità di soggetto terzo rispetto al negozio di trust.

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Tribunale di Siracusa 17 aprile 2013

Può essere omologato un accordo di separazione prevedente l’utilizzo di un trust (stipulato in precedenza e sottoposto alla condizione sospensiva dell’omologa) avente le seguenti caratteristiche: a) ne saranno disponenti i coniugi, i quali hanno  due figli minorenni; b) ne sarà oggetto l’immobile già residenza familiare, oggetto di comunione ordinaria fra i coniugi ed assegnato alla moglie; c) ne sarà trustee quest’ultima; d) sarà regolato dalla legge di Jersey; e) avrà quale finalità quella di garantire l’adempimento dell’obbligo di mantenimento dei figli nonché (considerato che l’immobile, pur assegnato alla moglie, è pur sempre esposto alle azioni di eventuali creditori dei disponenti e che, ove l’uno o l’altro di costoro si risposi una volta ottenuto il divorzio e poi deceda, esso diverrà di proprietà anche di soggetti diversi dalle figlie) il diritto abitativo delle figlie stesse nella ex casa familiare (che il trustee potrà comunque, ove sia opportuno per le loro esigenze, alienare onde impiegarne il prezzo nell’acquisto di altro immobile idoneo); f) durerà fino all’indipendenza economica dei figli e comunque fino al compimento, da parte del più giovane di essi, dell’età di 26 anni; g) avrà quale beneficiari (sia di reddito che finali) i figli.

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Tribunale di Firenze 11 aprile 2013

L’art.2645-ter cc non si applica al trust interno.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

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Tribunale di Bolzano 8 aprile 2013

E’ nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza e che poco dopo si cancella dal registro dell’imprese, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare.

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Tribunale di Ravenna 4 aprile 2013

Il trust autodichiarato è ammissibile nel nostro ordinamento.

È ammissibile la domanda di concordato preventivo con cessio bonorum il cui piano preveda l’assunzione, da parte di un soggetto diverso dal debitore, dell’obbligo di apportare propri beni da attuarsi mediante la successiva istituzione di un trust autodichiarato avente ad oggetto i medesimi e sottoposto alla condizione risolutiva della mancata omologa e dell’eventuale declaratoria di fallimento del debitore.

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Tribunale di Reggio Emilia 25 marzo 2013

Il trust non è un soggetto di diritto: deve dunque dichiararsi improseguibile il processo esecutivo promosso dal creditore procedente mediante un pignoramento notificato e trascritto nei confronti del trust (invece che nei confronti del trustee pro tempore), il quale deve ritenersi nullo stante l’inesistenza del soggetto esecutato.

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Tribunale di Udine 23 marzo 2013

La norma di cui all’articolo 5, comma 6, del regolamento CE 44/2001, la quale prevede che la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in altro Stato membro … 6) nella sua qualità di fondatore, trustee, o beneficiario di un trust costituito in applicazione di una legge o per iscritto o con clausola orale confermata per iscritto, davanti ai giudici dello Stato membro nel cui territorio il trust ha domicilio, stabilisce una competenza speciale non esclusiva che non esclude la possibilità per l’attore di scegliere, nell’ipotesi di più convenuti domiciliati in differenti stati, il foro di uno di essi qualora si tratti di posizioni con differenti fori generali competenti tra i quali siano ravvisabili ragioni di connessione tali da richiedere un’unica istruttoria e decisione.

Può definirsi una controversia “interna” al trust quella che attiene a questioni di nullità e riconoscibilità del trust stesso, in quanto coinvolge solo i soggetti ad esso direttamente interessati.

Poiché il trust è normalmente atto unilaterale proprio del disponente e non un contratto stipulato tra diverse parti, con esso mal si concilia il concetto di “terzo” utilizzato in contrapposizione a quello di “parte” per sostenere la estraneità al negozio dei beneficiari.

La disposizione contenuta nel terzo comma dell’art. 669 ter c.p.c., secondo la quale “se il giudice italiano non è competente a conoscere la causa di merito, la domanda si propone al giudice, che sarebbe competente per materia o valore, del luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare”, la quale enuncia il criterio della competenza riferito al “luogo di esecuzione” del provvedimento, è applicabile esclusivamente all’ipotesi di misura cautelare richiesta “ante causam” e non all’ipotesi di misura cautelare richiesta nel corso del giudizio di merito davanti a giudice privo di giurisdizione.

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Testo del provvedimento consultabile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Arezzo 15 marzo 2013 inedita

Nel caso in cui il difensore di una società trustee di un trust che è stata convenuta in giudizio in un’azione revocatoria promossa nei confronti del medesimo dichiari in udienza l’avvenuta estinzione di tale società per cancellazione dal registro delle imprese, dev’essere dichiarata l’interruzione del processo ai sensi dell’art.300 cpc.

 

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Tribunale di Milano - Giudice Tutelare 6 marzo 2013

Tizia, vedova e titolare della responsabilità genitoriale sul minore Caio, il quale ha ereditato dal padre un rilevante patrimonio mobiliare, ottiene dal giudice tutelare l’autorizzazione a farne oggetto, in sua legale rappresentanza, di un trust avente quale esclusivo beneficiario il minore stesso, quali trustees due società professionalmente dedite a tale attività e quali guardiani Tizia ed altro soggetto vicino al minore.

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Tribunale di Bari 12 febbraio 2013

Nel caso in cui una s.a.s. ed i suoi due accomandatari abbiano posto in essere un trust liquidatorio avente ad oggetto i rispettivi beni (nominandone trustee uno degli accomandatari) e mirante a ristrutturare le posizioni debitorie degli stessi disponenti (nonché di altre quattro società riferibili ai detti accomandatari) e successivamente la s.a.s. ottengal’omologa di una domanda di concordato il cui piano recepisce tale trust, dev’essere accolta la domanda revocatoria ex art. 2901 c.c. proposta da taluni soggetti - creditori sia della s.a.s. che degli accomandatari – nei confronti del conferimento in trust effettuato da questi ultimi.

Poiché il trust liquidatorio è un atto a titolo oneroso, in caso di azione revocatoria la prova dell’esistenza del presupposto soggettivo in capo al terzo cui fa riferimento l’art. 2901, comma 1, n. 2, c.c. dev’essere fornita avuto riguardo alla persona del trustee (va segnalata, però, la palese contraddizione in cui cade la decisione, la quale addiviene alla conclusione suddetta pur avendo affermato, in un passo precedente della motivazione, che nel trust a titolo oneroso lo stato soggettivo rilevante ai fini della revocatoria è - oltre a quello del disponente - quello del beneficiario).

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Tribunale di Lodi 30 gennaio 2013

I beneficiari di un trust non sono liticonsorti necessari nel giudizio promosso per farne dichiarare la nullità, poiché essi non sono parti del negozio impugnato, il quale deve ritenersi un contratto stipulato dal disponente con il trustee, soggetti questi ultimi che devono ritenersi i soli legittimati passivi rispetto a tale domanda.

I beneficiari di un trust sono liticonsorti necessari nel giudizio promosso ex art.2901 cc per farne dichiarare la revoca, poiché: a) essi vantano diritti nei confronti del trustee e sul trust-fund (anche se si tratta di diritti solo eventuali che richiedono la mediazione del trustee) in maniera analoga a quanto accade per il coniuge del soggetto che ha costituito il fondo patrimoniale oggetto di revocatoria dato che anche nei confronti di quello (come beneficiario dell’atto) si spiegheranno gli effetti pregiudizievoli dell’accoglimento della domanda che riconosce al coniuge predetto la qualità di litisconsorte necessario in quanto ‘interessato sostanziale’ alla controversia ex art. 2901 c.c. (cfr Cass. 21494/11 e 1242/2012); b) la giurisprudenza di legittimità che ha sinora escluso il litisconsorzio, nella causa di revocatoria, dei figli della coppia che ha costituito il fondo patrimoniale; le medesime ragioni esposte nelle citate pronunce comportano, ragionando a contrario, la necessaria chiamata in causa dei beneficiari di un trust, istituito in favore di soggetti determinati o determinabili (vested in interest), per i quali non è meramente eventuale l’attribuzione dei beni in trust; c) essendovi un’esigenza di simmetria tra le opposte posizioni delle parti processuali, come si riconosce la legittimazione a proporre l’azione revocatoria anche al creditore titolare di un credito condizionato (cfr Cass. 2400/1990) o meramente eventuale (cfr Cass. 5863/1998), e quindi, privo di un diritto soggettivo certo, liquido ed esigibile nei confronti del debitore disponente, così deve ravvisarsi la necessità di coinvolgere nell’azione revocatoria di un trust i beneficiari contingent del medesimo, i quali vantano sui beni in trust un’aspettativa giuridica e godono di veri e propri diritti nei confronti del trustee.

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Tribunale di Milano 22 gennaio 2013

È ammissibile la revoca con provvedimento d’urgenza ex art.700 cpc del trustee di un trust liquidatorio autodichiarato (e del quale costui è altresì beneficiario del residuo) il quale abbia posto in essere comportamenti pregiudizievoli per i creditori-beneficiari.

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Tribunale di Monza 3 gennaio 2013

Dev’essere rigettata la domanda di revoca ex art.2901 cc di un trust proposta nei confronti del negozio istitutivo e non di quello dispositivo, poiché è solo quest’ultimo ad arrecare pregiudizio al creditore.

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Tribunale di Torre Annunziata – Sezione Distaccata Sorrento 27 dicembre 2012

Il trust interno è inammissibile nel nostro ordinamento, poiché la Convenzione de L’Aja, contenendo solo norme di diritto internazionale privato, consente il riconoscimento dei soli trust muniti di obiettivi elementi di internazionalità.

Dev’essere accolta la domanda di revoca ex art.2901 cc di un trust istituito da un soggetto al solo scopo di sottrarsi al pagamento degli assegni di mantenimento dei figli previsti dalla sentenza di divorzio.

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Tribunale di Firenze 12 dicembre 2012 - inedita

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

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Corte d'Appello di Catania 21 novembre 2012

Dev’essere respinto il reclamo avverso il provvedimento del Tribunale che ha dichiarato la non ammissione al concordato preventivo (nonché il fallimento) di una società che, nel corso dell’istruttoria prefallimentare, ha presentato una domanda di concordato preventivo il cui piano prevede l’utilizzo di un trust autodichiarato liquidatorio (trust istituito prima della presentazione di detta domanda, non recante menzione alcuna dell’intendimento di presentarla e dunque evidentemente privo di una clausola che ne subordini l’operatività all’omologa del concordato), in quanto: a)  la mancanza della clausola suddetta non consente di evitare il rischio (verificatosi nel caso di specie) che, nel caso di rigetto della proposta concordataria, i beni del debitore, ormai costituenti patrimonio segregato, siano sottratti al pagamento dei creditori; b) la coincidenza fra soggetto disponente e soggetto trustee che dovrà liquidare i beni in trust, oltre a violare il disposto dell’art.182 secondo comma LF (il quale, rinviando all’art.28 LF, prevede che il liquidatore debba avere gli stessi requisiti che deve avere il curatore) costituisce, unitamente alle caratteristiche dei soggetti individuati dall’atto istitutivo come guardiani (cioè la società socia di maggioranza della società disponente, il legale di fiducia di detta socia di maggioranza ed legale di fiducia degli azionisti di minoranza della società disponente) un forte elemento di sospetto sulla regolare operatività del trust.

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Tribunale di Bologna - Giudice Tutelare 7 agosto 2012

Tizio e Caia, in legale rappresentanza dei tre figli minorenni, i quali hanno ricevuto in donazione la quota indivisa di 1/3 ciascuno della nuda proprietà di un immobile, chiedono ed ottengono l’autorizzazione a stipulare un trust nel quale i minori conferiranno le suddette quote ed il loro nonno conferirà, oltre ad una somma di denaro, l’usufrutto sul medesimo immobile: detto trust avrà quali soli beneficiari i minori stessi.

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Tribunale di Reggio Emilia 2 maggio 2012

Il trust liquidatorio istituito da una società è valido non solo quando essa sia in bonis, ma anche se essa versi in stato di insolvenza, dovendosi escludere l’inderogabilità della legge fallimentare e della soggezione del debitore alla liquidazione concorsuale ivi prevista poiché a) il debitore in crisi ben può avvalersi, in luogo di essa, di strumenti privatistici liquidatori come ad esempio la cessio bonorum di cui agli artt. 1977 ss. c.c.; b) il  nuovo testo dell’art. 6 LF, non prevede più la declaratoria d’ufficio del fallimento; c) visto il tenore dell’art. 217 n. 4 LF, l’imprenditore ha l’obbligo di chiedere il proprio fallimento solo quando la sua inerzia provochi un aggravamento del dissesto.

Ne discende che, ove la società disponente venga dichiarata fallita, tale trust continuerà ad avere esecuzione ed il curatore potrà: a) impugnarlo, ove ne ricorrano i presupposti, mediante l’azione revocatoria o quella di simulazione oppure, stante la sua qualità di portatore dell’interesse dei creditori concorsuali, ovvero b) farlo cessare invocando la c.d. regola «Saunders v. Vautier» (ove essa risulti applicabile in base alla legge straniera regolatrice del trust).

E’ nullo per indeterminatezza dell’oggetto il trust liquidatorio avente ad oggetto la totalità dei cespiti aziendali della società disponente ed al cui atto istitutivo risulta allegato, invece di un inventario dei medesimi e di un estratto dei libri contabili riportanti debiti e crediti, soltanto uno specchietto del bilancio indicante voci prive di significato, cioè mere poste contabili come «crediti verso dipendenti», «arrotondamenti su retribuzioni», «capitale sociale» e via dicendo.

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Tribunale di Reggio Emilia 26 aprile 2012

Nel caso di azione revocatoria di un trust i beneficiari sono sempre litisconsorti necessari: nel caso in cui, pertanto, nessuna delle parti processuali abbia provveduto all’integrazione del contraddittorio ordinata dal giudice ex art.102 cpc (nel caso, ciò era avvenuto ad opera dell’ordinanza Trib.Reggio Emilia 27.8.2011), il giudizio dev’essere dichiarato (alla luce di Cass.12740/2001 e Cass.10322/2004) improseguibile, considerate sia l’applicabilità ratione temporis a far tempo dal 4.7.2009 dell’art. 307, comma 3, c.p.c. nella versione anteriore a quella introdotta dalla L. n. 69/2009 (tale norma prevede che, nel caso in esame, può essere dichiarata l’estinzione del processo solo se vi è eccezione di parte in tal senso), sia l’assenza di una siffatta eccezione.

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Tribunale di Modena 14 marzo 2012

In presenza di un’azione revocatoria di un trust, per stabilire se esso è un atto a titolo gratuito ovvero oneroso occorre esaminare il rapporto fra disponente e beneficiari sotteso all’attribuzione a costoro della posizione beneficiaria.

Il trust familiare è un atto a titolo gratuito e dunque, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°1 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del solo disponente; nel caso invece di trust a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi, altresì, allo stato soggettivo del beneficiario.

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Tribunale di Napoli 13 marzo 2012

È ammissibile la richiesta, in sede di volontaria giurisdizione, della revoca del trustee e di sua sostituzione con un nuovo trustee, ma occorre che sia provata la sussistenza di una giusta causa (nel caso di specie, gli eredi del disponente, beneficiari di un trust discrezionale regolato dalla legge di Jersey, lamentavano che il trustee non avesse fornito loro le informazioni richieste in ordine alla gestione dei beni ed alla tenuta della contabilità, ma l’adito giudice ha escluso, alla luce delle previsioni della legge regolatrice e delle clausole del trust, che il trustee fosse tenuto a fornirle ed ha pertanto respinto l’istanza di revoca).  

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Tribunale di Milano 12 marzo 2012

Dev’essere ordinata, ex art. 2191 c.c., la cancellazione d’ufficio della cancellazione dal registro delle imprese in precedenza ottenuta da una società di capitali la quale, dopo aver deliberato la propria messa in liquidazione, aveva istituito un trust liquidatorio su tutto il suo patrimonio e presentato al registro delle imprese un bilancio finale di liquidazione che dava atto dell’inesistenza di un attivo da liquidare: tale bilancio, infatti, viola il disposto dell’art. 2495, comma 1, c.c., perché detta norma postula che la liquidazione sia terminata, mentre nel caso di specie essa deve ancora compiersi, essendo stata delegata al trustee.

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Tribunale di Urbino 31 gennaio 2012

Il trust può realizzare interessi meramente leciti, poiché l’art.2645-ter cc, il quale richiede invece un quid pluris rispetto alla mera liceità, non si applica a tale istituto.

Il trust non è un istituto con valenza «residuale» e può dunque essere impiegato anche se, nel caso concreto, si potrebbe utilmente far ricorso ad altri negozi, tipici o atipici, reperibili nel nostro ordinamento civilistico (nel caso di specie: il patto di famiglia).

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Tribunale di Bologna - Giudice Tutelare 23 gennaio 2012

L’avv.Tizio è amministratore di sostegno di Caia, con potere di compiere in sua vece ogni atto di ordinaria o straordinaria amministrazione, previo parere della medesima e, nel caso della straordinaria amministrazione, previa autorizzazione giudiziale. All’epoca in cui Caia era minorenne, i suoi genitori Sempronio e Mevia avevano posto in essere un trust regolato dalla legge di Jersey e del quale erano beneficiari i disponenti e costei. A seguito del decesso di Sempronio a Caia perviene, in virtù di rappresentazione, la cospicua eredità relitta dalla nonna. Tizio e Caia presentano congiuntamente un’istanza nella quale rappresentano l’opportunità: a) di sciogliere anticipatamente il preesistente trust con limitato riferimento a taluni beni (in applicazione della regola Saunders v. Vautier), che saranno suddivisi fra Mevia e Caia; b) di modificare il contenuto del suddetto trust, prevedendo che i beni immobili che ne sono ancora oggetto vengano venduti per poi distribuirne il ricavato fra Mevia e Caia; c) di far confluire in uno stipulando ulteriore trust ad esclusivo beneficio di Caia sia i beni ad essa pervenuti dallo scioglimento parziale del trust sub a) che quelli da essa come sopra ereditati. L’adito giudice autorizza le operazioni sub a) e sub b) e dà parere favorevole all’effettuazione di quella sub c), che si riserva di autorizzare una volta che sarà sottoposta al suo esame la bozza dell’atto istitutivo del trust.

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Tribunale di Milano - Giudice Tutelare 20 gennaio 2012

L’amministratore di sostegno può essere autorizzato all’istituzione di un trust nell’interesse dello stesso beneficiario della procedura, affetto da prodigalità, ed avente ad oggetto il suo patrimonio mobiliare (nel caso di specie, su istanza di Tizio e Caio, figli di Sempronia che è affetta da prodigalità in quanto dedita al gioco d’azzardo, il giudice tutelare nomina a quest’ultima un amministratore di sostegno nella persona dell’Avv.Mevia, alla quale viene conferito sia il potere di assistere Sempronia nel compimento, previa autorizzazione giudiziale, di eventuali atti di straordinaria amministrazione concernenti il suo patrimonio immobiliare, sia quello di istituire, in legale rappresentanza di costei, un trust avente ad oggetto il suo patrimonio mobiliare e del quale sarà esclusiva beneficiaria Sempronia stessa).

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Tribunale di Torino 27 dicembre 2011

Il trustee di un trust mediante il quale è stata lesa una quota di legittima è legittimato passivo nell’azione di riduzione promossa del legittimario pretermesso.

Nel caso di specie, Tizio, pochi giorni dopo avere istituito con atto fra vivi un trust avente ad oggetto le sue partecipazioni totalitarie in due società di capitali, destinato a durare 30 anni ed avente quali beneficiari in parti uguali i suoi quattro figli (due dei quali avuti dalla convivente more uxorio Sempronia), era deceduto ab intestato, lasciando quali eredi legittimi del suo restante patrimonio la moglie separata Caia ed i suddetti figli.

Caia, ritenendo il trust in oggetto lesivo dei suoi diritti di legittimaria (l’eredità relitta dal de cuius, infatti, aveva infatti un saldo negativo), aveva agito in riduzione contro il medesimo, convenendo in giudizio la trustee Mevia (nipote del disponente) ed i quattro beneficiari: prima di decidere il merito del giudizio, l’adito giudice, respingendo un’eccezione a tal riguardo sollevata, ritiene Mevia legittimata passiva rispetto all’azione di riduzione.

Di seguito un passo del citato provvedimento: “…pacifica è la legittimazione passiva del trustee per quanto concerne I'azione di riduzione. Nell'azione di riduzione di donazioni contrattuali dirette legittimato passivo è la controparte negoziale del donante defunto: v'è, infatti, perfetta coincidenza tra il depauperamento del patrimonio del de cuius e l'arricchimento del patrimonio del donatario. Tale simmetria non ricorre necessariamente nelle donazioni e negli atti a titolo gratuito indiretti, tra i quali rientrano le disposizioni di trust in esame. Qui il diritto potestativo dell'erede pretermesso di ridurre le liberalità lesive fa sorgere - tramite una sentenza costitutiva - un diritto di credito di quest'ultimo nei confronti del gratificato. Analogicamente, nel caso in esame, una volta apertasi la successione e accertata (almeno a livello potenziale) Ia lesione della legittima, deve riconoscersi all'attrice un'azione di impugnazione del programma di trust lesivo della legittima che individua come legittimato passivo il trustee, a cui favore iI de cuius ha disposto di beni di sua proprieta'”.

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Cassazione n.28363/2011 - 22 dicembre 2011

Non essendo il trust un soggetto di diritto, in caso di violazione di norme del Codice della Strada da parte di un’autovettura oggetto di un trust è il trustee (e non il trust) ad essere obbligato in solido con l’autore della violazione ex art.196 di detto Codice al pagamento della relativa sanzione amministrativa.

Il trust produce un effetto di separazione patrimoniale unilaterale o bilaterale a seconda di cosa preveda, al riguardo, la legge regolatrice scelta dal disponente (vedi in particolare la sentenza Investec Trust (Guernsey) Ltd and Others v Glenalla Properties Ltdand Others).

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Il testo del provvedimento è consultabile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Milano 15 novembre 2011

Sentenza relativa ad un divorzio su ricorso congiunto la quale riproduce il contenuto di tale ricorso e fa seguito ad un precedente decreto di omologazione di un accordo di separazione (trattavasi di Trib.Milano 8.3.2005): in essa si prevede la permanenza in vita del trust ivi istituito, le dimissioni del trustee originario (l’ex marito il quale ne era altresì il disponente) e l’assunzione di tale ufficio da parte della ex moglie.

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Tribunale di Urbino 11 novembre 2011

Il trust è un contratto fra disponente e trustee, il quale dunque si perfeziona con l’accettazione dell’incarico da parte di quest’utimo.

Il trust può realizzare interessi meramente leciti poiché - pur se ad esso si applica l’art.2645-ter c.c. - tale norma va interpretata nel senso che essa ritiene sufficiente la realizzazione di interessi meramente leciti.

L’art. 2645-ter c.c. non ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo tipo di negozio avente causa destinatoria (cioè l’atto di destinazione), ma ha soltanto inteso prevedere la trascrivibilità di «un particolare tipo di effetto negoziale, quello di destinazione», eventuale nonché «accessorio rispetto agli altri effetti di un negozio tipico o atipico cui può accompagnarsi».

Il trust non è un istituto con valenza «residuale» e può dunque essere impiegato anche se, nel caso concreto, si potrebbe utilmente far ricorso ad altri negozi, tipici o atipici, reperibili nel nostro ordinamento civilistico (nel caso di specie: il patto di famiglia).

Il trust lesivo di legittima non è nullo, ma riducibile.

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Tribunale di Pescara 11 ottobre 2011

Il trust autodichiarato è ammissibile.

È ammissibile la domanda di concordato preventivo con cessio bonorum il cui piano preveda l’assunzione, da parte di un soggetto diverso dal debitore, dell’obbligo di apportare propri beni da attuarsi mediante la successiva istituzione di un trust avente ad oggetto i medesimi.

In tale ipotesi, il Tribunale può, ove il trustee di tale trust non sia stato nominato dal terzo-disponente, avvalersi del potere conferitogli dall’art. 182 LF per nominare il soggetto che dovrà rivestire detto ufficio.

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Tribunale di Reggio Emilia 27 agosto 2011

Il trust prevedente il trasferimento dei beni ad un trustee è un negozio unilaterale recettizio, poiché la dichiarazione istitutiva del disponente ha come destinatario il trustee.

Il trust autodichiarato è ammissibile.

Il trust autodichiarato è un negozio unilaterale non recettizio, posto che il disponente coincide con la figura del trustee: non è pertanto possibile dichiararne la simulazione, ostandovi l’art. 1414, ultimo comma, c.c.

L’atto di destinazione non può avere ad oggetto beni e diritti diversi da quelli espressamente previsti dall’art.2645-ter cc.

Non è ammissibile la nomina giudiziale di un trustee, neppure se essa è prevista dall’atto istitutivo del trust, poiché essa non è prevista da alcuna norma interna.

Nel caso di azione revocatoria di un trust il quale abbia natura di atto a titolo oneroso, per dar prova dell’elemento psicologico richiesto dall’art.2901 primo comma n°2 cc deve guardarsi allo stato soggettivo del beneficiario, poiché è quest’ultimo ad avvantaggiarsi del negozio destinatorio mentre il gestore ha la mera funzione di strumento attuativo della volontà del disponente.

Nel caso di azione revocatoria di un trust i beneficiari sono sempre litisconsorti necessari.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF può avere quale finalità non solo il risanamento dell’impresa, ma anche la mera liquidazione dei cespiti aziendali e può vedere la partecipazione anche di un soggetto diverso dall’imprenditore in crisi, il quale mette propri beni a disposizione dei creditori di costui.

Il trust può essere utilizzato per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF, pur se il ricorso a detto negozio consente al debitore-disponente di proteggere i propri beni da iniziative esecutive e cautelari per un periodo eccedente quello fissato dall’art. 182-bis terzo comma LF.

Il trust può essere utilizzato per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art.182-bis LF anche da parte di un soggetto diverso dall’imprenditore in crisi (nel caso di specie, si trattava di un trust istituito da un accomandatario ed attuativo di un accordo di ristrutturazione concernente una s.a.s. in liquidazione).

Il divieto, per i creditori per titolo e causa anteriore alla pubblicazione dell’accordo di ristrutturazione, di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, sancito dall’art. 182-bis terzo comma LF, non si estende anche ai beni del soggetto diverso dall’imprenditore in crisi che abbia partecipato all’accordo.

La sostituzione del trustee, determinando un fenomeno di successione a titolo particolare (e non a titolo universale) ai sensi dell’art. 111 c.p.c., è evento inidoneo a determinare l’interruzione di un processo.

L’opposizione del soggetto al tempo stesso disponente e trustee di un trust autodichiarato nei confronti di un pignoramento promosso da un creditore di tale soggetto ha natura di opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 2, c.p.c. e non di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c.

E’ nulla (e tale nullità è dichiarabile d’ufficio) la clausola (cosiddetta “di decadenza”) di un trust stipulato da un soggetto diverso da una società in crisi per attuare un accordo di ristrutturazione dei debiti di essa ex art.182-bis LF, la quale preveda che la posizione beneficiaria dei creditori sociali verrà meno in caso di esercizio, da parte di costoro, di azioni giudiziarie o extragiudiziarie volte a soddisfare il loro credito nei confronti della società, del liquidatore di essa, dei suoi ex amministratori o dei soci: tale clausola, infatti, può ritenersi valida solo se destinata ad operare a fronte della proposizione, da parte del beneficiario, di un’azione giudiziaria «irragionevole e non giustificata» e non anche laddove essa miri esclusivamente (come nel caso di specie) ad impedirgli di adire il giudice.

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Tribunale di Bolzano 23 luglio 2011

È nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza e che poco dopo si cancella dal registro dell’imprese, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare: dev’essere pertanto concesso al creditore sociale il sequestro conservativo di beni sociali.

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Tribunale di Bolzano 17 giugno 2011

Dev’essere ordinata, ex art. 2191 c.c., la cancellazione d’ufficio della cancellazione dal registro delle imprese in precedenza ottenuta da una società di capitali la quale, dopo aver deliberato la propria messa in liquidazione, aveva istituito un trust liquidatorio su tutto il suo patrimonio e presentato al registro delle imprese un bilancio finale di liquidazione che dava atto dell’inesistenza di un attivo da liquidare: tale bilancio, infatti, viola il disposto dell’art. 2495, comma 1, c.c., perché detta norma postula che la liquidazione sia terminata, mentre nel caso di specie essa deve ancora compiersi, essendo stata delegata al trustee.

Poiché con l’operazione suddetta la società presumibilmente intendeva tentare di sottrarsi alla declaratoria di fallimento, gli atti vanno trasmessi al P.M. affinché proponga istanza di fallimenti ed effettui gli opportuni accertamenti penali.

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Tribunale di Brindisi 28 marzo 2011

L’art. 2645-ter c.c. si applica solo all’atto di destinazione e non anche al trust, per il quale dunque è sufficiente la realizzazione di interessi meramente leciti.

E’ ammissibile l’atto di destinazione prevedente un trasferimento di beni dal disponente ad un terzo gestore.

L’atto di destinazione non può avere ad oggetto beni e diritti diversi da quelli espressamente previsti dall’art. 2645-ter c.c.

Poiché l’art. 2645-ter c.c. fa riferimento alla meritevolezza degli interessi, l’atto di destinazione non può mirare alla realizzazione di interessi meramente leciti, richiedendo la norma un quid pluris.

Non può essere riconosciuto, visti gli artt. 13 e 15, par. 1, lett. e della Convenzione de L’Aja 1.7.1985, un trust liquidatorio istituito da una società in stato di insolvenza non solo perché viola la normativa fallimentare, ma anche perché non include un creditore sociale fra i beneficiari ed ha una durata (sei anni) “inconciliabile con la ragionevole aspettativa dei creditori ad un realizzo dei rispettivi crediti entro un termine ragionevole, non potendosi imporre ai creditori… che non abbiano in alcun modo prestato una qualche forma di adesione al trust, di attendere così lungo tempo per veder soddisfatto il proprio credito”: deve pertanto essere respinta  l’opposizione di terzo proposta dal trustee nei confronti un’esecuzione mobiliare promossa, su beni oggetto del trust, dal suddetto creditore sociale.

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Tribunale di Mantova 25 marzo 2011

È valido il trust liquidatorio istituito da una società in bonis, mentre se è istituito (come nel caso di specie) da una società già in stato di insolvenza, esso è nullo in quanto volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare, salvo che l’atto istitutivo preveda, quale condizione risolutiva del negozio (e dunque quale evento che obbliga il trustee a consegnare il fondo al curatore), la declaratoria di fallimento della società disponente.

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Tribunale di Reggio Emilia 14 marzo 2011

Il trust non è un soggetto di diritto.

Il trust è un istituto con valenza «residuale», cioè legittimamente utilizzabile solo se, non potendosi utilmente far ricorso ad altri negozi, tipici o atipici che essi siano, reperibili nel nostro ordinamento civilistico, esso sia in grado di offrire all’operatore un quid pluris.

Il trust produce un effetto di separazione patrimoniale unilaterale o bilaterale a seconda di cosa preveda, al riguardo, la legge regolatrice scelta dal disponente (vedi in particolare la sentenza Investec Trust (Guernsey) Ltd and Others v Glenalla Properties Ltdand Others).

Nel caso in cui un trust liquidatorio comporti il trasferimento, dall’imprenditore in crisi disponente al trustee, dell’attivo e passivo aziendale e possa, pertanto, ritenersi verificato un vero e proprio trasferimento dell’azienda, anche il trustee (ove ricorra altresì il presupposto di cui all’art. 2560, comma 2, c.c.) risponde dei debiti del disponente e dunque, i creditori di quest’ultimo (siano essi o meno beneficiari del negozio destinatorio) continuano a poter escutere i beni destinati senza dover procedere ad alcuna impugnativa di tale negozio.

È nullo per indeterminatezza dell’oggetto il trust liquidatorio avente ad oggetto la totalità dei cespiti aziendali della società disponente ed al cui atto istitutivo risulta allegato, invece di un inventario dei medesimi e di un estratto dei libri contabili riportanti debiti e crediti, soltanto uno specchietto del bilancio indicante voci prive di significato, cioè mere poste contabili come «crediti verso dipendenti», «arrotondamenti su retribuzioni», «capitale sociale» e via dicendo.

È nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza e che poco dopo si cancella dal registro dell’imprese, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare; visto il carattere penalmente rilevante di tale condotta, il giudice deve inoltre segnalarla alla Procura della Repubblica.

L’opposizione del trustee nei confronti di un pignoramento presso terzo promosso da un creditore della società disponente ed avente ad oggetto un credito che quest’ultima aveva trasferito al trustee ha natura di opposizione di terzo e non di opposizione all’esecuzione.

L’esecuzione forzata promossa da un creditore in virtù di un titolo esecutivo ottenuto nei confronti di una società dopo che la medesima si era cancellata dal registro delle imprese – e dunque nei confronti di un soggetto non più esistente - dev’essere dichiarata improseguibile.

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Tribunale di Torino 10 febbraio 2011

È ammissibile la trascrizione del trust contro il disponente ed a favore del trust, pur se quest’ultimo non è un soggetto di diritto: ciò in virtù dell’art.2645 cc ed in considerazione dei vantaggi pratici che da tale modalità trascrittiva discendono in caso di mutamento del trustee, essendo in tal caso sufficiente l’annotazione dell’atto contenente la nomina del nuovo trustee a margine della trascrizione suddetta.

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Tribunale di Milano 29 ottobre 2010

È nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare, salvo che l’atto istitutivo preveda, quale condizione risolutiva del negozio (e dunque quale evento che obbliga il trustee a consegnare il fondo al curatore), la declaratoria di fallimento della società disponente.

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Tribunale di Forlì 23 settembre 2010

Può essere omologato un accordo di separazione prevedente l’assunzione, da parte di uno dei coniugi (nel caso di specie: il marito), dell’obbligo di istituire (entro e non oltre un mese dall’omologa della separazione) un trust prevedente il trasferimento dell’immobile adibito a casa familiare ad un trustee (nel caso di specie: la moglie), mirante a garantire l’adempimento, da parte del disponente, dell’obbligo di pagamento di un assegno di mantenimento del figlio minorenne e destinato a durare fino al venir meno delle esigenze di mantenimento di quest’ultimo e, comunque, fino al compimento da parte dello stess, una volta divenuto maggiorenne, di una certa età.

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Tribunale di Firenze 9 novembre 2010

Può essere concesso, ex art. 2905, comma 2, c.c., il sequestro conservativo di partecipazioni sociali fatte oggetto di un trust familiare da parte del debitore che sia stato richiesto da un creditore prima dell’avvio del giudizio revocatorio: la sussistenza del fumus boni juris si evince dal fatto che il trust è stato palesemente stipulato dal debitore per tentare di sottrarsi al pagamento (a tal riguardo va precisato che, essendo il trust familiare un atto a titolo gratuito, è sufficiente dar prova della sussistenza dell’elemento psicologico della revocatoria di cui all’art.2901 primo comma n°1 cc con riferimento al solo disponente), mentre il periculum in mora discende in particolare dalla non iscrivibilità nel registro delle imprese, da parte del creditore, della domanda revocatoria.

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Testo del provvedimento reperibile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Rimini 21 agosto 2010

Dev’essere negata l’autorizzazione ex art. 747 c.p.c. alla costituzione di un trust, da parte di soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno ed in condizioni di pressoché totale incapacità d’agire, mediante trasferimento ad un trustee di beni dell’incapace di provenienza successoria ed avente quali beneficiari, oltre a costui, soggetti ulteriori (nel caso di specie: i figli nascituri non concepiti dell’incapace-disponente, i figli nascituri di costoro, soggetti terzi che potranno in seguito essere nominati da costui ovvero da un terzo cui egli abbia attribuito un potere siffatto, i fratelli e le sorelle dei genitori premorti ed un’associazione): ciò in quanto la tutela dell’incapace già è adeguatamente assicurata dagli istituti posti a protezione del medesimo e la designazione inter vivos di beneficiari ulteriori costituisce atto gratuito vietato all’incapace.

Deve inoltre ritenersi nulla la clausola di siffatto trust secondo la quale il trustee potrà compiere senza autorizzazione giudiziale gli atti di straordinaria amministrazione sui beni in trust, perché essa non è conforme alle inderogabili disposizioni di legge in materia di tutela delle persone incapaci in quanto volta a sottrarre ai competenti organi giurisdizionali il controllo sulla gestione dei beni.

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Tribunale di Sassari 13 luglio 2010

Deve essere dichiarata nulla la trasformazione eterogenea di società di capitrali in trust.

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Tribunale di Genova 29 marzo 2010

Il giudice può procedere alla nomina del nuovo trustee in sostituzione di quello dimissionario atteso che siffatto potere gli è conferito dall’atto istitutivo del trust e che la relativa clausola, oltre ad essere conforme alla legge regolatrice del trust, non contrasta con alcuna norma imperativa o principio di ordine pubblico dell’ordinamento giuridico italiano.

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Tribunale di Milano - Sezione Fallimentare 25 marzo 2010

L’art. 15, comma 8, LF consente l’emissione di un provvedimento giudiziale ordinante al fallendo e/o ad un terzo la costituzione di un negozio destinatorio a tutela del ceto creditorio (nel caso di specie il giudice adito da una s.p.a. che aveva richiesto il proprio fallimento e che, avuto riguardo ad una serie di pignoramenti presso terzi avviati da suoi creditori, desiderava che fosse «disposta la liberazione» delle somme oggetto di tali procedure esecutive, onde essa potesse utilizzarle «con le dovute cautele e sotto il controllo del Tribunale, in una prospettiva di migliore conservazione del patrimonio aziendale e nel rispetto della par condicio», dopo aver escluso che, in base alla norma in esame, si possa inibire o sospendere una procedura esecutiva -così anticipando gli effetti dell’art. 51 LF - ha ordinato a ciascuno dei creditori procedenti nelle dette esecuzioni forzate di creare, entro 5 giorni da quando il provvedimento sarebbe stato loro notificato, un «conto corrente dedicato», cioè posto a tutela del ceto creditorio, nel quale costoro avrebbero dovuto far affluire le somme rispettivamente ricavate da tali procedure esecutive, precisando infine che i terzi pignorati avrebbero effettuato un pagamento liberatorio solo versando le somme dovute in detti conti correnti e che i creditori procedenti avrebbero potuto disporre delle giacenze dei medesimi conti solo previa autorizzazione del Tribunale fallimentare stesso).

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Tribunale di Reggio Emilia 6 marzo 2010

La sostituzione del trustee, determinando un fenomeno di successione a titolo particolare (e non a titolo universale) ai sensi dell’art. 111 c.p.c., è evento inidoneo a determinare l’interruzione di un processo.

Il trustee che sia, in tale qualità, parte processuale, non può né testimoniare (essendo - appunto - parte) né rendere un interrogatorio formale (essendo egli privo della libera disponibilità dei beni in trust).

Non è possibile la nomina giudiziale di un trustee, perché essa non è prevista dal alcuna norma interna.

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Tribunale di Milano - Giudice Tutelare 5 marzo 2010

Può essere autorizzata, in quanto conforme all’interesse dell’interdetto, la conferma ex art.590 cc, da parte del tutore, di una disposizione testamentaria recante istituzione di un trust del quale è beneficiario vitalizio il soggetto incapace ed affetta da nullità (nel caso di specie, tale disposizione non specificava quale dovesse essere la legge straniera regolatrice del trust ed era lesiva della legittima spettante all’interdetto, figlio del testatore, in quanto fonte di un peso sulla medesima vietato dall’art.549 c.c.).

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Tribunale di Voghera 25 febbraio 2010

Il trust non è un soggetto di diritto: deve pertanto essere sospesa l’esecuzione forzata promossa da un creditore, sulla base di un titolo esecutivo ottenuto nei confronti del trustee in proprio e nella sua qualità, nei confronti del trust.

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Tribunale di Alessandria 24 novembre 2009

Un trust liquidatorio esecutivo di un piano attestato ex art. 67, comma 3, lett. d), l. fall. è un atto a titolo oneroso: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è necessario provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione non solo in capo al disponente, ma anche in capo ai beneficiari di tale trust (cioè tutti i creditori del disponente), poiché è il beneficiario del trust il soggetto “terzo” cui l’art.2901 primo comma n°2 cc fa riferimento.

Non può essere accolta la richiesta di sequestro conservativo su beni oggetto di tale trust formulata da un creditore del disponente prima dell’avvio di un’azione revocatoria, in quanto: a) tale trust tutela adeguatamente il suo interesse, essendo volto al soddisfacimento del suo credito; b) egli non ha fornito prova della sussistenza della partecipatio fraudis in capo ai creditori-beneficiari.

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Tribunale di Firenze 17 novembre 2009

Il trustee di un trust interno può adire il giudice per ottenere direttive di condotta inerenti alla gestione del trust.

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Corte d’Appello di Milano 29 ottobre 2009

È nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare: deve pertanto essere respinto il reclamo nei confronti della sentenza dichiarante il fallimento di tale società.

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Tribunale di Roma - Giudice Tutelare 26 ottobre 2009

Provvedimento di nomina di un amministratore di sostegno al beneficiario di reddito di un trust (affetto da “psicosi schizofrenica di tipo paranoide” e quindi “solo parzialmente in grado di gestire somme di denaro”), il quale compirà in legale di rappresentanza dell’incapace, gli atti di ordinaria amministrazione e, previa autorizzazione giudiziale, quelli di straordinaria amministrazione (il provvedimento lascia nella libera disponibilità dell’incapace un certo importo mensile, più o meno corrispondente a quello delle somme compensi che egli percepisce a titolo di pensione).

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Tribunale di Milano 22 ottorbe 2009

È valido il trust liquidatorio istituito da una società in bonis, mentre esso è nullo se istituito (come nel caso di specie) da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso è volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare.

Per tale motivo e per l’urgenza di tutelare la massa dei creditori può essere concesso un sequestro giudiziario sui beni oggetto di tale trust ed il reclamo proposto dev’essere quindi respinto.

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Tribunale di Milano 30 luglio 2009

È nullo il trust liquidatorio istituito da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare.

Deve pertanto essere confermata in sede di reclamo, la reiezione della richiesta di emissione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. formulata dal trustee di detto trust nominato, in virtù delle previsioni dell’atto istitutivo, dal guardiano e volta ad inibire ogni attività gestoria al trustee nominato invece, a seguito del fallimento della società disponente, dalla curatela

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Tribunale di Milano 17 luglio 2009

È valido il trust liquidatorio istituito da una società in bonis, mentre esso è nullo se istituito (come nel caso di specie) da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso è volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare.

Per tale motivo e per l’urgenza di tutelare la massa dei creditori può essere concesso un sequestro giudiziario sui beni oggetto di tale trust.

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Tribunale di Trieste - Giudice Tavolare 17 luglio 2009

Può essere effettuata l’intavolazione del trasferimento di un bene immobile dal trustee al disponente a seguito della cessazione del trust.

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Tribunale di Genova - Gudice Tutelare 17 giugno 2009

Può essere autorizzata l’istituzione di un trust da parte di un soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno e completamente privo della capacità d’agire, avente quali beneficiari non solo lo stesso incapace ma anche soggetti ulteriori.


Tribunale di Milano 16 giugno 2009

È valido il trust liquidatorio istituito da una società in bonis, mentre esso è nullo se istituito (come nel caso di specie) da una società già in stato di insolvenza, in quanto esso è volto ad eludere la normativa contenuta nella legge fallimentare.

Deve pertanto essere respinta la richiesta di emissione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. formulata dal trustee di detto trust nominato, in virtù delle previsioni dell’atto istitutivo, dal guardiano e volta ad inibire ogni attività gestoria al trustee nominato invece, a seguito del fallimento della società disponente, dalla curatela.

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Tribunale di Torino - sezione distaccata di Moncalieri 15 giugno 2009

Il trust che arreca pregiudizio alle ragioni di un creditore del disponente è revocabile ex art.2901 cc.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente (e non anche in capo al trustee, che deve considerarsi il soggetto “terzo” cui l’art.2901 primo comma n°2 cc fa riferimento).

I beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso.

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Tribunale di Crotone 26 maggio 2009

È inammissibile la nomina giudiziale del guardiano di un trust da parte del Presidente del Tribunale, pur se essa sia prevista da una clausola dell’atto istitutivo.

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Tribunale di Bologna 11 maggio 2009

Può essere autorizzata l’istituzione di un trust da parte di un soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno, avente quale unico beneficiario lo stesso incapace.

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Tribunale di Torino 5 maggio 2009

Il creditore che esperisce vittoriosamente l’azione revocatoria nei confronti di un trust stiulato mediante trasferimento dei beni ad un trustee, può sottoporre tali beni ad esecuzione forzata utilizzando le forme dell’espropriazione presso il terzo proprietario ex art.602 cpc.

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Tribunale di Rimini - Gudice Tutelare 21 aprile 2009

Può essere autorizzata l’istituzione di un trust da parte di un soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno, avente quale unico beneficiario lo stesso incapace e quale guardiano il suo amministratore di sostegno.

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Tribunale di Bologna 1° aprile 2009

Sentenza emessa in un divorzio contenzioso che recepisce le conclusioni concordate formulate dai coniugi e prevedenti la tacitazione delle pretese di mantenimento di un coniuge mediante un’attribuzione una tantum costituita dalla designazione di costui quale beneficiario di un trust istituito dall’altro coniuge.

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Tribunale di Cassino 1° aprile 2009

Il trust che arreca pregiudizio alle ragioni di un creditore del disponente è revocabile ex art.2901 cc.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente.

I beneficiari di un trust sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso (nel caso di specie si trattava di un trust discrezionale e, dunque, le posizioni beneficiarie erano ivi sottoposte ad una condizione sospensiva, nel senso che i vari soggetti indicati dal disponente sarebbero divenuti beneficiari se il trustee li avesse scelti come destinatari delle attribuzioni).

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Tribunale di Torino 31 marzo 2009

Sentenza di divorzio che recepisce il contenuto del ricorso congiunto presentato dai coniugi, il quale prevedeva l’istituzione di un trust da parte di costoro, l’immediato trasferimento al trustee di parte dei beni oggetto dell’accordo e (limitatamente ad un immobile) l’assunzione dell’obbligo di provvedere in un secondo momento al trasferimento al trustee.

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Tribunale di Roma - sezione fallimentare 11 marzo 2009

Il curatore può essere autorizzato, onde chiudere anticipatamente il fallimento, a trasferire ad un trustee sia i crediti fiscali maturati nel corso della procedura, sia le somme destinate a creditori irreperibili, affinché il trustee li esiga e le somme riscosse vengano poi distribuite fra i creditori secondo le disposizioni del riparto reso esecutivo dal Giudice Delegato.

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Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Cles 3 febbraio 2009

Il trust con trasferimento dei beni al trustee è un negozio unilaterale recettizio, poiché la dichiarazione istitutiva del disponente ha come destinatario il trustee.

Il trust autodichiarato è, invece, un negozio unilaterale non recettizio, poiché la dichiarazione istitutiva del disponente non ha un soggetto destinatario.

Per valutare la sussistenza o meno di uno sham trust, cioè di un trust simulato, deve farsi applicazione non della legge straniera regolatrice, ma del nostro diritto interno.

Poiché il trust autodichiarato è un negozio unilaterale non recettizio, non è possibile dichiararne la simulazione, ostandovi l’art. 1414, ultimo comma, c.c., il quale richiede l’esistenza di un accordo simulatorio fra il dichiarante ed il destinatario della dichiarazione.

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Tribunale di Cassino 8 gennaio 2009

Il trust che arreca pregiudizio alle ragioni di un creditore del disponente è revocabile ex art.2901 cc.

Il trust familiare, cioè prevedente un programma di sostegno economico ai membri della famiglia del disponente è atto a titolo gratuito: ai fini dell’accoglimento della domanda revocatoria proposta nei confronti del medesimo, quindi, è sufficiente provare l’esistenza del presupposto soggettivo di tale azione in capo al disponente (e non anche in capo al trustee, che deve considerarsi il soggetto “terzo” cui l’art.2901 primo comma n°2 cc fa riferimento).

I beneficiari di un trust non sono litisconsorti necessari nell’azione revocatoria promossa nei confronti di esso, poiché oggetto di tale domanda giudiziale è l’atto dispositivo (cui i beneficiari sono estranei) e non l’atto istitutivo (che è la fonte esclusiva dei diritti dei beneficiari concernenti i beni destinati): tanto premesso, l’eventuale revoca dell’atto dispositivo, diminuendo o eliminando i beni destinati, arreca ai beneficiari un pregiudizio non già giuridico, bensì di mero fatto, rispettivamente diminuendo le loro prospettive di ricezione dei beni destinati o rendendo il negozio destinatorio affetto da impossibilità sopravvenuta.

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Tribunale di Milano - sezione distaccata di Legnano 8 gennaio 2009

Non può essere accolta la richiesta di sequestro conservativo su beni oggetto di un trust liquidatorio formulata da un creditore del disponente, poiché tale negozio tutela adeguatamente l’intesse di costui.

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Tribunale di Modena – Sezione Distaccata di Sassuolo - Giudice Tutelare 11 dicembre 2008

Autorizzazione ad istituire un trust su beni di un minore.

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Tribunale di Napoli 19 novembre 2008

Può essere ammessa alla procedura di concordato preventivo una s.r.l. il cui piano concordatario prevede il trasferimento del proprio attivo ad una s.p.a. (esercitante su detta s.r.l. un controllo quasi totalitario), a fronte dell’assunzione da parte di quest’ultima degli obblighi concordatari (trattavasi, più precisamente, di un accollo cumulativo e privo di beneficium ordinis a favore di detto assuntore) e della costituzione, da parte della stessa, di un trust avente ad oggetto il patrimonio immobiliare sia proprio che della s.r.l. debitrice, del quale trustee sarebbe stato il soggetto nominato dal Tribunale e Guardiano il Commissario Giudiziale.

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Tribunale di Reggio Emilia 6 ottobre 2008

Il trustee di un trust autodichiarato che sia, in tale qualità, parte processuale, non può né testimoniare (essendo - appunto - parte) né rendere un interrogatorio formale (essendo egli privo della libera disponibilità dei beni in trust).

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Inghilterra e Galles: Court of Appeal, 3 ottobre 2008, [Gomez v. Gomez - Monche Vives]

This was an application by a defendant, resident in Spain, challenging the court’s jurisdiction under Council Regulation (EC) 44/2001. The Regulation governs the jurisdiction of the English court when a defendant is resident in the E.U. She was being sued by a beneficiary of a trust who alleged that the trustees, in breach of trust, had made distributions to her (also a beneficiary) to which she was not entitled. Art. 5(6) of the Regulation confers a special jurisdiction in trust matters. Morgan J. ruled that the court had no jurisdiction. On appeal –

Held:

(i) the fact that the proper law of the trust was English made the trust “domiciled” in England for the purpose of art. 5(6)

and

(ii) the court had jurisdiction, because the defendant was being sued “as … beneficiary” within art. 5(6), the claim being that she had received distributions in excess of her entitlement (in this case the beneficiaries were Spanish, the trustees were based in Liechtenstein and the B.V.I. and the trust property was shares in a Cayman company).

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Tribunale di Crotone 29 settembre 2008

È inammissibile la nomina giudiziale del guardiano di un trust da parte del Presidente del Tribunale, pur se essa sia prevista da una clausola dell’atto istitutivo.

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Tribunale di Firenze 19 settembre 2008

Il trasferimento di beni in comunione pro indiviso (come nel caso della successione ereditaria intestata) è un atto collettivo di tutti i comproprietari; ne consegue che il comproprietario, non ancora divenuto unico titolare della quota materiale di beni a lui spettante, in quanto non è ancora passata in giudicato la sentenza che ha disposto lo scioglimento della comunione, non può legittimamente disporre di tale quota senza l’altrui consenso: il trust istituito in queste circostanze deve pertanto essere dichiarato nullo.

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Tribunale di Padova 2 settembre 2008

Può essere autorizzata l’estromissione di beni dal fondo patrimoniale costituito da entrambi i coniugi per le esigenze della famiglia al fine di vincolare i medesimi beni in un trust istituito da uno dei coniugi stessi a beneficio proprio, dell’altro coniuge e dei figli.

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Tribunale di Cagliari 4 agosto 2008

L’istituzione di un trust autodichiarato è ammissibile.

I creditori del disponente non possono pignorare i beni in trust dopo che quest’ultimo è stato trascritto.

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Cassazione n.16022/2008 - 13 giugno 2008

Deve essere rigettato il ricorso avverso la sentenza d’appello di conferma della sentenza di primo grado con la quale sono stati revocati e sostituiti giudizialmente i trustee di un trust di diritto inglese istituito in favore delle figlie minorenni dei trustee stessi, per aver questi agito in breach of trust, che sia motivato a partire dalla circostanza che i giudici di merito avrebbero tenuto in considerazione non solo gli specifici fatti dedotti in giudizio, ma anche il più generale comportamento scorretto e negligente dei trustee, non specificatamente dedotto da alcuna delle parti, in quanto il principio che la domanda fondata sull’allegazione di fatti sia eterodeterminata e pertanto non possa essere accolta per ragioni diverse da quelle prospettate si deve correlare con l’oggetto specifico del contendere, rappresentato, nel presente giudizio, dalla richiesta di revoca giudiziale da un munus di diritto privato finalizzato, peraltro, alla tutela di interessi di figli minori trascendenti la libera disponibilità delle parti.

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Tribunale di Genova 1° aprile 2008

Può essere omologato l’accordo di separazione consensuale dei coniugi per mezzo del quale beni immobili in comproprietà fra i coniugi, un bene immobile di proprietà esclusiva del marito e altri beni mobili vengono trasferiti in un trust in favore dei figli dei coniugi, del quale è trustee la moglie, sottoposto alla condizione sospensiva dell’omologazione del verbale di separazione.

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Tribunale di Trieste - Giudice Tavolare 19 settembre 2007

Il trust interno è un negozio atipico.

Deve essere ordinata l’iscrizione tavolare del trasferimento di un bene immobile dal disponente al trustee se il programma negoziale del trust possiede una causa meritevole di tutela, cioè persegue interessi leciti, non occorrendo invece (così come si pretende in base ad una controversa lettura dell’art.2645-ter cc) che esso realizzi interessi di rilevanza tale giustificare il sacrificio dell’interesse dei creditori del disponente che da tale negozio discende. 

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Tribunale di Trieste 19 luglio 2007

Il trust interno è un negozio atipico.

Deve essere ordinata l’iscrizione tavolare del trasferimento di un bene immobile dal disponente al trustee se il programma negoziale del trust possiede una causa meritevole di tutela, cioè persegueinteressi leciti, non occorrendo invece (così come si pretende in base ad una controversa lettura dell’art.2645-ter cc) che esso realizzi interessi di rilevanza tale giustificare il sacrificio dell’interesse dei creditori del disponente che da tale negozio discende.  

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Tribunale di Milano 10 luglio 2007

Deve ritenersi illegittima la revoca, effettuata dal beneficiario di un trust senza addurre alcuna motivazione (e dunque senza alcuna giusta causa) dei guardiani del medesimo, poiché nel caso di specie costoro, essendo stati a suo tempo i proprietari dei beni conferiti in trust, sono parti del relativo contratto e, come tali, sono titolari di un personale interesse (come si desume anche dalle norme in tema di mandato in rem propriam) alla sua corretta esecuzione: a tale revoca, pertanto, può inibirsi la produzione di qualunque effetto con provvedimento d’urgenza ex art.700 cpc.

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Tribunale di Reggio Emilia 14 maggio 2007

Il trust auto-dichiarato istituito a beneficio dei creditori sociali su beni immobili di proprietà del socio accomandatario di una società in fase di ristrutturazione, ai sensi dell’art. 182 bis LF, ha una causa meritevole di tutela, consistente nel proteggere il patrimonio destinato ai creditori sociali che abbiano accettato il piano di ristrutturazione dalle pretese di quei creditori che siano rimasti estranei all’accordo, vantino crediti contestati e intendano eludere la par condicio creditorum con azioni mirate ad ottenere un pagamento più elevato.

La semplice presenza di indizi che conducano a ritenere possibile che un tale trust sia sham, e quindi tamquam non esset (riserva del diritto di abitazione in capo al disponente, coincidenza tra trustee e disponente, mancanza di un guardiano, mancanza del “libro degli eventi del trust”, incertezza sulla concreta attività del trustee), non rileva in sede di procedura esecutiva essendo materia da discutersi nell’ambito del giudizio di merito relativo all’opposizione all’esecuzione.

L’art. 2740 cc non costituisce più, da diverso tempo, principio supremo e inderogabile dell’ordinamento italiano stanti le eccezioni introdotte con diverse deroghe legislative e con la ratifica della Convenzione de L’Aja sui trust e sul loro riconoscimento, con particolare riferimento all’art. 11. D’altronde, l’art. 2645-ter cc ha contribuito in maniera decisiva a svuotare di significato la norma in questione consentendo la trascrivibilità e opponibilità ai terzi di atti, anche atipici, che imprimano su un certo bene un vincolo di destinazione volto a realizzare interessi meritevoli di tutela.

L’art. 2645-ter cc non è norma che legittima la trascrivibilità del trust essendo questa già ampiamente ammessa dalla giurisprudenza precedente l’introduzione della norma: essa, quindi, è da considerarsi mera conferma di una prassi preesistente. La trascrivibilità del trust nel Pubblici Registri italiani, infatti, discende in primo luogo dall’art. 12 della ratificata Convenzione de L’Aja sui trust e sul loro riconoscimento.

Deve essere sospesa la procedura esecutiva immobiliare promossa su beni vincolati in un trust auto-dichiarato in favore dei creditori sociali che abbiano aderito ad un piano di ristrutturazione aziendale in attesa dell’esito del processo di cognizione circa la validità del trust medesimo e la sua opponibilità a tutti i creditori.

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Tribunale di Siena 16 gennaio 2007

I beni vincolati in un trust non possono costituire oggetto di sequestro conservativo da parte dei creditori del disponente.

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Tribunale di Saluzzo - G.D. 9 novembre 2006

Il curatore può essere autorizzato a trasferire ad un trustee i crediti fiscali maturati nel corso della procedura affinché il trustee li esiga ed i crediti riscossi vengano distribuiti fra i creditori secondo le disposizioni del piano di riparto reso esecutivo dal Giudice Delegato. 

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Tribunale di Firenze - Sezione Fallimentare G.D. 20 ottobre 2006

Può essere autorizzato il trasferimento di una somma di denaro ad un trustee di un trust istituito al fine di poter chiudere una procedura fallimentare pendente un’azione revocatoria ordinaria, ma il trustee, sebbene diversamente indicato nell’atto istitutivo del trust, ha l’obbligo, non la sola facoltà, di investire quanto ricevuto in titoli che siano fruttiferi e non presentino rischi per il capitale.

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Tribunale di Bressanone - Giudice Tavolare 16 agosto 2006

Può essere ordinata l’intavolazione dell’istituzione di un trust mediante trasferimento della proprietà di un immobile in favore del trustee.

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Tribunale di Prato 12 luglio 2006

Il curatore di un fallimento può essere autorizzato ad accettare l’incarico di trustee del trust istituito da una banca, soccombente nell’azione revocatoria promossa dalla curatela, nel quale sia segregata la somma che la banca è stata condannata a pagare e la cui durata corrisponda a quella del giudizio di appello.

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Tribunale di Milano 7 giugno 2006

Può essere omologato il verbale di separazione personale dei coniugi nel quale sia inserita l’istituzione di un trust auto-dichiarato dagli stessi coniugi separandi, in favore dei loro figli, con la finalità di segregare in trust i beni costituiti in fondo patrimoniale anche dopo la cessazione del vincolo coniugale.

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Tribunale di Trieste - Giudice Tavolare 7 aprile 2006

Deve essere negata l’iscrizione tavolare del trasferimento di un bene immobile dal disponente al trustee quando dalla domanda di intavolazione non sia possibile individuare la causa del trasferimento stesso e del programma negoziale delle parti.

Per apprezzare il programma negoziale il sindacato dell’autorità giudiziaria si deve concentrare sulla liceità in concreto dello strumento prescelto, con riferimento alla legge regolatrice del trust e agli effetti che il negozio è idoneo a produrre.

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Tribunale di Bologna 20 marzo 2006

La citazione in giudizio del trust “in persona del suo legale rappresentante”, anziché della persona del trustee nella sua qualità, realizza ugualmente la vocatio in jus del convenuto, nonostante la circostanza che il patrimonio in trust non abbia giuridicamente un legale rappresentante, qualora il trustee si sia costituito in giudizio ed abbia esercitato i poteri difensivi spettanti al convenuto.

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Tribunale di Genova - Giudice Tutelare 14 marzo 2006

L’amministratore di sostegno può essere autorizzato dal Giudice Tutelare all’istituzione di un trust nell’interesse dello stesso beneficiario della procedura e del figlio di quest’ultimo, anch’egli soggetto disabile.

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Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Cles 25 gennaio 2006

Può essere ordinata l’annotazione nel Registro Tavolare di un trust auto-dichiarato.

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Tribunale di Pordenone 20 dicembre 2005

Può essere omologato l’accordo di separazione consensuale dei coniugi nel quale sia contemplata l’istituzione di un trust in favore dei loro figli, avente ad oggetto immobili di cui costoro sono comproprietari i quali vengono trasferiti ad un trustee.

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Tribunale di Rovereto - Giudice Tavolare 28 ottobre 2005

Può essere ordinata l’annotazione nel Registro Tavolare di un trust auto-dichiarato.

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Tribunale di Trieste - Giudice Tavolare 23 settembre 2005

L’art. 12 della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985 opera direttamente nel tessuto normativo interno, consentendo l’intavolazione dell’atto di trasferimento della proprietà immobiliare ad un trustee.

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Tribunale di Mondovì 16 settembre 2005

Può essere dichiarata aperta la procedura di concordato preventivoin cui una s.p.a., facente parte di un gruppo societario in cui essa controlla varie società, ha presentato un piano concordatario prevedente l’istituzione di un trust liquidatorio su propri immobili, il ricavato della vendita dei quali dovrà essere utilizzato per soddisfare  sia i creditori di tale s.p.a., sia quelli delle altre società controllate.  

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Tribunale di Modena 11 agosto 2005

Il Giudice Tutelare, con la nomina dell’amministratore di sostegno di un disabile, può concedere l’autorizzazione a vincolare in un trust in favore del disabile stesso tutti i beni da questi ereditati dalla defunta madre, nonché le somme residue degli emolumenti percepiti dal disabile (pensioni, indennità di accompagnamento, rendite) una volta soddisfatti gli oneri gestionali e versate le rette alla comunità in cui egli si trova ricoverato.

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Tribunale di Firenze 2 luglio 2005

Con la ratifica della Convenzione de L’Aja il legislatore ha inteso introdurre nell’ordinamento italiano il trust: pertanto, non è possibile escludere l’ammissibilità in astratto del trust interno, dovendosi al contrario procedere ad un accertamento caso per caso sia dell’eventuale violazione di norme imperative di legge non derogabili dall’autonomia privata, sia della meritevolezza dell’interesse perseguito.

Il trasferimento dei beni al trustee non determina il sorgere di una “doppia proprietà” in capo a questi ed ai beneficiarî. Infatti, mentre il primo ha un diritto pieno ed esclusivo, i secondi vantano i proprî diritti non nei confronti del patrimonio in trust, bensì nei confronti del trustee stesso, circostanza per la quale, quindi, non è possibile ritenere sussistente una violazione dell’art. 832 cc.

Né il trust viola l’art. 2740 cc: la legge di ratifica della Convenzione, infatti, costituisce da questo punto di vista un’eccezione di fonte legislativa al principio ivi contenuto; principio, peraltro, che in considerazione delle numerose altre norme dell’ordinamento che consentono la costituzione di patrimoni separati, non può essere considerato di portata generale ed inderogabile.

Il trasferimento di beni in comunione pro indiviso (come nel caso della successione ereditaria intestata) è un atto collettivo di tutti i comproprietari; ne consegue che il comproprietario, non ancora divenuto unico titolare della quota materiale di beni a lui spettante, in quanto non è ancora passata in giudicato la sentenza che ha disposto lo scioglimento della comunione, non può legittimamente disporre di tale quota senza l’altrui consenso: il trust istituito in queste circostanze deve pertanto essere dichiarato nullo.

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Tribunale di Velletri 29 giugno 2005

La Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, ratificata con legge n. 364 del 16 ottobre 1989, consente esclusivamente il riconoscimento dei trust aventi un connotato di internazionalità, mentre ne restano esclusi i c.d. trust interni.

La clausola del trust interno che preveda l’applicazione di una legge straniera è nulla per impossibilità dell’oggetto, dovendo trovare applicazione la legge italiana quale lex fori.

Il trust è un negozio atipico degno di tutela in ragione della meritevolezza degli interessi perseguiti, ai sensi degli artt. 1322 e 1324 cc Pertanto, la sua validità deve essere di volta in volta accertata in concreto secondo le norme dell’ordinamento giuridico italiano.

È valido, e regolato dalla legge italiana, il trust che il disponente abbia istituito trasferendo beni al trustee affinché questi li gestisca e provveda al sostegno economico dei nipoti del disponente e della loro madre.

Il trust interno ha una causa, che è la medesima dei trust stranieri, consistente nella formazione di un patrimonio separato in capo ad un soggetto affinché questi lo gestisca nell’interesse dei beneficiarî. Questa causa è lecita in quanto consente il perseguimento di interessi riconosciuti meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico, non essendo, inoltre, dissimile da quella tipica di altre figure giuridiche già previste dal nostro ordinamento giuridico (fondazioni familiari e fondo patrimoniale).

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Tribunale di Napoli 16 giugno 2005

La trascrivibilità dell’atto istitutivo di trust comportante il trasferimento di beni immobili ad un trustee discende dalla stessa legge di ratifica della Convenzione de L’Aja; pertanto, deve essere rimossa la riserva apposta alla trascrizione dal Conservatore dei Registri Immobiliari.

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Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Cles 7 aprile 2005

È ammissibile l’intavolazione di un trust mediante il quale il disponente trasferisce immobili ad un trustee.

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Tribunale di Milano 8 marzo 2005

Può essere omologato l’accordo di separazione consensuale dei coniugi nel quale sia contemplata l’istituzione di un trust autodichiarato avente ad oggetto un immobile, di proprietà esclusiva di uno di essi, segregato in favore della figlia minorenne.

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Tribunale di Parma 3 marzo 2005

Può essere omologato il concordato preventivo di una società in liquidazione, nel quale sia prevista l’istituzione da parte di soggetti terzi di un trust con trasferimento al trustee di loro beni da impiegare, in quanto risulti necessario, per la soddisfazione dei creditori, rappresentando ciò il migliore interesse per gli stessi creditori e sottoposto alla condizione risolutiva della mancata omologa e dell’eventuale declaratoria di fallimento del debitore.

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Tribunale di Venezia 4 gennaio 2005

L’art. 13 della Convenzione de L’Aja è una norma di carattere internazionale facoltativo, non direttamente utilizzabile dal giudice.

Ne consegue che un trust può non essere riconosciuto solo qualora esso violi i principi indicati nell’art. 15 della Convenzione.

Trattandosi di trust interno, esso è del tutto legittimo anche qualora il suo effetto sia quello di privare un erede del disponente della sua quota di legittima: il legittimario deve agire in riduzione e non per la nullità del trust, qualificando i trasferimenti dal disponente al trustee quali liberalità indirette.

Non vi è truffa (contrattuale) quando un professionista di fiducia consiglia ad una propria cliente di istituire un trust, sebbene la cliente non sia pienamente consapevole di tutti gli effetti giuridici che ne conseguono, a meno che risulti un ingiusto profitto per il professionista ed un ingiusto danno per la cliente.

Non vi è appropriazione indebita quando il trustee rifiuta la restituzione dei beni al disponente o li cede a terzi contro la sua volontà, essendo il trustee titolare del diritto di proprietà sui beni in trust.

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Inghilterra e Galles, High Court of Justice, Family Division, Singer, J., 3 dicembre 2004 [Minwalla v Minwalla and DM Investments SA, Midfield Management SA and CI Law Trustees Ltd.]

Affinché un trust sia “sham” non è necessaria un’intesa fra disponente e trustee, ma è sufficiente che il disponente non avesse la minima intenzione di seguire le norme sui trust e che, nel corso del rapporto, il trustee sia stato acquiescente nei suoi confronti.

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Tribunale di Brescia 12 ottobre 2004

Il trust interno è ammissibile.

Il trust interno è opponibile ai creditori del disponente e pertanto i creditori di costui non possono esperire l’azione di espropriazione mobiliare presso terzi sui beni che il disponente abbia trasferito, precedentemente all’azione, al trustee di un trust da lui istituito.

 

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Corte d’Appello di Milano 20 luglio 2004

Il giudice italiano può, in applicazione dell’art. 41 del Trustee Act inglese 1925, revocare il trustee che non agisca onestamente e ragionevolmente (non curandosi della gestione dei beni in trust e non agendo in modo imparziale nei confronti dei beneficiarî) e che non tenga una corretta contabilità.

Trattasi di revoca in sede contenziosa e non volontaria

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Tribunale di Trento - Sezione Distaccata di Cavalese - Giudice Tavolare 20 luglio 2004

A seguito della ratifica della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, il trust interno istituito in conseguenza della scelta del disponente, libera e legittima ex art. 6 della Convenzione, di una legge regolatrice idonea, deve essere riconosciuto, con la conseguenza che l’effetto segregativo proprio del trust deve essere portato a conoscenza dei terzi per mezzo dell’annotazione nei pubblici registri.

Pertanto, non sussistendo disposizioni espresse o principî generali che importino un divieto di trascrizione del trust, può essere ordinata l’annotazione dell’atto istitutivo nel registro tavolare.

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Tribunale di Firenze - Giudice Tutelare 7 luglio 2004

Il Giudice Tutelare può autorizzare il tutore del beneficiario interdetto a prestare il consenso alla modifica di clausole di un atto istitutivo di trust, avvalendosi di poteri che la legge regolatrice del trust attribuisce al giudice, quando ciò costituisce migliore e maggiore tutela degli interessi del beneficiario.

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Corte d’Appello di Napoli 27 maggio 2004

Dato che il trust auto-dichiarato consiste in un vincolo, questo non può essere né riconosciuto né trascritto in mancanza di apposita norma.

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Tribunale di Firenze - Giudice Tutelare 8 aprile 2004

I genitori di Tizio, minore invalido civile al 100% a seguito di lesioni subite durante il parto e titolare di una ingente somma riveniente dal risarcimento del danno conseguito dalla struttura ospedaliera responsabile, ottengono dal Giudice Tutelare, l’autorizzazione a compiere, nell’interesse del minore, la seguente operazione di investimento immobiliare: a) acquisto, da parte del minore, di un immobile ad uso ufficio, mercé subentro al padre nel contratto preliminare già stipulato da quest’ultimo; b) istituzione, da parte del minore, di untrust destinato a durare fino alla sua morte, avente quale trustee sua sorella maggiorenne, quali guardiani i suoi genitori e quale oggetto la somma necessaria all’acquisto, da parte del trustee (parimenti mercé subentro nel preliminare già stipulato dal padre del minore), dell’usufrutto di un immobile ad uso abitativo (il trust durerà fino alla morte del minore, che ne sarà unico beneficiario vitalizio, mentre beneficiari finali ne saranno l’eventuale coniuge e gli eventuali figli del minore); c) partecipazione all’istituzione del trust anche dei genitori, i quali trasferiranno a loro volta al trustee la somma necessaria all’acquisto, da parte di costui (con il consueto subentro nel preliminare di cui si è detto), della nuda proprietà dell’immobile di cui sub b) (N.B.: onde evitare di far stipulare ai genitori del minore un atto liberale vietato ex artt.774 primo comma prima parte e 777 primo comma cc – e precisamente una donazione indiretta in favore dei beneficiari finali del trust sopra descritto – è stato poi deciso di strutturarlo in modo diverso: il ruolo di disponenti è stato, infatti, assunto esclusivamente dai genitori del minore, i quali hanno trasferito alla sua sorella-trustee la somma necessaria all’acquisto della piena proprietà dell’immobile).

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Tribunale di Roma - Sezione Fallimentare 11 marzo 2004

Il provvedimento di autorizzazione ad istituire un trust avente ad oggetto i crediti fiscali di un fallimento per la sua chiusura anticipata rientra nella competenza del Tribunale e non in quella del Giudice Delegato al fallimento medesimo.

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Tribunale di Bologna - Giudice Tutelare 3 dicembre 2003

I genitori esercenti la potestà su un minore che ha ricevuto in legato dal nonno una collezione di cimeli napoleonici e di orologi, ritenendo opportuno istituire, in legale rappresentanza del minore, un trust avente ad oggetto i beni suddetti, di cui l’incapace è il solo beneficiario, destinato a durare fino alla sua maggiore età o (se antecedente) fino alla sua morte e del quale sarà trustee l’esecutore testamentario indicato dal testatore, presentano al Giudice Tutelare un ricorso nel quale dichiarano di accettare il legato e chiedono che l’adito giudice autorizzi l’esecutore testamentario ad istituire il trust in questione. Il decreto autorizzativo del giudice (non vincolato, vertendosi in tema di volontaria giurisdizione, dal principio di corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato) pone rimedio agli evidenti errori contenuti nel ricorso, in quanto: a) autorizza i genitori del minore ad accettare il legato ex art.320, terzo comma, cc, ovviando alla mancata richiesta di detta autorizzazione; b) autorizza i genitori (e non l’esecutore testamentario, come costoro avevano invece richiesto) ad istituire il trust.

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Tribunale di Parma 21 ottobre 2003

La legge di ratifica della Convenzione de L’Aja risulterebbe privata di effetti qualora si dovesse negare la trascrivibilità di un atto istitutivo di trust autodichiarato, in quanto atto non rientrante tra quelli indicati dall’art. 2643 cc, in considerazione sia della circostanza che il legislatore, tramite lo strumento della ratifica, ha inteso introdurre nell’ordinamento il trust, sia del fatto che è la stessa Convenzione, all’art. 12, a prevedere la possibilità di forme pubblicitarie di tale vincolo. Conseguentemente, la riserva apposta al momento della trascrizione del vincolo deve essere cancellata.

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Tribunale di Bologna 1° ottobre 2003

Il trust interno è espressamente riconosciuto dalla legislazione italiana (Convenzione de L’Aja dell’1/7/1985, recepita con legge di ratifica del 16/10/1989 n. 364), per la cui applicabilità l’unico elemento di estraneità può consistere nella scelta di una legge regolatrice straniera da parte del disponente.

L’istituto del trust e, soprattutto, l’effetto di segregazione nel patrimonio del trustee non contrastano con le norme inderogabili o con i supremi principî dell’ordinamento italiano tra i quali non può annoverarsi l’art. 2740 cc.

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Tribunale di Napoli 1 ottobre 2003

L’articolo 2 della Convenzione de L’Aja richiede che sussistano almeno due soggetti per l’istituzione di un trust: il disponente e il trustee.

Non può quindi essere riconosciuto né trascritto un trust autodichiarato, oltretutto mancando ragioni per ricorrere al trust quando, come nella specie, il disponente intende perseguire uno scopo tipico del fondo patrimoniale di diritto italiano.

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Una nota al suddetto provvedimento è reperibile su Contratti, 2004, 7, 722; cfr anche Trusts e attività fiduciarie, 2004, 74.


Jersey: Royal Court, Samedi Division, Birt Deputy Bailiff, De Veulle e Bullen, Giurati, sentenza 13 giugno 2003 [Re Abacus (CI) Ltd. (trustee of the Esteem Settlement) Grupo Torras SA and another v Al Sabah and others]

Un trust può dirsi simulato “sham” solo qualora il disponente ed il trustee che non abbiano mai avuto la reale intenzione di agire conformemente all’atto istitutivo, intendendo trarre in inganno i terzi creditori.

La massima del diritto consuetudinario “donner et renenir ne vaut” può trovare applicazione, determinando la nullità del trasferimento compiuto, solo nell’ipotesi in cui il disponente abbia mantenuto un potere di libera disposizione del bene sin dal momento del trasferimento, a nulla rilevando che tale potere sia conseguito successivamente.

L’applicazione del principio di diritto societario che consente di “sollevare il velo” (pierce the veil) della società per accertare il reale proprietario dei beni societari non può trovare applicazione nel caso del trust poiché il controllo che il disponente dovrebbe avere per determinare l’applicazione di detto principio corrisponde esattamente al potere che sui beni segregati esercita abitualmente il trustee (che, in questo caso, dovrebbe aver sostanzialmente rinunciato all’adempimento dei proprî doveri fiduciari).

L’istituzione di un trust finalizzato a pregiudicare i creditori non è di per sé nullo: ad essere nulli sono i singoli atti di disposizione compiuti dal trustee.

La lettera di desideri non impone al trustee alcun obbligo legale, bensì solamente indicazioni di massima circa la gestione del patrimonio in trust.

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Tribunale di Bologna - Giudice del Registro 16 giugno 2003

Il trust interno è ammissibile.

È ammissibile l’iscrizione nel Registro delle Imprese del trasferimento di quote di una srl dal disponente al trustee di un trust interno.

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Tribunale di Roma - Sezione Fallimentare G.D. 4 aprile 2003

Il curatore può essere autorizzato, onde chiudere anticipatamente il fallimento, a trasferire al trustee i crediti fiscali maturati nel corso della procedura affinché costoroli esigano e le somme riscosse vengano poi distribuite fra i creditori secondo le disposizioni del riparto reso esecutivo dal Giudice Delegato.

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Tribunale di Verona 8 gennaio 2003

È ammissibile la trascrizione di un trust interno autodichiarato sia in virtù della disposizione di cui all’art. 12 della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, sia perché il principio della tassatività degli atti trascrivibili è stato da tempo abbandonato.

Qualora l’art. 12 della Convenzione de L’Aja non dovesse essere ritenuto sufficiente ad ammettere la piena trascrivibilità, si sarebbe in presenza di una lacuna dell’ordinamento giuridico colmabile solo attraverso il ricorso all’applicazione analogica dell’art. 2647 cc

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Tribunale di Firenze 30 ottobre 2002

Caio, già separato consensualmente da Caia, dalla quale ha avuto una figlia minorenne, durante il matrimonio ha costituito: a) un fondo patrimoniale avente ad oggetto un immobile, nel cui atto costitutivo vi è clausola che esonera dall’autorizzazione giudiziale in presenza di figli minorenni (cioè che deroga all’art.169 cc) solo con riferimento agli atti volti a “vincolare” beni del fondo patrimoniale; b) un trust avente ad oggetto l’intera partecipazione di cui Caio è titoIare in una s.r.l. immobiliare unipersonale e del quale sono beneficiari del reddito i figli nati e nascituri di Caio, nonché Caio stesso, e beneficiari finali i figli del disponente. I coniugi adiscono il giudice ex artt.710-711 c.p.c. chiedendo (“al primario fine di tutelare maggiormente la figlia minore) l’omologa delle prospettate modifiche delle condizioni di separazione, autorizzandoli a trasferire ai trustees del trust di cui sub b) l’immobile oggetto del fondo patrimoniale. Il Tribunale, nonostante il parere favorevole espresso dal Pubblico Ministero: 1) dichiara inammissibile il ricorso per l’estraneità delle proposte modifiche al contenuto ed alla causa tipici degli accordi di separazione; 2) interpreta ed esamina il ricorso come istanza ex art.169 cc volta a conseguire l’autorizzazione ad “alienare” il bene oggetto del fondo patrimoniale ai trustees del trust in oggetto e ritiene di doverlo respingere per mancanza dell’utilità o necessità evidente richieste da detta norma (in particolare perché, a fronte dell’alienazione del bene ai trustees, non è prevista alcuna prestazione corrispettiva, risultandone così impedita l’operatività del meccanismo del reimpiego e della surrogazione reale, il quale consentirebbe di sostituire il bene alienato con altro bene idoneo a costituire oggetto del fondo patrimoniale (a tale riguardo il giudice, pur ammettendo che “il trust destinatario del trasferimento ha effetti voluti e analoghi a quelli del fondo patrimoniale”, anche in considerazione del fatto che la cerchia dei beneficiari è stata ivi individuata dal disponente all’interno della famiglia nucleare, ritiene che il passaggio del bene immobile dal regime del fondo patrimoniale a quello del trust comporterebbe una diminuzione delle prospettive di tutela della figlia minorenne dei ricorrenti, in quanto eventuali futuri atti di alienazione da parte del trustee non sarebbero soggetti a quelle autorizzazioni giudiziali necessarie, invece, ai genitori ove permanesse il regime del fondo patrimoniale stante l’estensione ai soli atti volti a vincolare i beni del fondo contenuta nella summenzionata clausola in deroga all’art.169 cc).

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Tribunale di Milano 20 ottobre 2002

Il giudice può revocare i trustees qualora ritenga che essi non abbiano adempiuto ai loro doveri, non adoperandosi per mantenere inalterato il valore del bene in trust (un immobile) attraverso interventi di manutenzione, non abbiano tenuto un’adeguata contabilità, incorrendo in questo modo in sanzioni fiscali, e non siano stati imparziali, non tenendo conto dei diritti di tutti i beneficiarî del trust.

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Tribunale di Milano 8 ottobre 2002

Il trust interno è valido, anche se autodichiarato.

È trascrivibile, sulla base dell’art.2647 cc dettato in tema di fondo patrimoniale, il trust interno autodichiarato.

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Tribunale di Belluno 25 settembre 2002

L’art. 13 della Convenzione de L’Aja sulla legge regolatrice e il riconoscimento dei trust è una previsione normativa che richiede un’apposita disposizione di adattamento ordinario, che nel caso dell’Italia non è stata emanata; ne consegue che non si sono prodotte nell’ordinamento le modifiche necessarie per permettere il riconoscimento dei trust interni.

Non è suscettibile di intavolazione nei registri immobiliari il trasferimento dal disponente al trustee di un trust interno, poiché l’indicazione della qualità di trustee è incompatibile con l’ordinamento tavolare.

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Tribunale di Firenze 6 giugno 2002

Il trust non può sottrarsi alla legge italiana in materia di conservazione della garanzia patrimoniale del debitore nei confronti dei suoi creditori. Pertanto, qualora il debitore trasferisca la quasi totalità del proprio patrimonio in un trust a beneficio solo di alcuni creditori, privandosi in questo modo della garanzia patrimoniale che assiste tutti i creditori di uno stesso soggetto, può trovare applicazione l’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 cc e, conseguentemente, deve essere disposto il sequestro conservativo non solo di tutti i beni del debitore-disponente, ma anche delle azioni trasferite al trustee fino alla concorrenza del credito per la cui riscossione si agisce.

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Tribunale di Perugia - Giudice Tutelare 16 aprile 2002

La madre di una minore, nella sua qualità di unica esercente la potestà e legale rappresentante della stessa, richiede al giudice tutelare quanto segue: a) di essere autorizzata ad aderire ad un preesistente trust in precedenza istituito dalle due sorelle maggiorenni della minore e del quale la madre istante è trustee, apportandovi la somma ricavata dalla stipulanda vendita di taluni immobili di proprietà dell’incapace, somma che sarà impiegata dal trustee, unitamente a quelle apportate dalle sorelle maggiorenni, per acquistare un complesso immobiliare sul quale egli poi costituirà a favore della minore (impiegando il denaro oggetto di trust) il diritto di usufrutto su una delle unità abitative di cui esso si compone; b) stante il conflitto d’interessi con la minore in cui versa la madre istante, la nomina alla stessa di un curatore speciale ex art.320 ultimo comma cc e la contestuale autorizzazione del medesimo ad acquistare dal trustee, in legale rappresentanza della minore, il diritto di usufruttoindicato sub a).

L’adito giudice così dispone: “rilevata l’utilità evidente dell’operazione prospettata nel suo complesso, autorizza quanto sopra richiesto...alle seguenti condizioni e precisazioni: ...per tutte le somme di denaro...che verranno...immesse nel trust...qualora il trustee intendesse utilizzare dette somme dovrà richiederne a questo Giudice espressa autorizzazione in tal senso”.

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Inghilterra e Galles: High Court of Justice Chancery Division, L. Collins, J. – 20 marzo 2002 [In the Matter of Professor Sir Derek Harold Richard Barton (dec.)]

Disponente residente e domiciliato in Texas – atto istitutivo di trust – dichiarazione di applicazione della legge inglese – artt. 6 e 7 della Convenzione de L’Aja del 1985 – applicazione della legge inglese

Accordo dei beneficiarii per porre anticipatamente fine al trust – legittimità

I beneficiarii di un trust istituito da un disponente residente e domiciliato in Texas, ma da egli sottoposto, con espressa dichiarazione, alla legge inglese (legge peraltro applicabile anche in virtù del combinato disposto degli artt. 6 e 7 della Convenzione de L’Aja del 1985), possono porre fine anticipatamente al trust, anche se ciò probabilmente va contro il raggiungimento delle finalità che il disponente intendeva perseguire.

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Tribunale di Pisa 22 dicembre 2001

Il trust interno è valido, anche se autodichiarato.

È trascrivibile, sulla base dell’art. 12 della Convenzione de L’Aja, e della relativa legge di ratifica, il trust interno autodichiarato.

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Jersey: Court of Appeal, E. Gloster, Q.C. President, J.P.C. Sumption Esq., K.S. Rokison Esq., Q.CC. – sentenza 17 settembre 2001 [Grupo Torras S.A. v Sheikh Fahad Mohammed Al Sabah]

Power of advancement – adempimento parziale di un’obbligazione del beneficiario – opposizione del beneficiario – pregiudizio per gli altri co-beneficiarii – esercizio del potere – richiesta di directions – non concesso

Il trustee non può esercitare il potere discrezionale conferitogli dall’atto istitutivo del trust e dalla section 47 del Trusts (Jersey) Law 1984 (c. d. power of advancement) per adempiere ad obbligazioni del beneficiario, facendo parzialmente fronte ad un suo debito, se ciò va contro la volontà di questi, se egli non otterrebbe che un vantaggio soltanto minimo o addirittura un danno, e se da un tale impiego dei beni in trust gli altri beneficiarii potrebbero subire un grave pregiudizio, quale la perdita dell’unica loro fonte di sostentamento.

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Corte d’Appello di Firenze 9 agosto 2001

È valido il testamento che nomina un trustee di un trust (non interno) erede di tutto il patrimonio del testatore affinché questi lo gestisca e attribuisca rendite periodiche e discrezionali ai beneficiarii indicati dal de cuius perché ciò non configura una sostituzione fedecommissaria.

Conferma Trib.Lucca 23.9.1997

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Inghilterra e Galles: Queen’s Bench Division (Commercial Court), Thomas, J. – sentenza 6 luglio 2001 [Dubai Aluminium Co Ltd v Deloitte Haskins & Sells and others]

Società per azioni con due azionisti – trasferimento delle azioni di minoranza all’amministratore della società – istituzione di un trust con il pacchetto di minoranza – amministratore/disponente nominatosi trustee – azionista di maggioranza beneficiario – scioglimento della società per il venir meno della pluralità dei soci e dell’affectio societatis – insussistenza

L’istituzione di un trust in base al quale il disponente proprietario di azioni decide di segregarle a beneficio dell’unico altro azionista, autonominandosi trustee, non fa venire meno la pluralità degli azionisti né l’affectio societatis; pertanto, la società non si scioglie automaticamente e resta assoggettata a tutte le disposizioni applicabili in genere alle società.

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New York: Supreme Court, Appellate Division, First Department, E. Nardelli J. P., A. M. Mazzarelli, B. Weinberg Ellerin, D. B. Saxe, J. T. Buckley, JJ. – sentenza 5 luglio 2001 [Diane Paine Alvares-Correa v Jose Alvares-Correa]

Beneficiario coniugato – separazione dalla moglie – determinazione degli assegni di mantenimento – rilevanza della condizione di beneficiario di trust

Nel determinare l’assegno di mantenimento di un coniuge verso la moglie ed i figli il giudice può tenere in considerazione anche i suoi diritti su beni di un trust di cui egli è beneficiario.

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Tribunale di Perugia - Giudice Tutelare 26 giugno 2001

Trust – beneficiaria minorenne – richiesta al trustee di alienare beni in trust – Giudice Tutelare – autorizzazione


North Carolina: Court of Appeals, Hudson, Greene, McCullough, JJ. – sentenza 1° maggio 2001 [Marshall Edward Bland v Branchbanking & Trust Co.]

Totten trust – deposito di somme su un conto corrente – nomina di tre beneficiarii

Decesso del disponente/trustee successivo al decesso di due beneficiarii – beneficiario superstite agisce per ottenere la quota a lui spettante – problema della validità del totten trust così istituito

Legge del North Carolina – totten trust istituibile per un solo beneficiario – validità del trust con più beneficiarii se presenti tre elementi: volontà, soggetto definito e oggetto determinabile

Costituisce trust, e non disposizione testamentaria, la dichiarazione scritta in forza della quale un soggetto si nomini trustee delle somme depositate in un proprio conto bancario, mantenendo, finché in vita, il diritto di prelevare somme dal conto, ma disponendo che, alla sua morte, esse vadano ai suoi tre figli.

La validità del trust non è inficiata dalla sua mancata corrispondenza alle prescrizioni statutarie dettate per trust di questo genere (detti “Totten trusts”), laddove esso rispetti i principî del diritto comune: espressioni indicanti la volontà di istituire il trust, beneficiario definito, oggetto determinabile.


Stati Uniti: Bankruptcy Court for the Middle District of Florida, Fort Myers Division, A. L. Paskay, J. – sentenza 19 aprile 2001 [In re: Hunter, Elaine N.]

Spendthrift trust – impignorabilità del diritto di percepire i benefici del trust – pignorabilità dei beni ricevuti dal trustee

Una clausola spendthrift rende impignorabile il diritto del beneficiario di ottenere i benefici del trust, non i beni che egli riceve dal trustee in adempimento delle proprie obbligazioni.

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New York: Supreme Court, Nassau County, L. B. Austin, J. S. C. – sentenza 26 settembre 2000 [Rita Eredics v Chase Manhattan Bank and others]

Totten trust – deposito di somme in conti correnti in trust – beneficiario è il coniuge

Divorzio dei coniugi – nessuna modifica delle disposizioni del trust – morte del disponente intestato – validità del totten trust – diritti del coniuge-beneficiario salvi

Laddove un soggetto istituisca un trust revocabile, attraverso il deposito di somme di denaro in uno o più conti bancari (Totten trust), a beneficio del coniuge, e successivamente muoia intestato, senza aver modificato in nulla le disposizioni del trust, il (Totten) trust è da considerarsi valido ed efficace e, conseguentemente, sono salvi i diritti del coniuge beneficiario.

In questa situazione, l’intervento del divorzio tra disponente e beneficiario, qualora gli accordi patrimoniali lascino invariate le disposizioni del (Totten) trust, non pregiudica alcun diritto del beneficiario.

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Cayman Islands: Privy Council: Lord Browne-Wilkinson, Lord Steyn, Lord Clyde, Lord Hobhouse of Woodborough, Lord Millett – sentenza 26 giugno 2000 [Attorney General of the Cayman Islands and others v Wahr-Hansen]

Charitable trust – Finalità non esclusivamente “charitable” – non è charitable – mancanza di termine finale – nullità

La semplice possibilità, consentita dal tenore dell’atto istitutivo, di destinare i beni in trust a soggetti che, pur agendo per il bene pubblico, non necessariamente operano all’interno delle finalità definite “charitable”, rende il trust non charitable e, ove privo di termine finale, nullo.

Dichiarata la nullità di un charitable trust, i beni divengono oggetto di un resulting trust in favore del disponente; qualora questi sia defunto, dei suoi eredi legittimi.

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Tribunale di Milano 11 Maggio 2000

In caso di insufficienza degli strumenti finanziari e della liquidità per effettuare tutte le restituzioni ai clienti di una società di intermediazione mobiliare in liquidazione coatta amministrativa, è legittimo nominare un consulente tecnico, il quale calcoli quale proporzione degli attivi sia da destinare ai clienti, così costituendo una sottomassa sulla quale i creditori che non siano clienti non hanno diritto di soddisfarsi

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Tribunale di Alessandria 2 maggio 2000

Il pericolo di aggravamento del danno per la procedura fallimentare giustifica il sequestro preventivo dei beni intestati, fittiziamente ed al solo scopo di eludere la garanzia creditoria, ad una società partecipata da un trust.

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G.I.P. del Tribunale di Alessandria 5 aprile 2000

È illecita la fittizia intestazione di beni immobili ad un soggetto giuridico terzo (società le cui azioni sono attribuite ad un trust), quando finalizzata unicamente a sottrarre i medesimi beni alla garanzia dei creditori, conservandone tuttavia la materiale disponibilità.


Kansas: Court of Appeals: Brazil CJ, Russell, Sanders JJ – sentenza 21 gennaio 2000 [Neeley and others v Neeley and others]

Protective trust – modificazione riservata al disponente – beneficiarii e trustee concordi nel modificare le disposizioni dopo la sua morte – impossibilità

Le disposizioni di un trust protettivo non possono essere modificate, dopo la morte del soggetto che lo ha istituito, anche se lo chiedano congiuntamente tutti i beneficiari e il trustee, perché altrimenti si frustrerebbe lo scopo del trust.

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Georgia: Court of Appeals: Blackburn, Eldrige, Barnes JJ – sentenza 5 gennaio 2000 [Ovrevik v Ovrevik and others]

Debiti del trust – beneficiarii – responsabilità – versamenti in denaro – onere di somma determinata – rideterminazione – impossibilità – atto istitutivo – interpretazione

Anche se l'atto istitutivo stabilisce che, in caso di insufficienza dei fondi del trust, i beneficiari debbano rispondere delle passività alle quali non può farsi fronte con le liquidità del trust, costoro non sono obbligati a versare denaro proprio in quanto il disponente non può renderli personalmente responsabili dei debiti del trust.

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Minnesota: Bankruptcy Court for the District of Minnesota: Nancy C. Dreher J - sentenza 8 Novembre 1999 [Pamela Cleary Schwen v James E. Ramette]

Protective trusts - identità fra beneficiarii e trustees-esistenza di un beneficiario ulteriore-atti esecutivi sui diritti dei beneficiarii-esclusione-atti dispositivi dei diritti dei beneficiarii-nullità

È opponibile al fallimento la disposizione contenuta nell’atto istitutivo di trust con la quale si previene l’apprensione dei diritti del beneficiario alla massa fallimentare (trust protettivo o spendthrift) sebbene il beneficiario sia allo stesso tempo uno dei trustees.

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Tribunale di Santa Maria Capua Vetere 14 luglio 1999

Ai sensi dell’art. 13 della Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 non sono riconoscibili i trusts privi di elementi di estraneità rispetto all’ordinamento giuridico italiano; non è quindi possibile iscrivere un trust “interno” nel registro delle imprese, d’altronde soggetto al regime della tipicità.

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Tribunale di Roma 2 Luglio 1999

Il trustee revocato non è legittimato a pretendere in sede possessoria la restituzione dei titoli azionari che, prima della revoca, aveva depositato presso terzi.

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Pretura di Roma 13 aprile 1999

Il rifiuto immotivato del depositario di restituire al trustee, pur nel frattempo revocato, titoli azionari facenti parte dei beni del trust integra un’ipotesi di spoglio violento e clandestino del possesso.

La revoca del trustee non comporta la perdita automatica del possesso dei titoli ma solo, secondo quanto stabilito dal relativo atto di trust, l’obbligo per il trustee di consegnare i beni del trust al nuovo trustee entro i termini stabiliti dall’atto: tale obbligo rafforza l’interesse ad agire del trustee a difesa del possesso, per lo meno al fine di trasferire ad altri la titolarità delle azioni.

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Jersey: Royal Court (Samedi Division): FC Hamon Esq Deputy Bailiff, Jurats Myles and Tibbo - sentenza 25 Marzo1999 [N & N Representors v Spread Trustees Company Limited and others]

Family trust - modificazione dell’atto istitutivo - beneficiarii incapaci - autorizzazione giudiziale

Quando alcuni beneficiarii di un family trust intendono modificarne l’atto istitutivo per ragioni di risparmio fiscale ed i restanti non sono in grado di esprimere il proprio consenso perché incapaci di intendere e di volere, la Royal Court può approvare le proposte di modifica, ai sensi dell’articolo 43 del Jersey Law of Trusts, in luogo di tali beneficiarii ove essi ne traggano un vantaggio.

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Tribunale di Lucca 23 settembre 1997

 

 

Testo del provvedimento consultabile su Foro it., 1998, 2007 ss. 


Case C-294/92 - George Lawrence Webb c. Lawrence Desmond Webb 17 maggio 1994

Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni – competenze esclusive – liti in materia di diritti reali immobiliari – nozione – lite relativa all’esistenza di un trust avente ad oggetto un bene immobile – esclusione

Affinché si applichi l’art. 16, punto 1, della convenzione di Bruxelles concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale non è sufficiente che l’azione riguardi un diritto reale immobiliare o abbia un nesso con un immobile, ma occorre che essa sia fondata su un diritto reale, e non su un diritto personale, salvo l’eccezione prevista per la locazione di immobili.

Ne consegue che l’azione volta a far constatare che una persona sia proprietaria di un bene immobile in qualità di trustee e ad ottenere che le sia ingiunto di compiere gli atti necessari affinché l’attore diventi titolare della legal ownership non è un’azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, della convenzione.

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Jersey: Royal Court, Tomes, Deputy Bailiff, Lucas e Le Boutillier, Giurati, sentenza 6 giugno 1991 [Abdel Rahman v Chase Bank (C.I.) Trust Company Limited and five others]

L’atto con il quale il disponente abbia trasferito l’intero proprio patrimonio in un trust deve essere dichiarato nullo per violazione della massima del diritto consuetudinario normanno vigente in Jersey donner et retenir ne vaut quando emerga che il disponente ha mantenuto sui beni in trust un pregnante potere di controllo e di amministrazione, tale per cui il trustee non era che un suo agente o prestanome, poiché ciò realizza un’ipotesi di violazione delle norme in tema di successione legittima.

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Jersey: Royal Court (Samedi Division), M. C. St. J. Birt, Deputy Bailif and Jurats Myles and Georgelin – sentenza 30 maggio 2000 [In the matter of the Rabaiotti 1989 Settlement and other settlement]

Documenti del trust – diritto di ottenerne copia – diritto di ispezione – sussistenza – limitazioni – interesse dei beneficiarii nel loro complesso

Diritto di proprietà – insussistenza

Lettere di desiderio – comunicazione ai beneficiarii – discrezionalità

I beneficiarii hanno diritto di essere posti a conoscenza dell’inventario dei beni in trust e di ottenere dai trustee un rendiconto del loro operato; peraltro, il giudice può limitare o escludere l’esercizio di questo diritto da parte di un beneficiario qualora ciò appaia opportuno considerando l’interesse generale del gruppo dei beneficiarii.

I beneficiarii non hanno diritto di essere posti a conoscenza delle lettere di desiderio custodite dai trustee; peraltro, il giudice può ordinarne la consegna qualora vi siano serie ragioni di convenienza.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)


Tribunale di Casale Monferrato 13 aprile 1984

L’executor trustee di un trust testamentario istituito da una cittadina britannica in relazione a beni siti in Italia (e dunque non interno) non è tenuto a chiedere l’autorizzazione a vendere i cespiti immobili nell’interesse dei beneficiarî minorenni poiché ne è proprietario in virtù dell’atto istitutivo del trust. 

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Cassazione di Roma 21 febbraio 1899

Non è contraria al diritto pubblico interno del regno la disposizione testamentaria di uno straniero con la quale si ordina la costituzione di un fedecommesso (rectius: di un trust) in uno Stato estero e la destinazione a tal uopo del prezzo ricavabile dalla vendita di immobili esistenti in Italia.

Ciò stante, non può essere negata esecutorietà in Italia alla sentenza di magistrato straniero che, per dare esecuzione alla volontà del testatore, stabilisce che siano venduti gli immobili predetti, poiché nella sede di delibazione non è lecito al magistrato nazionale preoccuparsi della sorte che avrà all’estero il danaro ricavabile dalla vendita.

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Inghilterra e Galles: Saunders v Vautier [1841] EWHC J82 2, 4, 5 giugno 1841

Legato in trust – beneficiario titolare di un “vested interest” – anticipazione del termine finale del trust

Qualora l’istituzione di un legato abbia quale scopo l’accumulazione di un certo patrimonio per un determinato periodo, o qualora il versamento al legatario sia stato rinviato nel tempo, il legatario medesimo che sia titolare di un indefeasible interest non è tenuto ad attendere il decorso di detto tempo, potendo al contrario ricorrere al giudice affinché gli venga riconosciuto il diritto a percepire immediatamente i beni in legato.

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