Giurisprudenza su altre materie di diritto civile e commerciale

In questa sezione sono raccolte pronunce su varie matrerie di diritto civile.

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Cassazione n.15110/2019 - 3 giugno 2019

In caso di ritardo accertato dell’erede nell’adempimento dell’obbligazione modale contenuta in un testamento avente ad oggetto una prestazione di fare infungibile (trattasi, nel caso di specie, di istituzione di un centro studi in memoria del defunto), è suscettibile di coercizione indiretta ai sensi dell’art.614-bis cpc. Per effetto del pur ritardato adempimento, invece, non è possibile esperire nei confronti del medesimo ered l’azione ordinaria di risarcimento del danno non patrimoniale da lesione della memoria del defunto.

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Cassazione n.13921/2019 - 22 maggio 2019

Anche in caso di obbligatoria cancellazione dal registro delle imprese effettuata ex art. 118, n.4, LF, in seguito alla chiusura del fallimento per insufficienza dell’attivo, si determina l’estinzione della società ed un fenomeno di tipo successorio. In forza di questo, i rapporti obbligatori (ed i conseguenti crediti) facenti capo all’ente e che non siano stati realizzati dal curatore fallimentare, si trasferiscono ai soci in regime di contitolarità o comunione indivisa, a meno che il mancato espletamento del recupero giudiziale consenta di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento liquidatorio. Qualora il credito litigioso pendente non sia stato portato, o dai soci o dagli amministratori o dai liquidatori, a conoscenza del curatore del fallimento, il quale non lo abbia perciò incluso tra le voci dell’attivo da realizzare, si deve legittimamente ritenere che esso ab origine sia stato tacitamente rinunciato dalla società e quindi non possa formare oggetto di recupero giudiziale in forza della legittimazione successoria dei soci a seguito della estinzione della società fallita.

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Cassazione n.13846/2019 - 22 maggio 2019

In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dall'art. 2 I. n. 287/1990, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario

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Cassazione n.13686/2019 - 21 maggio 2019

In caso di contratto per persona da nominare, la relativa comunicazione da effettuarsi nei confronti dell’altro contraente della dichiarazione di nomina può essere fatta anche dal terzo nominato, e, in ogni caso, essa può essere contenuta nell'atto di citazione che il terzo stesso abbia notificato all'altro contraente per l'esecuzione del contratto.

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Cassazione n.13661/2019 - 21 maggio 2019

In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75 c.p.p., comma 3, che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente (come previsto dagli artt. 651, 651 bis, 652 e 654 c.p.p.), vanno interpretati in modo restrittivo, in modo tale che la sospensione non si applica se il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile, successivamente alla pronuncia di primo grado resa processo penale nel quale il danneggiante sia imputato.

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Tribunale di Roma 21 maggio 2019

L’apporto effettuato dal socio d’opera all’interno di società di persone non deve essere capitalizzato.  I conferimenti dei soci d’opera, infatti, debbono essere qualificati come conferimenti di patrimonio e non di capitale, in quanto, seppur costituiscano entità utili per il perseguimento dell’oggetto sociale, non sono idonei alla garanzia dei creditori sociali. Questo perché la loro capitalizzazione: da un lato falserebbe la reddittività dell’impresa e, dall’altro lato, non garantirebbe l’eventuale soddisfacimento dei creditori sociali in caso di escussione del patrimonio sociale, perché detti apporti, dal momento in cui consistono in servizi o prestazioni lavorative o comunque di fare, non sarebbero suscettibili di espropriazione forzata.

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Cassazione S.U. n.13246/2019 - 16 maggio 2019

La natura giuridica della responsabilità dello Stato o dell’ente pubblico per il fatto illecito commesso dal dipendente o funzionario è composita e va ricondotta nell’ambito di applicazione dei principi di responsabilità indiretta ex art.2049 cc

Ne consegue la responsabilità concorrente e solidale dello Stato o dell’ente pubblico per i danni causati da condotte del preposto pubblico, le quali corrispondano ad uno sviluppo oggettivamente non improbabile delle funzioni di regola espletate e degli incarichi conferiti, anche qualora esse siano devianti o contrarie rispetto al fine istituzionale. Questo purché, da un lato, si tratti di condotte a questo legate da un nesso di occasionalità necessaria (da intendersi come relazione per la quale la condotta illecita dannosa non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base al giudizio controfattuale riferito al tempo della condotta); dall’altro, si tratti di condotte raffigurabili o prevenibili oggettivamente, sulla base di analogo giudizio, come sviluppo non anomalo dell'esercizio del conferito potere di agire, rientrando nella normalità statistica.

Viene così enunciato il seguente principio di diritto: "lo Stato o l'ente pubblico risponde civilmente del danno cagionato a terzi dal fatto penalmente illecito del dipendente anche quando questi abbia approfittato delle sue attribuzioni ed agito per finalità esclusivamente personali od egoistiche ed estranee a quelle dell'amministrazione di appartenenza, purché la sua condotta sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni o poteri che il dipendente esercita o di cui è titolare, nel senso che la condotta illecita dannosa - e, quale sua conseguenza, il danno ingiusto a terzi - non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base ad un giudizio controfattuale riferito al tempo della condotta, senza l'esercizio di quelle funzioni o poteri che, per quanto deviato o abusivo od illecito, non ne integri uno sviluppo oggettivamente anomalo".

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Cassazione n.12994/2019 - 15 maggio 2019

In tema di postergazione ex art.2647 cc vengono enunciati i seguenti principi di diritto: "La postergazione disposta dall'artt. 2467 c.c. opera già durante la vita della società e non solo nel momento in cui si apra un concorso formale con gli altri creditori sociali, integrando una condizione di inesigibilità legale e temporanea del diritto del socio alla restituzione del finanziamento, sino a quando non sia superata la situazione prevista dalla norma. La società è tenuta a rifiutare al socio il rimborso del finanziamento, in presenza della situazione di difficoltà economico-finanziaria indicata dalla legge, ove sussistente sia al momento della concessione del finanziamento, sia al momento della richiesta di rimborso, che è compito dell'organo gestorio riscontrare mediante la previa adozione di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società. In caso di azione giudiziale di restituzione proposta dal socio, il giudice del merito è chiamato a verificare se la situazione di crisi prevista dall'art. 2467, comma 2, c.c. sussista, oltre che al momento della concessione del finanziamento, altresì al momento della sua decisione. Lo stato di eccessivo squilibrio nell'indebitamento o di una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento, prevista dall'art. 2467, comma 2, c.c., è fatto impeditivo del diritto alla restituzione del finanziamento operato dal socio in favore della società, rilevabile dal giudice d'ufficio, in quanto oggetto di un'eccezione in senso lato, sempre che la situazione predetta risulti provata ex actis, secondo quanto dedotto e prodotto in giudizio"

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Corte d'Appello di Napoli 15 maggio 2019

 

 

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Cassazione n.12714/2019 - 14 maggio 2019

Se il creditore agisce nei confronti di una associazione non riconosciuta con giudizio ordinario e non coinvolge, in proprio, anche l'eventuale soggetto responsabile in via solidale ex art. 38 c.c., al fine di ottenere l'accertamento della sua responsabilità solidale e la sua condanna, il titolo esecutivo così ottenuto non si estende automaticamente a costui.

 

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Tribunale di Siena 14 maggio 2019

 

 

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Cassazione n.11726/2019 - 3 maggio 2019

È tempestivo il deposito telematico del ricorso attestato dalla ricezione della ricevuta di consegna ma iscritto oltre lo scadere del termine di legge. L’atto processuale, infatti, si considera depositato al momento dell’elaborazione della ricevuta di consegna e non alla data della successiva iscrizione a ruolo.

 

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Cassazione n.11402/2019 - 30 aprile 2019

Con le pronunce nn.11401 e 11402 del 30 aprile 2019, la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabile l’imposta di registro in misura fissa, in luogo dell’imposta di donazione, nel caso di trasferimento di proprietà a titolo gratuito di immobili dal mandante al mandatario, in forza di un mandato senza rappresentanza per la vendita degli stessi.

Per giungere a tale conclusione, la Suprema Corte rileva che nel caso di un conferimento di mandato senza rappresentanza, il trasferimento a titolo gratuito della proprietà dell’immobile dal mandante al mandatario configura un’operazione meramente strumentale all’esecuzione del mandato. In particolare, nel caso di specie, veniva conferito un mandato senza rappresentanza ad alienare un bene immobile e correlativamente veniva trasferita la proprietà dello stesso dal mandante al mandatario. La Corte di Cassazione, attraverso il richiamo alle consolidate pronunce di legittimità in tema di trust, ha identificato l’operazione non solo come strumentale agli obiettivi perseguiti, ma altresì come sostanzialmente neutra, in quanto la proprietà del bene immobile rimane in realtà in capo al mandante. Dunque, l’operazione di trasferimento a titolo gratuito del bene immobile non comporta nessun tipo di arricchimento della sfera patrimoniale del mandatario, tale da giustificare l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni. Ne deriva che, laddove sussista un’operazione che non genera nessun trapasso di ricchezza, o di effettivo arricchimento del patrimonio del mandatario, non è possibile configurare l’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

Viene così affermato che “secondo il più recente orientamento, è da privilegiare la interpretazione costituzionalmente orientata del citato D.L. 3 ottobre 2006, ridetto art. 2, commi 47 e segg., la quale, con confacente richiamo dell'art. 53 Cost., comma 1, circoscrive la applicazione della suddetta norma tributaria, correlandola, in senso restrittivo, al rilievo della capacità contributiva comportata dal trasferimento del bene; sicché, quando il conferimento costituisce un atto sostanzialmente “neutro” che non arreca un reale ed “effettivo incremento patrimoniale (al) beneficiario” meramente formale della attribuzione, resta esclusa la ricorrenza di alcun “trapasso di ricchezza suscettibile di imposizione indiretta” (così da ultimo: Sez.5, ordinanza n. 1131 del 17 luglio 2018, dep. il 17 gennaio 2019, n. m.; cui a dd e Sez. 5, sentenza n. 21614 del 26/10/2016, Rv. 641558 - 01; Sez. 5, sentenza n. 975 del 17/01/2018, Rv. 646913 - 01; Sez. 5, sentenza n. 15469 del 13 giugno 2018, n. m.; Sez. 5, ordinanza n. 31445 del 5/12/2018, Rv. 652134 - 01; Sez. 5, ordinanza n. 31446 del 5/12/2018, n. m.). Siffatto principio di diritto merita di trovare applicazione anche in relazione al caso in esame del trasferimento, a titolo gratuito, dell'immobile alienando operato dal mandante in capo al mandatario senza rappresentanza, al fine della esecuzione del mandato alla vendita. Sotto il pregnante e decisivo profilo della capacità contributiva il trasferimento in parola risulta, infatti, manifestamente neutro in quanto non comporta alcun sostanziale “trapasso di ricchezza” e definitivo arricchimento della sfera patrimoniale del mandatario, atteso che costui è gravato (per l'adempimento dei mandato) dalle correlate obbligazioni di trasferire al terzo acquirente il bene (del quale è intestatario meramente formale), e di corrispondere al mandante il relativo prezzo, ovvero - qualora il mandato non possa essere adempiuto - dalla obbligazione di retrocedere il bene al mandante.

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Cassazione n.11401/2019 - 30 aprile 2019

Con le pronunce nn.11401 e 11402 del 30 aprile 2019, la Corte di Cassazione ha ritenuto applicabile l’imposta di registro in misura fissa, in luogo dell’imposta di donazione, nel caso di trasferimento di proprietà a titolo gratuito di immobili dal mandante al mandatario, in forza di un mandato senza rappresentanza per la vendita degli stessi.

Per giungere a tale conclusione, la Suprema Corte rileva che nel caso di un conferimento di mandato senza rappresentanza, il trasferimento a titolo gratuito della proprietà dell’immobile dal mandante al mandatario configura un’operazione meramente strumentale all’esecuzione del mandato. In particolare, nel caso di specie, veniva conferito un mandato senza rappresentanza ad alienare un bene immobile e correlativamente veniva trasferita la proprietà dello stesso dal mandante al mandatario. La Corte di Cassazione, attraverso il richiamo alle consolidate pronunce di legittimità in tema di trust, ha identificato l’operazione non solo come strumentale agli obiettivi perseguiti, ma altresì come sostanzialmente neutra, in quanto la proprietà del bene immobile rimane in realtà in capo al mandante. Dunque, l’operazione di trasferimento a titolo gratuito del bene immobile non comporta nessun tipo di arricchimento della sfera patrimoniale del mandatario, tale da giustificare l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni. Ne deriva che, laddove sussista un’operazione che non genera nessun trapasso di ricchezza, o di effettivo arricchimento del patrimonio del mandatario, non è possibile configurare l’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

Viene così affermato che “secondo il più recente orientamento, è da privilegiare la interpretazione costituzionalmente orientata del citato D.L. 3 ottobre 2006, ridetto art. 2, commi 47 e segg., la quale, con confacente richiamo dell'art. 53 Cost., comma 1, circoscrive la applicazione della suddetta norma tributaria, correlandola, in senso restrittivo, al rilievo della capacità contributiva comportata dal trasferimento del bene; sicché, quando il conferimento costituisce un atto sostanzialmente “neutro” che non arreca un reale ed “effettivo incremento patrimoniale (al) beneficiario” meramente formale della attribuzione, resta esclusa la ricorrenza di alcun “trapasso di ricchezza suscettibile di imposizione indiretta” (così da ultimo: Sez.5, ordinanza n. 1131 del 17 luglio 2018, dep. il 17 gennaio 2019, n. m.; cui a dd e Sez. 5, sentenza n. 21614 del 26/10/2016, Rv. 641558 - 01; Sez. 5, sentenza n. 975 del 17/01/2018, Rv. 646913 - 01; Sez. 5, sentenza n. 15469 del 13 giugno 2018, n. m.; Sez. 5, ordinanza n. 31445 del 5/12/2018, Rv. 652134 - 01; Sez. 5, ordinanza n. 31446 del 5/12/2018, n. m.). Siffatto principio di diritto merita di trovare applicazione anche in relazione al caso in esame del trasferimento, a titolo gratuito, dell'immobile alienando operato dal mandante in capo al mandatario senza rappresentanza, al fine della esecuzione del mandato alla vendita. Sotto il pregnante e decisivo profilo della capacità contributiva il trasferimento in parola risulta, infatti, manifestamente neutro in quanto non comporta alcun sostanziale “trapasso di ricchezza” e definitivo arricchimento della sfera patrimoniale del mandatario, atteso che costui è gravato (per l'adempimento dei mandato) dalle correlate obbligazioni di trasferire al terzo acquirente il bene (del quale è intestatario meramente formale), e di corrispondere al mandante il relativo prezzo, ovvero - qualora il mandato non possa essere adempiuto - dalla obbligazione di retrocedere il bene al mandante.

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Tribunale di Roma 23 aprile 2019

In tema di efficacia di giudicato del rendiconto in ordine ai relativi rapporti di natura sostanziale viene affermato che: "Peraltro, che l’oggetto del precedente giudizio fosse relativo all’effettiva gestione del Sig. in qualità di liquidatore pare affermato dallo stesso opponente, che ha dichiarato che «l’istruttoria compiuta nel corso del giudizio sulla revoca del liquidatore, dunque, ha comportato la nomina di un Consulente Tecnico che fornisse all’Ufficio una disamina delle entrate e delle uscite societarie, onde verificare la correttezza del rendiconto pur fornito dal sig. in qualità di liquidatore della Società Agricola» (così a pag. 6 della Comparsa conclusionale).

Deve dunque ritenersi definitivamente accertata, con l’efficacia propria del giudicato, l’esistenza di spese non documentate per € 42.061,95 e il corrispondente credito, di natura risarcitoria, vantato dalla società nei confronti del liquidatore inadempiente. Tale credito risulta, infatti, implicito nel risultato del rendimento del conto, che non può avere ad oggetto soltanto obblighi formali, come parrebbe sostenere l’opponente, ma attiene al risultato di una gestione di affari, che si concretizza in un credito di una parte a favore dell’altra, come può desumersi anche dal potere affidato al giudice di disporre  immediatamente il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto, anche in caso di mancata accettazione (art. 264 comma 2 c.p.c.).

Emerge dunque l’identità della questione sottoposta all’accertamento del giudice rispetto a quella già esaminata e risolta con sentenza passata in giudicato e in ordine a tali fatti risulta precluso ogni ulteriore accertamento da parte di questo giudice. Conseguentemente, posto che il presente giudizio è stato attivato dalla società titolare del credito risarcitorio, l’opponente deve essere condannato al pagamento delle somme da lui inserite in modo ingiustificato e non documentato nel rendiconto della gestione liquidatoria, come quantificate nel precedente giudizio nel quale tale condanna non era stata richiesta. Pur non essendo stata proposta nel medesimo giudizio del rendimento del conto, questo rappresenta il naturale antecedente, logico e temporale, di un eventuale azione di responsabilità nei confronti del liquidatore, che trae fondamento dagli stessi fatti e deve ritenersi a questa strettamente connessa.

Né, peraltro, potrebbe ritenersi l’azione della società (quale, come detto, unica titolare del credito al risarcimento del danno da mala gestio del liquidatore) inammissibile per essere stata rigettata l’azione proposta nell’ambito del giudizio che ha condotto alla emissione della sentenza n. 16926/2015. Infatti, nel precedente giudizio, il Tribunale ha respinto l’azione esperita a titolo personale dal socio per difetto di legittimazione di questi, ma ciò non preclude alla società - che nel precedente giudizio era rimasta contumace e che, dunque, non aveva formulato alcuna domanda - di proporre oggi la medesima azione. Per quanto attiene all’ulteriore credito allegato dalla società nel ricorso monitorio e costituito dall’importo di €. 900,00 pari all’importo del bonifico disposto come acconto soci su un conto corrente intestato al Sig. e alla Sig.ra Lucia all’epoca socia della Società Agricola Fratelli s.s., anche esso risulta fondato. Infatti, anche tale pagamento risulta, dal tenore della consulenza tecnica già espletata, privo di adeguata giustificazione, per quanto non ricompreso nel totale delle spese non documentate: si estendono, dunque, a tale posta le considerazioni sopra formulate in merito all’estensione dell’efficacia di giudicato dell’accertamento operato con sentenza n. 16926/2015".

 

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Cassazione n.10528/2019 - 15 aprile 2019

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, il tribunale fallimentare è investito della competenza a decidere su tutti i fatti modificativi od estintivi dei crediti azionati dai creditori concorsuali. Il curatore, pertanto, può proporre in detta sede una eccezione riconvenzionale di compensazione al solo fine di ottenere il rigetto della domanda di partecipazione al concorso. 

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Tribunale Parma 3 aprile 2019

Con riferimento all'azione moniotioria dell'utente bancario e del garante/fideiussore nei confronti della banca a seguito del mancato rilascio di documentazione bancaria richiesta ex art. 119 T.U.B. si dice che: "In primo luogo, si ritiene che sia possibile ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119 del D. Lgs n. 385/1993, posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario e i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto (v. tra le altre, sentenza del Tribunale di Padova n. 2878/2016).

Inoltre, si ritiene che identici principi siano applicabili anche all’ipotesi di proposizione dell’istanza ex art. 119, IV co., T.U.B. da parte del garante e ciò in quanto, dal momento stesso della costituzione della garanzia, sorge tra il fideiussore ed il creditore garantito un rapporto diretto e comunque qualificato, anche alla luce del fatto che il garante è soggetto potenzialmente destinatario degli effetti del rapporto garantito; che tale diritto risulta, altresì, intimamente connesso alla natura stessa della garanzia fideiussoria, che si pone rispetto all’obbligazione principale garantita in rapporto di accessorietà e dipendenza; che, dunque, se si considera che proprio in virtù di tale dipendenza, il fideiussore ha diritto, ai sensi dell’art. 1945 c.c., di opporre al creditore garantito le eccezioni proponibili dal debitore – relative, cioè, all’esistenza ed alla validità dell’obbligazione garantita - non si vede ragione per escludere il diritto del garante di proporre, in luogo del garantito, istanza ai sensi dell’art. 119, co. 4, T.U.B. nei confronti del creditore (v. ordinanza Tribunale Prato del 13.4.2015, richiamata da parte opposta)".

Testo del provvedimento reperibile sul sito il caso.it


Cassazione n.8980/2019 - 29 marzo 2019

Leasing - Leasing finanziario - Risoluzione del contratto anteriore al fallimento - Applicazione dell'art. 72-quater l.f. - Restituzione del bene al concedente - Vendita o allocazione previa insinuazione al passivo - Vendita sulla base di valore di mercato risultate da stima disposta dal giudice delegato - Regolazione della differenza sulla base della stima - Eventuali rettifiche in sede di riparto fallimentare

Gli effetti della risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell’utilizzatore, verificatasi in data anteriore alla data di entrata in vigore della legge 124/2017 (art. 1 commi 136- 140), sono regolati dalla disciplina dell’art. 72 quater legge fall., applicabile anche al caso di risoluzione del contratto avvenuta prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore;

In caso di fallimento dell’utilizzatore, il concedente avrà diritto alla restituzione del bene e dovrà insinuarsi al passivo fallimentare per poter vendere o allocare il bene e trattenere, in tutto o in parte, l’importo incassato.

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Cassazione n.8473/2019 - 27 marzo 2019

Procedimento di mediazione obbligatoria - Comparizione personale della parte - Rappresentante sostanziale - Difensore munito di procura sostanziale - Ammissibilità

Procedimento di mediazione obbligatoria - Condizione di procedibilità - Informativa del mediatore - Indisponibilità della parte di procedere oltre - Procedibilità

In caso di mediazione obbligatoria ex d.lgs. n. 28 del 2010 e successive modifiche, la comparizione della parte innanzi al mediatore può avvenire a mezzo di un rappresentante sostanziale, il quale può essere anche lo stesso difensore, purché dotato di apposita procura sostanziale.

La condizione di procedibilità deve considerarsi realizzata una volta terminato il primo incontro davanti al mediatore, ovvero quando una o entrambe le parti, dopo essere state adeguatamente informate sul procedimento di mediazione, comunicano la propria indisponibilità a procedere oltre.

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Cassazione SS.UU. n. 8312/2019 - 25 marzo 2019

Il deposito in cancelleria entro venti giorni dall'ultima notifica di una copia analogica della decisione impugnata, predisposta in originale telematico e notificata a mezzo PEC senza attestazione di conformità del difensore ex art. 9, L. n. 53 del 1994, non comporta l'applicazione della sanzione dell'improcedibilità qualora l'unico controricorrente o uno dei controricorrenti depositi copia analogica della decisione ritualmente autenticata o non disconosca la conformità della copia informale all'originale notificato ex art. 23 del d. lgs. 82/2005.

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Cassazione SS.UU. n.7940/2019 - 21 marzo 2019

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7940 del 21 marzo 2019, hanno affermato che “nel processo ordinario di cognizione risultante dalla novella di cui alla l. n. 353 del 1990 e dalle successive modifiche, le parti del processo di impugnazione – che costituisce pur sempre una revisio prioris istantiae – nel rispetto dell’autoresponsabilità e dell’affidamento processuale, sono tenute, per sottrarsi alla presunzione di rinuncia (al di fuori delle ipotesi di domande e di eccezioni esaminate e rigettate, anche implicitamente, dal primo giudice, per le quali è necessario proporre appello incidentale; art. 343 c.p.c.), a riproporre ai sensi dell’art. 346 c.p.c. le domande e le eccezioni non accolte in primo grado, in quanto rimaste assorbite, con il primo atto difensivo e comunque non oltre la prima udienza, trattandosi di fatti rientranti già nel thema probandum e nel thema decidendum del giudizio di primo grado”.

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Tribunale di Treviso 18 Marzo 2019

L’art. 106, comma primo, D.P.R. 115/2002, nonostante la sua collocazione nel capo relativo alle disposizioni sul processo penale, si deve analogicamente estendere al giudizio civile.

La ratio della citata disposizione, infatti, è quella di scoraggiare la proposizione, a spese dello Stato, di domande (in ambito non solo penale) del tutto inutili, meramente dilatorie o improduttive di effetti a favore della parte ed il cui esito di inammissibilità sia largamente prevedibile, se non addirittura già previsto prima della presentazione del ricorso.

Ne consegue che norma in esame si applichi nel caso in cui sia stato proposto ricorso ex art. 12 bis, l. 898/1970, volto alla determinazione ed attribuzione della quota di indennità di fine rapporto, in assenza del presupposto della titolarità dell’assegno divorzile.

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Tribunale di Roma 15 marzo 2019 - sent. n.5661

Chi agisce per far valere la simulazione assoluta di un atto di compravendita immobiliare, può trarre elementi circa il carattere fittizio del contratto da una serie di circostanze quali, ad esempio, l'esiguità del prezzo pagato per l'acquisto, le modalità di corresponsione dello stesso, il mancato trasferimento della residenza nell'immobile da parte dell’acquirente.

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Tribunale di Pordenone 13 marzo 2019

Prima pronuncia con la quale viene riconosciuto un assegno divorzile in favore del componente debole della coppia unita civilmente.

In questa pronuncia viene altresì significativamente affermata l’applicabilità in questi casi degli indirizzi interpretativi affermati dalla giurisprudenza in relazione al divorzio da matrimonio, la verifica giudiziale “che una riconciliazione non è praticabile” e, soprattutto, l’affermazione della necessità di valutare, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile, anche il periodo di convivenza precedente alla emanazione della legge n. 76/2016, dal momento in cui la relazione già allora sussisteva con modalità “assolutamente identica” e con la constatazione che l’unico ostacolo alla celebrazione dell’Unione era stata una mera mancanza del legislatore.

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Cassazione n.6323/2019 - 5 marzo 2019

La rottura dei rapporti tra padre e figlio non è sufficiente a risolvere il comodato di un immobile con destinazione familiare.

Secondo questa pronuncia, infatti, la crisi dei rapporti tra il padre comodante ed il figlio comodatario poteva essere risolta, per esempio, attraverso la locazione da aprte del primo di un ulteriore immobile, stante la sua florida situazione economica.

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Cassazione n.6292/2019 - 4 marzo 2019

Il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alla pretesa dell'attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l'iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

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Cassazione n.6230/2019 - 4 marzo 2019

Nel caso in cui il C.T.U. ometta di rispondere alle osservazioni dei consulenti di parte e di confermare o rettificare la prima relazione alla luce di esse, la eventuale nullità derivante da tali omissioni può essere sanata, ai sensi dell'art.157, comma 2, cpc, dalla mancata opposizione della relativa eccezione nella prima difesa utile.

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Cassazione n.5655/2019 - 26 febbraio 2019

In linea generale l'atto di alienazione di un bene immobile, compiuto e trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, è inopponibile all'esecuzione individuale in corso, benché tale inopponibilità sia non assoluta e rimanga condizionata alla permanenza del processo esecutivo, di modo che, in caso di estinzione del processo esecutivo prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, ex art.632 cpc, diventano inefficaci tutti gli atti compiuti in precedenza e tra questi anche il pignoramento. Costituisce eccezione a questo principio il venir meno della procedura esecutiva che dipenda dalla sopravvenuta dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, in quanto in questo caso l'esecuzione individuale si trasforma in esecuzione collettiva, i cui effetti sostanziali e processuali decorrono dal pignoramento, sicché il curatore può giovarsi dell'inopponibilità prevista contro gli atti traslativi trascritti posteriormente al pignoramento ma prima della sentenza dichiarativa di fallimento.

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Cassazione n.5336/2019 - 22 febbraio 2019

L'esistenza di uno ius in re (come l’usufrutto) sulla cosa venduta legittima il compratore, che non ne abbia avuto conoscenza al momento della conclusione del contratto, a far valere la risoluzione di quest'ultimo o una riduzione del prezzo, anche se il titolare del diritto di godimento o il beneficiario dell'onere o della limitazione non abbiano ancora fatto valere alcuna pretesa sul bene. In tale ipotesi, peraltro, la risoluzione non può essere automaticamente pronunziata dovendosi stabilire, secondo le circostanze, che il compratore non avrebbe acquistato la cosa gravata dall'onere.

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Cassazione n.5151/2019 - 21 febbraio 2019

La notifica del precetto intimato ad un condominio di edifici, eseguita nei confronti di persona diversa da quella che rivesta la carica di amministratore del condominio stesso, non può ritenersi idonea a far assumere al destinatario della notificazione stessa la qualità di soggetto contro cui l’esecuzione forzata è minacciata in proprio (essendo l’amministratore non il soggetto passivo del rapporto di responsabilità, quanto il rappresentante degli obbligati), con conseguente difetto di legittimazione dello stesso a proporre opposizione iure proprio, al solo fine di contestare – come avvenuto nella specie – di rivestire la qualifica di amministratore del condominio intimato di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo.

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Cassazione n.4843/2019 - 19 febbraio 2019

Ai fini dell’accettazione dell’eredità, è priva di rilevanza la richiesta di registrazione del testamento e la sua trascrizione da parte del soggetto interessato, poiché trattasi di adempimenti aventi prevalentemente carattere fiscale, nonché inidonei ad esprimere una intenzione univoca di accettare l’eredità. Non costituisce, inoltre, accettazione tacita dell’eredità la mera presentazione di una istanza di conversione del debito ex art.495 cpc, che non comporta alcun riconoscimento del debito, ma è funzionale esclusivamente ad evitare le conseguenze negative dell’esecuzione intraprese dal creditore del de cuius.

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Cassazione n.4837/2019 - 19 febbraio 2019

La rinuncia all'azione, ovvero all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, costituisce un atto di disposizione del diritto in contesa e richiede, in capo al difensore, un mandato "ad hoc", senza che sia a tal fine sufficiente quello "ad litem", in ciò differenziandosi dalla rinuncia ad una parte dell'originaria domanda, che rientra fra i poteri del difensore quale espressione della facoltà di modificare le domande e le conclusioni precedentemente formulate. 

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Cassazione n.4831/2019 - 19 febbraio 2019

La vendita, da parte di uno dei coeredi, di un bene rientrante nella comunione ereditaria ha solo effetto obbligatorio, essendo la sua efficacia reale subordinata all'assegnazione del bene medesimo al coerede-venditore attraverso la divisione, giacché, sino a tale momento, il detto bene continua a fare parte della comunione e, finché quest'ultima perdura, il compratore non può ottenere la proprietà esclusiva di una singola parte materiale della cosa né, tantomeno, la quota ideale di uno specifico bene, in proporzione alla quota di eredità che compete al coerede alienante, essendo quest'ultimo titolare esclusivamente di una quota di eredità - intesa come "universitas" e, dunque, di per sé già alienabile - al cui interno non è certo che rientri, in occasione della divisione, la proprietà della "res" alienata.

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Cassazione n.4961/2019 - 19 febbraio 2019

Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art.617 cpc; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 cpc, in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art.624 cpc. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati.

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Cassazione n.4764/2019 - 19 febbraio 2019

In caso di notifica pec della sentenza di appello, il difensore - sia che l'abbia ricevuta, sia se sia stato lui a notificarla - può certamente attestare la conformità dell'analogico al digitale degli atti di cui dispone per procedere agli adempimenti richiesti, a pena di improcedibilità, dall'art.369 cpc.

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Cassazione n.4539/2019 - 15 febbraio 2019

Le parti che abbiano convenuto l'adozione della forma scritta per un determinato atto possono successivamente rinunciarvi, anche tacitamente, mediante comportamenti incompatibili con il suo mantenimento, poiché la valutazione in ordine alla sussistenza o meno di una rinuncia tacita costituisce un apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità, sempreché sia sorretto da una motivazione immune da vizi logici, coerente e congruente.

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Cassazione n.4530/2019 - 15 febbraio 2019

In materia di opposizione ad esecuzione forzata, quando l'esecuzione sia già iniziata, l'individuazione del giudice competente per valore per il giudizio di merito deve essere effettuata, in applicazione dell'art.17 cpc, sulla base del “credito per cui si procede”, che corrisponde a quello che risulta dal titolo esecutivo e per il quale è stato intimato precetto di pagamento; solo qualora medio tempore siano stati effettuati pagamenti parziali di cui il creditore ha dato spontaneamente atto (e che, dunque, non sono contestati e la cui esistenza non costituisce essa stessa la ragione dell'opposizione) il “credito per cui si procede” corrisponde al minore importo del credito indicato nell'atto di pignoramento

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Cassazione n.4523/2019 - 14 febbraio 2019

Ai fini della determinazione dell’assegno divorzile in favore dell'ex moglie si applica il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

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Cassazione n.4251/2019 - 13 febbraio 2019

La cd. "marca temporale" è un servizio specificamente volto ad associare data e ora certe e legalmente valide ad un documento informatico, consentendo, quindi, di attribuirgli una validazione temporale opponibile a terzi. La marca temporale, dunque, attesta il preciso momento in cui il documento è stato creato, trasmesso o archiviato. Infatti, quando l'utente, con il proprio software, avvia il processo di apposizione della marca temporale sul documento informatico, automaticamente viene inviata una richiesta contenente una serie di informazioni all'Ente Certificatore Accreditato che verifica in maniera simultanea la correttezza della richiesta delle informazioni, genera la marca temporale e la restituisce all'utente. 

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Cassazione SS. UU. n.4135/2019 - 12 febbraio 2019

Il rimedio dell'overruling è riconoscibile solo in presenza di stabili approdi interpretativi del giudice di legittimità, eventualmente a Sezioni Unite, se connotati dai "caratteri della costanza e ripetizione", mentre non può essere invocato sulla base di alcune pronunce della giurisprudenza di merito, le quali non sono idonee ad integrare un "diritto vivente" (Corte cost. n. 78 del 2012).

L'istituto del "prospective overruling" è utilmente invocabile dalla parte che abbia tenuto una condotta processuale ossequiosa delle forme e dei termini previsti dalla legge processuale, come interpretata dall'indirizzo interpretativo del giudice di legittimità dominante al momento del compimento dell'atto, al fine di evitare le conseguenze processuali negative (decadenze, inammissibilità, improponibilità) cui sarebbe esposta se dovesse soggiacere al sopravvenuto e imprevedibile indirizzo interpretativo di legittimità, mentre non è invocabile nell'ipotesi in cui il nuovo orientamento di legittimità sia ampliativo di facoltà e poteri processuali che la parte non abbia esercitato per un'erronea interpretazione delle norme processuali in senso autolimitativo, non indotta dalla giurisprudenza di legittimità.

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Cassazione n.3999/2019 - 12 febbraio 2019

L’accettazione del deposito telematico da parte della cancelleria avvenuto successivamente alla scadenza del termine non comporta tardività, se il deposito è avvenuto nei termini.

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Cassazione n.3795/2019 - 8 febbraio 2019

La clausola compromissoria, in mancanza di espressa volontà contraria, deve essere interpretata nel senso di ascrivere alla competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la "causa petendi" nel contratto cui detta clausola è annessa. (In applicazione del predetto principio la S.C. ha ritenuto incluso nell'ambito applicativo della clausola compromissoria anche le controversie riferibili al periodo antecedente alla stipula della convenzione d'arbitrato).

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Tribunale di Macerata 7 Febbraio 2019

In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, la mancata proposizione della mediazione da parte dell’attore opponente produce la declaratoria di improcedibilità e con essa si ha il definitivo consolidamento del decreto ingiuntivo opposto.

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Cassazione n.3497/2019 - 6 febbraio 2019

Nel giudizio di divisione, l'istanza di attribuzione di un bene immobile indivisibile ex art.720 cc costituisce una modalità attuativa della divisione, risolventesi nella mera specificazione della domanda di scioglimento della comunione, sicché, non essendo domanda ma eccezione, può essere formulata o essere oggetto di rinuncia anche in grado d'appello. (Nella specie, il giudice d'appello aveva invece ritenuto inammissibile la domanda di vendita proposta in secondo grado, in quanto quella di assegnazione avanzata in prime cure e accolta dal giudice non era stata fatta oggetto di impugnazione ed era perciò passata in giudicato).

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Cassazione SS. UU. n.2840/2019 - 31 gennaio 2019

In materia di ingiunzione di pagamento europea, di cui al Regolamento CE n. 1869/2006, l’opposizione deve avvenire secondo le regole della proceduta civile ordinaria di diritto interno italiano atteso che essa si risolve in una mera manifestazione di contestazione generica della sua fondatezza – l’opposizione all'IPE è atto immotivato - e non può, dunque, in alcun modo essere assimilata all'opposizione al decreto ingiuntivo di diritto italiano. Il giudice italiano che ha emesso l'IPE, una volta proposta l'opposizione deve limitarsi ad adottare un provvedimento con cui, essendo pendente un procedimento dinanzi al suo ufficio, dispone che esso prosegua secondo le regole di ordinaria procedura civile.Ne segue che il giudice italiano che ha emesso l'IPE deve limitarsi, unitamente all'avviso al creditore della proposizione dell'opposizione all'IPE, ad invitare il creditore ad esercitare l'azione secondo quella che sarà suo onere individuare come procedura civile ordinaria di tutela della situazione giuridica soggettiva posta a fondamento dell'IPE (in base alla controversia: il rito ordinario di cui agli artt. 163 e segg. cod. proc. cv. e quello del lavoro). In tema di ingiunzione europea ai sensi del Regolamento CE n. 1896 del 2006, qualora l'ingiunzione emessa dal giudice italiano venga opposta dal debitore ingiunto a norma dell'art. 16 del Regolamento ed il creditore abbia chiesto all'atto della domanda di emissione dell'ingiunzione europea oppure prima della sua emissione che il processo, per il caso di opposizione, prosegua secondo la disciplina della procedura civile ordinaria, si deve ritenere che, nella situazione di mancato esercizio da parte dello Stato Italiano del potere di dettare una disciplina delle modalità della prosecuzione, quest'ultima sia regolata direttamente dalle disposizioni emergenti dall'art. 17, del Regolamento ed al lume del Considerando 24 di esso, con la conseguenza che la regola per la prosecuzione si rinviene reputando spettante al giudice italiano che emise l'ingiunzione, all'atto della comunicazione al creditore della proposizione dell'opposizione ai sensi del paragrafo 3 dell'art. 17, il potere di fissare un termine al medesimo creditore invitandolo ad introdurre la tutela secondo la disciplina processuale civile ordinaria secondo la forma che egli individuerà in base alla disciplina processuale italiana ed in relazione alla natura della situazione giuridica creditoria azionata con la domanda ingiuntiva, restando escluso il potere del giudice di procedere a tale individuazione. "L'inosservanza del termine sarà regolata dal secondo inciso dell'art. 307 c.p.c., comma 3, e produrrà l'estinzione del giudizio". "Per effetto della prosecuzione del giudizio con la forma di introduzione dell'azione individuata dal creditore, la litispendenza resterà ricollegata alla proposizione, cioè al deposito, della domanda di ingiunzione Europea". 

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Tribunale di Belluno 31 gennaio 2019, sent. n.53

E' nulla la fideiussione omnibus conforme al modello ABI, perché trattasi di negozio concluso "a valle" di una intesa concorrenziale.


Cassazione n.2050/2019 - 24 gennaio 2019

In tema di accessibilità degli edifici e di eliminazione delle barriere architettoniche, le prescrizioni tecniche dettate dall'art. 8 del d.m. n. 236 del 1989 in ordine alla larghezza minima delle rampe delle scale (indicata nella misura di m. 1,20), possono essere derogate mediante scrittura privata poiché l'art. 7 del medesimo d.m. consente, in sede di progetto, di adottare soluzioni alternative alle suddette specificazioni e soluzioni tecniche, purché rispondenti alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione. 

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Tribunale di Torino 23 gennaio 2019

Qualora il decreto ingiuntivo sia stato notificato successivamente alla proposizione in via ordinaria di una domanda che si ponga in relazione di continenza con quella formulata in via monitoria, il Giudice dell’opposizione è tenuto ad annullare l’ingiunzione ed a rimettere le parti davanti al giudice della causa preveniente e non può, invece, mantenendo in vita il decreto, procedere nella cognizione dell’opposizione, oppure sospenderla ex art.295 c.p.c., in attesa della decisione dell’altra controversia.
Gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione, pertanto, retroagiscono al momento del deposito del relativo ricorso, purché la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla.
La continenza di cause sussiste anche qualora in uno dei due giudizi siano presenti anche uno o più soggetti  diversi, laddove, come nel caso oggetto del poresente provvedimento, sussista identità di titolo.

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Tribunale di Mantova 22 gennaio 2019

La omanda giudiziale è da ritenersi procedibile anche qualora la somma ivi richiesta è maggiore di quella proposta in sede di mediazione.

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Tribunale di Palermo 18 gennaio 2019

Il termine per la presentazione dell'istanza di assegnazione ha natura perentoria posto che, pur in mancanza della espressa qualificazione del termine in questione come perentorio, l'interpretazione sistematica dell'impianto codicistico ove l'assegnazione si inserisce e la eterogeneità della stessa rispetto all'offerta di acquisto (mancanza di cauzione e irrevocabilità) portano a ritenere che il deposito anticipato (entro il termine a ritroso di dieci giorni prima della data dell'udienza fissata per la vendita) sia preordinato alla scopo di renderla conoscibile alla platea dei possibili offerenti, al duplice fine di evitare, da un canto, la lesione del diritto dell'offerente, altrimenti escluso, che voglia presentare una offerta c.d. minima e, dall'altro, di consentire allo stesso di valutare - con indubbi vantaggi per la procedura esecutiva - anche la presentazione di un'offerta pari o superiore al prezzo base in ragione della già depositata istanza di assegnazione.  L'impugnazione del provvedimento che dichiara la inammissibilità dell'istanza di assegnazione per intempestività deve aver luogo nelle forme di cui all'art.617 cpc: ciò implica in capo al ricorrente l'onere di allegare un pregiudizio attuale e concreto discendente dalla lamentata violazione: in specie, non trattandosi di debitore esecutato, occorre tener conto - a tali fini - che il creditore avrebbe potuto partecipare come offerente al procedimento di vendita, anche presentando una offerta di acquisto minima.

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Cassazione n.1187/2019 - 17 gennaio 2019

I criteri legali di ripartizione delle spese condominiali, di cui all’art.1123 cc, possono essere derogati soltanto mediante convenzione modificatrice della disciplina codicistica contenuta o nel regolamento condominiale “di natura contrattuale”, o in una deliberazione dell’assemblea approvata all’unanimità da tutti i condòmini.

Una deliberazione adottata a maggioranza di ripartizione degli oneri derivanti dalla manutenzione di parti comuni in parti uguali, in deroga ai criteri di proporzionalità fissati dagli artt.1123 e ss. cc, va ritenuta nulla per impossibilità dell’oggetto, giacché tale statuizione, incidendo sulla misura degli obblighi dei singoli condòmini fissata dalla legge o per contratto, eccede le attribuzioni dell’assemblea e pertanto richiede, per la propria approvazione, l’accordo unanime di tutti i condòmini, quale espressione della loro autonomia negoziale.

La nullità di una deliberazione condominiale che provveda a maggioranza ad approvare un criterio capitano di ripartizione delle spese è, inoltre, assoluta ed insanabile, il che comporta la non soggezione della relativa impugnazione al termine di decadenza di trenta giorni previsto dall’art.1137 cc.

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Tribunale di Vicenza 14 gennaio 2019

Gli accordi di separazione sono sempre passibili di revocatoria ordinaria ex art.2901 cc:  se quindi l’attribuzione ha finalità solutoria, l’atto è oneroso ed occorre provare la mala fede anche dell’accipiens, mentre in caso contrario trattasi di atto gratuito.
 
 

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Tribunale di Alessandria 7 gennaio 2019

 

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Tribunale di Padova 2 gennaio 2019

 

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Tribunale di Torino 21 dicembre 2018

Qualora durante un giudizio di separazione debbano essere adottati provvedimenti che concernono il minore, non si ha automaticamente una situazione di conflitto di interesse fra i genitori e figli se vi è una rilevante conflittualità tra le parti in causa.

La sussistenza di tale conflittualità va in ogni caso valutata in base ai comportamenti processuali tenuti dalle parti, specialmente se questi tendano a impedire al giudice una adeguata valutazione dell’interesse del minore ovvero a frapporsi alla libera prospettazione del punto di vista del minore in sede di ascolto da parte del giudice.

In questi ultimi casi è opportuno nominare un curatore speciale individuato dal giudice di merito (Cass. 24.5.2018 n. 12957).In questi ultimi casi è opportuno nominare un curatore speciale individuato dal giudice di merito (Cass. 24.5.2018 n. 12957).

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Cassazione n.33057/2018 - 20 dicembre 2018

In tema di condominio, le decisioni sulla scelta del contraente per l'esecuzione di lavori da conferire in appalto e sul riparto del relativo corrispettivo, assunte da una commissione di condòmini nominata con delibera assembleare con l'incarico di esaminare i preventivi di spesa, sono vincolanti per tutti i condòmini - anche dissenzienti - solamente in quanto rimesse all'approvazione, con le maggioranze prescritte, dell'assemblea, le cui funzioni non sono delegabili a un gruppo di condòmini. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice del merito che aveva invece ritenuto che la delibera assembleare di incarico a due consiglieri di esaminare i preventivi e decidere la spesa da affrontare fosse idonea a conferire ad essi, quali mandatari degli altri condomini, poteri rappresentativi in ordine alla stipula del contratto di appalto).

La sussistenza di tale conflittualità va in ogni caso valutata in base ai comportamenti processuali tenuti dalle parti, specialmente se questi tendano a impedire al giudice una adeguata valutazione dell’interesse del minore ovvero a frapporsi alla libera prospettazione del punto di vista del minore in sede di ascolto da parte del giudice.

In questi ultimi casi è opportuno nominare un curatore speciale individuato dal giudice di merito (Cass. 24.5.2018 n. 12957).In questi ultimi casi è opportuno nominare un curatore speciale individuato dal giudice di merito (Cass. 24.5.2018 n. 12957).

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Cassazione n. 32823/2018 - 19 dicembre 2018

Il patto di famiglia di cui agli artt.768 bis segg. cc è assoggettato all'imposta sulle donazioni per quanto concerne sia il trasferimento dell'azienda o della partecipazione dal disponente al discendente (a meno che non ricorrano le condizioni di esenzione di cui all'art.3, co. 4 ter, d.lgs.346/90), sia la corresponsione di somma compensativa della quota di legittima dall'assegnatario dell'azienda o della partecipazione ai legittimari non assegnatari.

Quest'ultima è assoggettata ad imposta in base all'aliquota ed alla franchigia relative non al rapporto tra disponente ed assegnatario, e nemmeno a quello tra disponente e legittimario, bensì a quello tra assegnatario e legittimario.

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Cassazione n.32805/2018 - 19 dicembre 2018

La questione di inammissibilità del ricorso introduttivo non è coperta dal giudicato implicito se, intervenuta la sentenza, è proposta impugnazione sulle statuizioni di merito passibili di giudicato esplicito; l’inammissibilità del ricorso introduttivo può essere pertanto rilevata d’ufficio in Cassazione o ivi dedotta come motivo di ricorso.

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Cassazione n.32770/2018 - 19 dicembre 2018

L’indagine relativa alla esistenza o meno di un comportamento qualificabile in termini di accettazione tacita, risolvendosi in un accertamento di fatto, va condotta dal giudice di merito caso per caso (in considerazione delle peculiarità di ogni singola fattispecie, e tenendo conto di molteplici fattori, tra cui quelli della natura e dell’importanza, oltreché della finalità, degli atti di gestione), e non è censurabile in sede di legittimità, purché la relativa motivazione risulti immune da vizi logici o da errori di diritto.

Deve sì essere valutata l’indubbia rilevanza presuntiva di denuncia di successione e (soprattutto) voltura catastale, ma alla luce e nell’ambito del complessivo comportamento del chiamato e considerato che la voltura catastale non integra incondizionatamente gli estremi di un’accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo.

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Tribunale di Vasto 17 dicembre 2018

Durante il procedimento di mediazione è necessario che le parti siano sempre presenti personalmente a tutti gli incontri. Qualora la parte attrice sia assente, la condizione di procedibilità non può considerarsi soddisfatta.

Un terzo può essere delegato a partecipare alla procedura solamente se ricorrano i seguenti presupposti:

- la parte deve dedurre e provare la sussistenza di una causa che le impedisce di essere personalmente presente e tale impedimento deve essere oggettivo, assoluto e non temporaneo;

- la persona delegata deve essere a conoscenza dei fatti che hanno originato il conflitto e dotata del potere di assumere decisioni vincolanti per la parte rappresentata.

In ogni caso, il rappresentante non potrà mai essere il legale della parte sostituita.

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Cassazione n.31257/2018 - 4 dicembre 2018

Il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 septies, conv. con modif. dalla L. n. 221 del 2012, non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario, espressamente disposta, invece, ad altri fini, dall'art. 16 quater dello stesso D.L., ritenendosi quindi tardiva la notifica del ricorso per cassazione affermando che si era perfezionata, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo a quello di scadenza del termine per l'impugnazione, poichè eseguita dopo le ore 21 di quest'ultimo giorno. In tema di notificazione con modalità telematica, il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 septies, conv. con modif. nella L. n. 221 del 2012, si interpreta nel senso che la notificazione richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00, ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, comma 3, si perfeziona alle ore 7.00 del giorno successivo, secondo la chiara disposizione normativa, intesa a tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica senza condizionare irragionevolmente quello del mittente. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto tardiva la notifica del ricorso per cassazione perchè la ricevuta di accettazione recava un orario successivo alle ore 21.00 del giorno di scadenza del termine per l'impugnazione).

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Cassazione n.30761/2018 - 28 novembre 2018

Ove sia realizzata una costruzione in violazione delle distanze o dei confini, la riconosciuta illegittimità della stessa non ne comporta necessariamente la demolizione integrale, ma, unicamente, la riduzione entro i limiti di legge, con demolizione delle sole parti che superano tali limiti. Ne consegue che, nell’ipotesi in cui venga ordinata la demolizione della costruzione illegittima, senza specificare l’esatta misura della inosservanza di distanze o confini, il relativo accertamento può essere effettuato esclusivamente dal giudice dell’esecuzione, nell’esercizio dei poteri previsti dall’art.612 cpc.

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Tribunale di Latina 27 novembre 2018

L’art. 7, comma 3°, primo periodo, legge 8 marzo 2017, n. 24, (il quale qualifica come extracontrattuale la responsabilità dell’esercente la responsabilità sanitaria, a meno che egli abbia agito in adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente), trova applicazione in una contriversia radicatasi prima dell’entrata in vigore della citata legge e relativa a fatti ad essa anteriori, poiché, per un verso, la normativa sopravvenuta è di carattere sostanziale e non processuale e, per altro verso, si tratta di previsioni aventi valore interpretativo e, dunque, comunque applicabili retroattivamente al sanitario.

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Cassazione n.29850/2018 - 20 novembre 2018

L’ordine contenuto in una pronuncia di condanna al rilascio di immobile spiega efficacia non soltanto nei confronti del destinatario della relativa statuizione, ma anche di chiunque si trovi a disporre del bene nel momento in cui la pronuncia stessa venga coattivamente eseguita, mentre il terzo che, come proprietario possessore del bene, deduca un’incompatibilità fattuale giuridicamente rilevante con la statuizione contenuta nel provvedimento di rilascio può chiedere la correlativa tutela non proponendo opposizione all’esecuzione, bensì mediante specifica opposizione ex art. 404, 1° comma, c.p.c.

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Tribunale di Mantova 6 novembre 2018

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Cassazione n.27938/2018 - 31 ottobre 2018

In tema di comodato immobiliare a tempo determinato, il fallimento del comodante pronunciato dopo la stipulazione del relativo contratto genera l'obbligo del comodatario di restituire immediatamente, alla curatela che lo richieda, il bene oggetto del contratto stesso. 

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Cassazione n.26701/2018 - 23 ottobre 2018

L’art.2643 n.9 cc, là dove dispone che sono soggetti all’onere della trascrizione "gli atti e le sentenze da cui risulta liberazione o cessione di pigioni o di fitti non ancora scaduti, per un termine maggiore di tre anni", si riferisce anche ai corrispettivi per l’affitto di un’azienda, fra i cui beni sia compreso un immobile, in quanto la figura dell’affitto di azienda, di cui all’art.2562 cc è riconducibile a quella fattispecie di locazione indicata dall’art.1615 cc con l’espressione ‘gestione e godimento della cosa produttiva’ e, pertanto, la nozione di ‘fitto’, di cui al detto n.9 è idonea a comprendere anche il corrispettivo dell’affitto di azienda.

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Cassazione n.26062/2018 - 17 ottobre 2018

Se la successione legittima può aprirsi talvolta anche in presenza di disposizioni testamentarie positive, e se effetto tipico della diseredazione è di portare deroga al regolamento legale della successione, è coerente riconoscere che tale effetto è idoneo a dispiegarsi non solo se la disposizione di esclusione rappresenti l’isolato contenuto del testamento, ma anche quando ad essa si accompagnino disposizioni positive. In questi casi si imporrà piuttosto una preliminare indagine volta ad accertare se la dichiarazione negativa vada intesa come puramente confermativa o comunicativa della sancita preterizione del successibile, operata con le disposizioni positive, ovvero come contenente una sua definitiva esclusione dalla vicenda successoria. Nel primo caso si farebbe luogo a normale chiamata testamentaria e il successibile potrebbe ancora eventualmente essere chiamato ex lege; nel secondo caso la disposizione negativa continuerebbe a svolgere il proprio effetto tipico e caratteristico del fatto impeditivo, escludendo il concorso del diseredato sui beni eventualmente non assegnati e sui beni oggetto di disposizioni testamentarie invalide o inefficaci, che egli non avrebbe interesse ad impugnare.

 Il discendente di chi sia stato diseredato dal testatore possa succedere a quest’ultimo per rappresentazione.

La disposizione testamentaria negativa impedisce la vocazione dell’escluso, ma non può eliminare l’astratta designazione contenuta nella legge, creando una situazione identica rispetto ad altre fattispecie di rappresentazione, in particolare rispetto a quella derivante dall’indegnità a succedere (Cass. n. 6339/1982; n. 11195/1996): va quindi affermata la regola dell’efficacia meramente personale della diseredazione e della sua non estensione ipso iure all’intera stirpe dell’escluso. Ma rimane salva la possibilità che il testatore disponga in modo diverso, escludendo dalla successione anche tutti i discendenti della persona contemplata.

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Cassazione n.25631/2018 - 15 ottobre 2018

Nei giudizi soggetti al rito lavoro, costituisce implicita istanza di rimessione in termini il deposito, con le note conclusive, di documenti formati successivamente tanto alla domanda, quanto al maturare delle preclusioni istruttorie; a fronte di tale produzione , pertanto, il giudice non può dichiararla inammissibile, ma deve valutare se ricorrano i presupposti di cui all’art. 153 c.p.c., ed in caso affermativo esaminare nel merito la rilevanza probatoria dei documenti tardivamente depositati.

Nel giudizio di risarcimento del danno (tanto da inadempimento contrattuale, quanto da fatto illecito) non costituiscono domande nuove: (a) la riduzione del quantum rispetto alla originaria pretesa; (b) la deduzione dell’aggravamento del medesimo danno già dedotto con la domanda originaria. La richiesta di risarcimento dei danni sopravvenuti al maturare delle preclusioni istruttorie, anche se di qualità e di quantità differenti da quelli richiesti con la domanda originaria, costituisce invece una domanda nuova, ma ammissibile se ricorrano i presupposti della rimessione in termini, di cui all’art.153 cpc.

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Cassazione n.24266/2018 - 4 ottobre 2018

Il solaio che separa due unità abitative, l'una sovrastante all'altra ed appartenenti a diversi proprietari, deve ritenersi, salvo prova contraria, di proprietà comune ai due piani; tale presunzione "iuris tantum" vale per tutte le strutture che hanno una funzione di sostegno e copertura, in quanto svolgono una inscindibile funzione divisoria tra i due piani, con utilità ed uso uguale per entrambi e correlativa inutilità per gli altri condomini, sicchè le spese per la loro manutenzione e ricostruzione competono in parti eguali ai rispettivi proprietari, come previsto dall'art.1125 cc (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, statuendo sulla ripartizione delle spese di riparazione e manutenzione di una terrazza di proprietà e in uso esclusivo, costituente il solaio dell'appartamento sottostante, aveva applicato in via analogica l'art.1125 cc ed escluso l'utilizzabilità dell'art.1126 cc).

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Cassazione n.22720/2018 - 25 settembre 2018

L'intercapedine esistente tra il piano di posa delle fondazioni di un edificio condominiale – che costituisce il suolo di esso - e la prima soletta del piano interrato, è parte comune dell'edificio, in quanto destinata all'aerazione o coibentazione del fabbricato, se non risulta diversamente dai titoli di acquisto delle singole proprietà, e anzi in quelli del piano terreno e seminterrato non è neppure menzionata tra i confini. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata nella parte in cui aveva ritenuto che l'area sottostante al pavimento del piano terreno dell'edificio non fosse ricompresa nell'ambito delle parti comuni dello stabile).

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Tribunale di Oristano 14 settembre 2018

Per le spese liquidate al creditore procedente nella fase sommaria dell'opposizione a precetto, non spetta il privilegio ex art. 2770 c.c.

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Cassazione n.21385/2018 - 30 agosto 2018

Se un bene in fondo patrimoniale viene venduto ed un creditore dei coniugi vi iscrive ipoteca dopo la vendita ma prima che tale vendita venga trascritta, il creditore ipotecario prevale sull’acquirente, perché quando egli iscrisse ipoteca il bene, per effetto della vendita, era ormai uscito dal fondo patrimoniale; né rileva in contrario il fatto che detta vendita sia stata trascritta dopo l’iscrizione ipotecaria, perché nel caso di specie tale pubblicità riguarda un effetto non già sfavorevole per il creditore, bensì favorevole e datto – appunto – dalla fuoriuscita del bene dal fondo patrimoniale.


Tribunale di Milano 18 giugno 2018

Il fondo comune d’investimento non è un soggetto di diritto e titolare della proprietà dei beni oggetto del fondo è, pertanto, la SGR. 

Reperibile su Quotidiano Giuridico, 2018


Cassazione n.12525/2018 - 21 maggio 2018

Deve essere dichiarata l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dall'amministratore del condominio senza la preventiva autorizzazione assembleare, eventualmente richiesta anche in via di ratifica del suo operato, in ordine a una controversia riguardante i crediti contestati del precedente amministratore revocato, in quanto non rientrante tra quelle per le quali è autonomamente legittimato ad agire ai sensi degli artt.1130 e 1131, comma 1, cc. Né può essere concesso il termine per la regolarizzazione ai sensi dell'art.182 cpc allorché il rilievo del vizio, in sede di legittimità, sia stato sollevato non d'ufficio, ma dalla controparte nel suo controricorso. (Nella specie, il controricorrente, che aveva agito in sede monitoria per il riconoscimento del compenso aggiuntivo spettantegli in qualità di amministratore del condominio, aveva proposto ricorso incidentale in sede di legittimità, lamentando che il giudice di merito avesse negato la carenza dei poteri rappresentativi del nuovo amministratore nel proporre opposizione al decreto ingiuntivo in assenza della preventiva autorizzazione dell'assemblea, in mancanza del parere favorevole del consiglio dei condòmini prescritto dal regolamento condominiale e senza produrre mai una delibera di ratifica dell'azione giudiziaria intrapresa). 

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Cassazione n.12460/2018 - 21 maggio 2018

Gli artt.591 cc e 774 primo comma cc non si applicano analogicamente al beneficiario di amministrazione di sostegno. 
Il giudice tutelare, però, avvalendosi dell’art.411 ultimo comma cc può estendere l’applicazione di dette norme a tale soggetto.

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Tribunale di Rieti 14 maggio 2018

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Cassazione n.4676/2018 - 28 febbraio 2018

Se i coniugi in regime di comunione legale dei beni convengono di passare al regime di separazione dei beni, il nuovo regime opera con effetto irretroattivo non solo nel senso che i loro acquisti successivi non cadono in comunione legale, ma anche nel senso che i beni a suo tempo acquistati in comunione legale restano soggetti a tale regime, sì che per essi, in particolare, continua ad operare il regime di amministrazione previsto dagli artt.180 e 184 cc.


Tribunale di Vercelli 19 febbraio 2018

Il Tribubale di Vercelli ha ritenuto non manifestamente infondata: "la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 774, comma 1, del codice civile, nella parte in cui non prevede che siano consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni da parte del beneficiario di amministrazione di sostegno, in riferimento agli articoli 2 e 3 (comma primo e comma secondo), della Costituzione" (nel caso di specie l’amministrazione di sostegno-legale rappresentante aveva chiesto l’autorizzazione a stipulare, in nome e per conto del beneficiario, a stipulare una donazione a favore della figlia di costui in vista delle sue nozze).

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Cassazione n.19540/2018 - 28 giugno – 24 luglio 2018

Dopo la presentazione di un ricorso per divorzio congiunto l’intervenuta revoca, da parte di uno dei coniugi, del consenso prestato – nel caso di specie, all’udienza di comparizione – non impedisce al giudice di pronunziare ugualmente il divorzio se ve ne sono i presupposti.


Cassazione n.2820/2018 - 6 febbraio 2018

Il trust familiare è atto gratuito.La costituzione di un fondo patrimoniale ha natura di atto gratuito e come tale essa è inefficace ex art 64 LF, salvo che sia provata l’esistenza di una situazione tale da far ritenere che tale costituzione integri gli estremi dell'adempimento di un dovere morale.


Cassazione n.1629/2018 - 23 Gennaio 2018

Spese relative a giudizio vertente tra il condominio ed un singolo condomino - Imposizione delle stesse "pro quota" a carico di detto condomino - Invalidità della relativa deliberazione assembleare - Sussistenza - Fondamento

In tema di condominio negli edifici, è nulla la deliberazione dell'assemblea condominiale che, all'esito di un giudizio che abbia visto contrapposti il condominio ed un singolo condomino, disponga anche a carico di quest'ultimo, "pro quota", il pagamento delle spese sostenute dallo stesso condominio per il compenso del difensore nominato in tale processo; in tal caso, infatti, non può farsi applicazione, neanche in via analogica, degli artt. 1132 e 1101 c.c., trattandosi di spese per prestazioni rese a tutela di un interesse comunque opposto alle specifiche ragioni personali del singolo condomino.

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Cassazione n.14669/2018 - 30 novembre 2017 – 6 giugno 2018

Il tutore può presentare, previa autorizzazione del giudice tutelare, una domanda giudiziale di separazione in legale rappresentanza dell’interdetto.


Tribunale di Genova, verbale della riunione del 21 dicembre 2017

Dal 31.12.2017, il Tribunale di Genova non effettua più, ritenendoli inammissibili, trasferimenti immobiliari in sede di separazione consensuale o di divorzio congiunto.

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Cassazione n.29810/2017 - 12 dicembre 2017

In tema di accertamento dell'esistenza di intese anticoncorrenziali vietate dall'art. 2 della legge n. 287 del 1990, la stipulazione «a valle» di contratti o negozi che costituiscano l'applicazione di quelle intese illecite concluse «a monte» (nella specie: relative alle norme bancarie uniformi ABI in materia di contratti di fideiussione, in quanto contenenti clausole contrarie a norme imperative) comprendono anche i contratti stipulati anteriormente all'accertamento dell'intesa da parte dell'Autorità indipendente preposta alla regolazione o al controllo di quel mercato [nella specie, per quello bancario, la Banca d'Italia, con le funzioni di Autorità garante della concorrenza tra istituti creditizi, ai sensi degli artt. 14 e 20 della L. n. 287 del 1990 (in vigore fino al trasferimento dei poteri all'AGCM, con la legge n.262 del 2005, a far data dal 12 gennaio 2016)] a condizione che quell'intesa sia stata posta in essere materialmente prima del negozio denunciato come nullo, considerato anche che rientrano sotto quella disciplina anticoncorrenziale tutte le vicende successive del rapporto che costituiscano la realizzazione di profili di distorsione della concorrenza.

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Cassazione n.28829/2017 - 30 novembre 2017

La donazione della casa familiare effettuata, nei due anni anteriori al fallimento, dal socio di una s.n.c. fallita in adempimento di un  obbligo in tal senso da egli assunto in sede separazione consensuale, è inefficace ex art.64 primo comma LF, trattandosi di atto gratuito e non solutorio poiché la tutela del diritto abitativo dei figli è già assicurata dall’art.47 LF.


Tribunale di Venezia 21 novembre 2017

La separazione consensuale – ma anche il divorzio congiunto – contenuti in un accordo di negoziazione assistita autenticato da avvocati ex artt.2 e 6 della legge n°162 del 2014 non è trascrivibile, mancando l’autentica notarile: ad esso si applica infatti la norma generale di cui all’art.5 terzo comma l.cit.

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Cassazione n.26927/2017 - 14 novembre 2017

L’esenzione dall’azione revocatoria  prevista per l'adempimento di un debito scaduto (art.2901, terzo comma, cc) è applicabile solo ad atti costituenti adempimento in senso tecnico e non anche, quindi, ad una datio in solutum.


Cassazione n.16409/2017 - 4 luglio 2017

L’atto inter vivos costitutivo di fondazione è un unicum in cui – così come accade per quello testamentario (cfr Cass.24813/2008) – si fondono l’atto istitutivo e l’atto di dotazione; quest’ultimo, pertanto, non è una donazione, ma un’attribuzione avente una causa diversa, cioè quella di creare una fondazione. Per tale ragione, ed anche per la natura unilaterale di tale negozio, esso non necessita della forma prevista della donazione, essendo sufficiente l’atto pubblico senza testimoni.


Tribunale di Roma 13 giugno 2017

E'ammissibile l'opposizione ex art.563 cc nei confronti di una donazione dissimulata da altro negozio oneroso (nel caso di specie: una divisione), pur se la natura liberale di tale negozio non emerge per tabulas ma richiede un successivo accertamento giudiziale.


Tribunale di Pescara 25 maggio 2017

La rinunzia all’azione di restituzione da parte dei legittimari è possibile anche prima del decorso di 20 anni dalla trascrizione della donazione ed anche se il donante è ancora in vita.  

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Tribunale di Latina 22 luglio 2016

Il trust immobiliare istituito da un coniuge, in esecuzione di un accordo di separazione, per il mantenimento dell’altro coniuge e dei figli può essere impugnato mediante azione revocatoria fallimentare.

Deve escludersi che, in tale azione, sia litisconsorte necessario il coniuge del disponente.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)


Cassazione n.17962/2015 - 21 aprile 2015

Sulla differenza tra i presupposti dell' amministrazione di sostegno e dell'interdizione.

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Cassazione n.28875/2015

Il ritrasferimento dal fiduciario al fiduciante, in adempimento di un negozio fiduciario, delle partecipazioni sociali relative ad una s.r.l. non viola il diritto di prelazione attribuito ai soci di essa da una clausola statutaria.


Tribunale di Torino 26 settembre 2014

La rinunzia all’azione di restituzione da parte dei legittimari è possibile anche prima del decorso di 20 anni dalla trascrizione della donazione ed anche se il donante è ancora in vita.

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Cassazione n.17811/2014 - 8 agosto 2014

In tema di fondo patrimoniale la previsione di cui all’art.169 cc secondo la quale gli atti ivi indicati devono essere previamente autorizzati dal giudice è derogabile dai coniugi mediante un'apposita clausola.
E' ammissibile, previa autorizzazione giudiziale, lo scioglimento consensuale del fondo patrimoniale in presenza di figli minori nati o anche solo nascituri.

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Tribunale di Nola 24 ottobre 2013

Nel caso in cui i soci di una società Alfa, dopo aver prestato in favore di una banca delle fidejussioni per debiti della società Beta, poi fallita, abbiano apportato propri immobili in «fondi» costituenti patrimoni separati ed istituiti dalla società Alfa per finalità assistenziali e previdenziali, i beneficiari di tali fondi non sono litisconsorti necessari nell'azione revocatoria ordinaria promossa dalla banca suddetta. 

Testo del provvedimento reperibile sul sito ilcaso.it


Tribunale di Reggio Emilia – Giudice Tutelare 19 luglio 2012

L’amministratore di sostegno può fare testamento in luogo del beneficiario se ricorre una delle ipotesi previste dall’art.596 cc, ma occorre indagare se il beneficiario sia capace d’intendere e di volere ed abbia una siffatta volontà.


Tribunale di Roma 30 maggio 2012

L’amministratore di sostegno può fare testamento in luogo del beneficiario se ricorre una delle ipotesi previste dall’art.596 cc, ma occorre indagare se il beneficiario sia capace d’intendere e di volere ed abbia una siffatta volontà.

Reperibile su Nuova Giur. Civ., 2012, 12, 1, 1005, una nota di BENNI DE SENA


Tribunale Reggio Emilia 11 Aprile 2012

Il mandato fiduciario ai sensi della Legge 23/11/1939 n. 1966 avente ad oggetto delle partecipazioni sociali (nel caso di specie: azioni) è “trasparente”, nel senso che la titolarità dei beni fiduciariamente intestati al mandatario appartiene, in realtà, al mandante/fiduciante: conseguentemente, i beni intestati alla società fiduciaria possono essere aggrediti dal creditore del fiduciante, necessariamente attraverso le forme dell’espropriazione presso terzi, poiché il terzo è titolare di una situazione soggettiva idonea a limitare la libera disponibilità dei cespiti da parte del debitore.

Testo del provvedimento reperibile sul sito ilcaso.it


Cassazione 23728/2011

Nel caso in cui un soggetto abbia acquistato dei beni immobili in qualità di fiduciario di altro soggetto e poi ne abbia disposto per testamento a favore delle proprie nipoti, tale suo inadempimento non implica l'insorgenza di un mero obbligo risarcitorio, poiché il fiduciario è privo della legittimazione sostanziale a disporre di tali immobili sia inter vivos che mortis causa.

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Tribunale di Cuneo 27 settembre 2011

L'intestazione di partecipazioni sociali (nel caso di specie: azioni) ad una società fiduciaria ha natura di fiducia germanistica.

La società fiduciaria è tenuta al segreto in ordine all'identità del fiduciante e può venir meno a tale obbligo solo in presenza di richieste provenienti da un soggetto che persegue un interesse di natura pubblicistica.


Cassazione n.11496/2010 - 12 maggio 2010

Nell’ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l’acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all’azione nell’ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 c.c.), poiché l’azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l’acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell’imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell’investimento finanziato con la donazione indiretta dev’essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell’ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell’accertamento del passivo ex art. 5293 LF.


Cassazione n.10590/2009 - 8 maggio 2009

L’intestazione ad una società fiduciaria delle quote di una s.r.l. dà luogo ad un’interposizione reale di persona (cioè ad un negozio fiduciario romanistico), sì che il fiduciario è proprietario della partecipazione sociale ed è legato al fiduciante da un contratto di mandato senza rappresentanza il quale irrilevante nei rapporti con la società partecipata ed i soci di essa.

Tanto premesso, il fiduciario il cui nominativo sia stato iscritto nel libro soci della società, esercita nei confronti della società stessa e degli altri soci tutti i diritti del proprietario della partecipazione sociale, in quanto le vicende interferenti con la prosecuzione del mandato senza rappresentanza intercorso con il fiduciante (dal suo fallimento al suo decesso) non impediscono il legittimo esercizio dei diritti connessi alla stessa partecipazione sociale, ivi incluso quello relativo all’opzione in sede di aumento del capitale sociale.


Tribunale di Roma 9 luglio - 8 settembre 2008

Il provvedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno è trascrivibile, ex art.2645-ter cc, nei registri immobiliari.

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Tribunale di Milano 13 febbraio 2008

La società fiduciaria alla quale siano state intestate da un fiduciante le azioni di una s.p.a. il cui capitale non è stato integralmente versato dai soci, è tenuta a corrispondere a tale società la porzione di capitale a suo tempo sottoscritta dal fiduciante e da costui non versata, essendo inopponibile a tale società la natura fiduciaria dell'intestazione delle azioni.


Tribunale di Forlì 23 ottobre 2006

Il Notaio che riceve un atto di conferimento di quote di s.r.l in un fondo patrimoniale viola l'art. 47, ultimo comma, LN, non avendo in tal modo egli "tradotto la volontà delle parti in guisa da far scaturire dalla stessa gli effetti previsti dalla legge per quella specifica fattispecie negoziale".

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Cassazione n.10121/2007 - 2 maggio 2007

Si ha interposizione reale di persona quando per mezzo di un negozio fiduciario venga trasferita la proprietà c.d. esterna e ufficiale di quote sociali, risultando quindi il fiduciario legittimato all’esercizio dei diritti da esse derivanti nei confronti dei terzi, sebbene nei rapporti interni tra le parti venga mantenuta la titolarità effettiva. Il retro-trasferimento di quote sociali dal fiduciario al fiduciante non costituisce, quindi, violazione della clausola di prelazione contenuta nello statuto della società le cui quote sono oggetto di retro-trasferimento in quanto non si verifica, dal punto di vista sostanziale, alcun mutamento della compagine sociale, posto che il primo trasferimento, pur reale, era avvenuto fiduciae causa e che, conseguentemente, il titolare delle quote era tenuto ad operare nell’interesse secondo le istruzioni del fiduciante. Conseguentemente, il fiduciario che sia anche titolare in proprio di quote della medesima società non può invocare il diritto di prelazione su quelle quote che abbia dovuto retro-trasferire al fiduciante.


Tribunale di Reggio Emilia 27 marzo 2006

Una società fiduciaria non può validamente opporre il segreto fiduciario alle indagini che si rendano necessarie alla Guardia di Finanza onde ottenere le informazioni utili nell’ambito di un procedimento per la separazione dei coniugi.


Tribunale di Genova 23 maggio 2005

È revocabile l’alienazione dei titoli azionari posta in essere dall’intestatario fiduciario in violazione dell’obbligo di trasferimento dei titoli stessi al fiduciante o al soggetto da costui predeterminato, con conseguente inefficacia dell’atto di costituzione dei titoli in fondo patrimoniale da parte del terzo acquirente, consapevole del pregiudizio.


Tribunale di Savona 10 maggio 2005

I figli minorenni dei coniugi che hanno costituito un fondo patrimoniale del quale il notaio rogante ha omesso di richiedere l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio, così consentendo a taluni creditori di iscrivere ipoteca giudiziale sui beni oggetto del medesimo e di avviare l’esecuzione forzata, hanno una autonoma legittimazione a promuovere, nei confronti di tale notaio, un’azione risarcitoria.

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