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Corte d'Appello di Trieste 19 dicembre 2013

Poiché l’art. 2645-ter c.c. fa riferimento alla meritevolezza degli interessi, l’atto di destinazione non può mirare alla realizzazione di interessi meramente leciti, richiedendo la norma un quid pluris.

Dev’essere respinto il reclamo proposto dal debitore nei confronti della declaratoria di fallimento conseguente, ex art. 173 LF, al diniego della sua ammissione al concordato preventivo che egli aveva richiesto presentando un piano prevedente l’utilizzo di un atto di destinazione stipulato qualche mese prima, relativo a beni immobili ed indicante quali beneficiari i creditori risultanti dalle scritture contabili, poiché tale negozio è affetto da nullità per le seguenti ragioni: a) esso esclude dal novero dei beneficiari gli altri creditori anteriori al deposito della domanda (a titolo esemplificativo, la decisione menziona «eventuali crediti da atto illecito non ancora azionati» ed «eventuali sopravvenienze passive di natura tributaria»); b) impedisce anche ai creditori indicati come beneficiari di procurarsi cause legittime di prelazione; c) viola non solo l’art. 168, comma 1, ma anche l’art. 161, comma 6, LF, mirando a far ottenere al debitore una protezione del patrimonio anticipata esonerandolo dall’onere di presentare una domanda di concordato anche solo con riserva.

Provvedimento massimato dall’Avvocato Saverio Bartoli (riproduzione riservata)

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